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Un miliardo in fuga dalle città, la Cina festeggia l’Anno del Gallo fra ravioli, lanterne e smartphone

Last Update: 1/28/2017 3:09 PM
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1/28/2017 3:08 PM
 
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A Capodanno il rientro a casa per studenti e lavoratori.
A Capodanno il rientro a casa per studenti e lavoratori. Pechino vieta i fuochi d’artificio contro l’emergenza smog

cecilia attanasio ghezzi
pechino

In Cina è iniziato il periodo di «chunyun», la più grande migrazione annuale dell’umanità. E non è prodotta da guerre o carestie, ma al contrario dal desiderio di migliorare la propria vita. Ogni capodanno i cinesi che sono emigrati in città per lavorare o studiare tornano a festeggiare con la famiglia nel luogo d’origine. La chiamano «festa di primavera» e nel calendario lunare segna la fine del lungo inverno e il risveglio della terra e della quotidianità senza tempo contadina. I cinesi partono dalla più sviluppata costa orientale e dalle grandi megalopoli per tornare a disperdersi nelle sterminate campagne della Repubblica popolare.

Il business

Quest’anno in un periodo di quaranta giorni si effettueranno quasi tre miliardi di viaggi. Praticamente ogni cinese ha comprato un biglietto andata e ritorno. I media di Stato, sempre pronti a snocciolare le cifre, parlano di 2,5 miliardi di passaggi via terra, 356 milioni su ferrovia, 58 milioni in aereo e 43 milioni via mare. Le statistiche delle agenzie di viaggio in questo periodo sono di mille biglietti emessi ogni secondo, 410 chilometri percorsi in media da ciascun viaggiatore per una distanza che, se sommata in un improbabile totale, si avvicina incredibilmente a quella che separa la Terra da Saturno. Le compagnie aeree in questo periodo fanno il 20% del loro fatturato annuale. Alitrip, il portale di viaggi del gigante dell’e-commerce Alibaba, ha comunicato che le transazioni sui suoi server hanno già superato i 13,5 miliardi di euro. Quest’anno poi, si parla anche di sei milioni di viaggi fuori dai confini nazionali, per una spesa media di oltre 1300 euro a biglietto.

L’esodo nel passato

Ovviamente non è sempre stato così. Prima degli Anni Ottanta, quando la Repubblica popolare si è aperta al mondo con le politiche di riforme e apertura, non esisteva neanche la parola chunyun, letteralmente «spostamento di primavera». In quegli anni però l’«Arricchirsi è glorioso» di Deng Xiaoping cominciava a sostituire il «servire il popolo» del grande timoniere ormai deceduto. E sempre più cinesi cominciavano ad avventurarsi nelle grandi città in cerca di fortuna. Così il capodanno, una festa che per molti versi assomiglia al nostro Natale, divenne l’unica occasione annuale per riunire la famiglia. Anche all’epoca si parlava di migrazione, ma si trattava di «appena» cento milioni di viaggi all’anno. Quello era un altro Paese. E, come racconta Yu Hua, uno degli scrittori più originali del panorama letterario cinese, fu proprio in quegli anni che si cominciava ad allargare la forbice economica tipica della società dei consumi. «La Cina è un Paese sterminato, con una popolazione numerosissima e uno sviluppo economico sbilanciato. A metà degli Anni Ottanta del secolo scorso, la Coca Cola era una bibita molto diffusa nelle città delle aree costiere, eppure, ancora alla metà degli Anni Novanta, i lavoratori migranti delle aree montagnose centrali, quando tornavano a casa per festeggiare il Capodanno, portavano in regalo la Coca Cola ad amici e parenti. Il che è sintomatico dello scarto temporale di dieci anni esistente tra regioni ricche e povere del Paese».

Fuochi d’articio vietati

Ogni anno le città si svuotano lentamente, i negozi chiudono e quel via vai incessante che caratterizza le metropoli asiatiche cessa completamente per un’intera settimana. Sono tutti chiusi in casa a bere, mangiare i jiaozi (i tradizionali ravioli) e a guardare il Gran Galà che, con una media di 700 milioni di spettatori all’anno, è in assoluto il varietà più visto della storia mondiale della televisione. Tutto è all’insegna del nuovo e del colore rosso. Ma ieri notte, quella che ha portato i cinesi nell’anno del Gallo, niente cieli colorati dai fuochi d’artificio: alle prese con l’emergenza smog il governo di Pechino ha invitato i cittadini a evitare spettacoli pirotecnici.

Per strada si cambiano le lanterne, sulle porte si affiggono nuovi caratteri benaugurali e si regalano soldi. È questo un altro aspetto che, specchio della società, è cambiato totalmente negli ultimi anni. Con l’avvento degli smartphone e dei pagamenti online le caratteristiche «hongbao», le buste rosse con cui ci si scambia il denaro, sono diventate virtuali. L’anno scorso i server hanno registrato la cifra record di oltre otto miliardi di «hongbao» elettroniche. Quante saranno quest’anno lo scopriremo in questi giorni: ma già si stima una spesa in alcolici e cibo da 100 miliardi di euro. Chissà se a tavola le generazioni nate prima degli anni Sessanta ricorderanno la propria infanzia quando, come racconta Yan Lianke, «tutte le campagne cinesi erano sommerse dall’onda immensa della fame e a Capodanno non si riusciva a mettere in tavola nemmeno un piatto di jiaozi».
1/28/2017 3:09 PM
 
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Re: A Capodanno il rientro a casa per studenti e lavoratori.
Un nuovo anno porta sempre nuove speranze e idee.
Per la mentalità cinese pero' la religione non ha un ruolo ideologico e astratto che ha per noi occidentali.

Simon
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