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Roberto Sanesi

Ultimo Aggiornamento: 27/09/2018 23.49
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27/09/2018 23.33
 
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“Ricordo, con molta gravità,

feci apparire un gatto col viso di Kronos,

che germinava rapidamente come un virus

nella luce del sole accartocciato.

Nei gesti, piccioni di fango e fuliggine”



Dalla raccolta musicata e illustrata "Viaggio verso il Nord"



Inizia la propria attività creativa multiforme nel 1951 come critico d'arte per la rivista «aut aut», diretta da Enzo Paci. Collabora con alcuni quotidiani, tra cui il «Corriere d'Informazione» e «Il Gazzettino», nonché a diverse riviste letterarie: «Inventario«, «La Fiera Letteraria», «L'Approdo», «Il Verri», «Poesia e critica» (che collabora a fondare), «Origini».

È stato vincitore nel 1955 del "Premio Del Duca" con un saggio su Dylan Thomas e successivamente, nel 1960, del premio "Byron Award" per l'Europa, nel 1961 del "Premio Cercia" e nel 1964 del "Premio Tarquinia Cardarelli" in omaggio al poeta.

Nel 1957 fonda le Edizioni del Triangolo che si propone di pubblicare testi di poeti in relazione con disegni d'artisti contemporanei. Nel 1958 è invitato al "Seminario di Studi Americani" di Salisburgo. Fino al 1960 soggiorna a lungo nel sud del Galles, dove traduce Yeats e altri poeti, diventando amico dello scultore Henry Moore, e di molti altri artisti e scrittori.

Nel 1960, dopo il "Byron Award", è invitato come "poeta residente" all'Harvard University, dove tiene alcune lezioni e incide due dischi.

Dal 1970 al 1975 è direttore artistico del "Centro internazionale delle arti e del costume" di Palazzo Grassi a Venezia. Ha collaborato all'attività della Piccola Scala, per la quale ha tradotto in versi un'opera di Benjamin Britten, e del Piccolo Teatro di Milano. Per la Radio Svizzera Italiana cura l'Enrico V e il Riccardo III di Shakespeare e il Doctor Faustus di Marlowe.

Nel 1972 organizza per il "Museo d'arte moderna" di Città del Messico una grande mostra di pittura italiana contemporanea.

Nel 1978 organizza al Palazzo Ducale di Urbino una mostra del pittore Natale Addamiano di cui cura il catalogo.

Ha insegnato all'Accademia di belle arti di Urbino, Venezia, Verona e per 34 anni "Storia dell'arte" e "Letteratura comparata" all'Accademia di belle arti di Brera.

Nel 1987 scrive il libretto per l'opera lirica Da capo, con musica di Gaetano Giani Luporini.

Nell'aprile del 1997 l'artista bergamasco Giovanni Bonaldi incontra Roberto Sanesi al quale sottopone il progetto di un libro d'artista che, in seguito, il noto poeta e saggista curerà con un suo scritto introduttivo. Il 21 novembre, a seguito di accordi con l'editore, il libro d'artista “Curva di fuga” (incisioni di Giovanni Bonaldi, poesie e scritti inediti di Alda Merini, introduzione di Roberto Sanesi, copertina in pergamena contenente 14 quartini di cm. 44x31) viene pubblicato con le edizioni dell'Ariete e presentato da Alda Merini e Sanesi presso il Castello Sforzesco di Soncino (Cr) in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria alla poetessa milanese.

Ha tradotto poesie di Dylan Thomas, Thomas Stearns Eliot, William Butler Yeats, Conrad Aiken, Christopher Marlowe, Hart Crane, Percy Bysshe Shelley, Archibald MacLeish, William Blake, John Milton, Lewis Carroll, William Shakespeare, Séamus Heaney, Harold Pinter, James Joyce, Vernon Watkins, Walt Whitman ecc. Molti di più ne ha introdotti. Allo stesso tempo ha presentato molti poeti e artisti visivi italiani. Le sue opere poetiche, per larga parte in plaquettes numerate, sono state tradotte in diversi paesi d'Europa ed in America.

È morto a Milano nel 2001.

Le sue carte e la biblioteca sono presso il "Centro di ricerca sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei" dell'Università di Pavia che dal 2009 organizza incontri internazionali biennali sulla traduzione dedicati alla sua memoria.
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Falsamente dedicata

Credere in un futuro era il tuo segno:
un regno in cui distinguere
l'orme dei tori e degli spettri sul verde inconcluso
dell'onda sull'onda, nell'acqua abbrunata dai pesci
dei fiumi incalzati dal mare, una sindone bianca
su cui progettare ferendo.
Ma anche era come rispondere a un adagio
musicale di simboli e di sillabe, un liquido incontro
del nulla con l'essere: e allora l'uccello demiurgo
poteva tracciare i suoi segni di luce tra i fili dell'erba, ridurre
il suo tempo e il suo spazio, fischiando,
e la ragione sul tuo viso in fiamme.
Era questo il tuo regno. Lo slancio.
L'idea di una rosa o di un ciottolo.
E il tuo nessun procedere dal nulla
Di una cosa che nasce da una cosa, casualmente,
si mediava ogni volta in un anello:
rime e rocce creature erano la durata di questo regno.
27/09/2018 23.37
 
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Alterego entra in scena come Perceval

Proprio alla cima sottile della mia inquietudine
si è aperta una ferita. Un verde e un blu scurissimi
sotto le increspature del fiume, o della fronte, quasi
a stabilire un identico dubbio, una sola
intensità di pensiero in questa mutazione che non cede
altro che dal fondo, nella durezza limpida del sasso
o dell'elmo curvato. Sempre sapendo che se gli occhi fissano
il centro della luce, è come da un interno che riverbera
il punto oscuro, il rifugio, la màcula
immacolata. Malgrado il vero problema di solito consista
nel gancio di ritorno, nel nòttolo d'arresto o nella botola
che si richiude di colpo, e solo in quel momento
ti accorgi del viaggio. Deserto levigato di certezze mentre
si rigenera attorno orribilmente quel bosco dipinto
alle mie spalle, e la corazza, la cotta, gli speroni
frusciano e battono a imitazione di una strana vita
se tutto ciò che si muove è per timore d'essere coinvolto.
E quello che mi dico è insopportabile.
27/09/2018 23.47
 
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Tutte le cose che ci venivano incontro


Finché tutte le cose che ci venivano incontro
con leggerezza di lago, con un passo che al momento
di posarsi restava a mezz'aria, o ripartiva, quasi
come colpito dal successivo prevedibile e
non accettabile peso del sentiero, mentre sul fondo
si intuiva una luce nebulosa, mobile, ma
sempre all'interno di noi che stavamo pensando
dove allacciare lo sguardo della via lattea
che stava attraversandoci; ebbene, a quel punto
tutte le cose che ci venivano incontro avemmo la certezza
che fossero noi due, ma non fu per paura
che non dicemmo nulla, perché ci bastava
osservare quel buio itinerante, fra noi e l'altra riva,
quella distanza, quella precisione, senza bisogno
di definire guizzi di lucciole, inizi, o confini,
quei bagliori minuscoli, intermittenti, che avevano
sostituito le immagini, le parole.
27/09/2018 23.49
 
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Lo vedi, è la lingua


E così ora ti senti
piovigginoso, malato, pieno di avverbi autunnali,
di sostantivi distratti, di oggetti ritrovati
e subito perduti, sgretolati, di annotazioni che scorrono
per troppe pagine al piede della vita, e non sai
come funziona il gioco del rimando. La sola
ipotesi possibile ti sembra
l'invidia dello sguardo, la sua pena. Ma quando
ti soffermi alla soglia delle voci, al momento
che l'acqua si confonde
col pettirosso, con l'albero, con la collina,
è allora che le muffe
ti fioriscono attorno agli orecchi, e con delicatezza
tremenda assopiscono i suoni. Ti credi in ascolto
dell'imminenza, ma non era questo
che ti aspettavi, non questa dispersione del dolore
per tutto il corpo. O meglio: non ancora.
Ti sarebbe piaciuto osservare con le dita,
e invece ti passano accanto i ritratti,
il ritaglio di un occhio, il profilo solenne o ridicolo
di qualche testa dai pensieri assorti.
Lo vedi, è la lingua
così cortese, ossequiante, precisa, ma in fondo
sempre più imbarazzante a pretendere tutta l'attenzione
di cui non sei capace,
e ti ritrovi impigliato in un frammento,
disperso dappertutto, un movimento estremo
quasi raccolto insieme dal no comment
che riprende ogni volta il suo racconto.
[Modificato da Chameleon. 27/09/2018 23.49]
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