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Disassociazione: tra mito e realtà

Ultimo Aggiornamento: 22/11/2015 22.25
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18/10/2007 11.09
 
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Dovevo scrivere quanto segue stasera, ma avendo recuperato del tempo, lo faccio ora. Quella che segue sarà una trattazione della DISASSOCIAZIONE, così come è ufficialmente descritta e come invece è nella realtà applicata. Citerò tutte le riviste ufficiali in cui si parla d'essa e della prassi indicata, seguiranno poi riflessioni e racconti di storie vere per capire come la cosa si vive poi nel reale. Anche gli oppositori devono ammettere che non tutto quello che è scritto e divulgato ha una corrispondenza matematica nella realtà. Basti pensare a quanto sia stato sconsigliato Internet e a quanti siti di TDG a tutt'ora esistano. Per non parlare dello studio universitario, stessa cosa, basti vedere il discorso di Losch e vedere poi invece quanti TDG sono laureati o hanno intrapreso una carrirea scolastica universitaria. Spiegheremo anche il perchè di questa apparente contraddizione. Ma sopratutto questo 3D sfaterà tutti i falsi miti sulla DISASSOCIAZIONE.

Mantenetevi on line.....daremo il colpo mortale agli oppositori per quanto riguarda la DISASSOCIAZIONE: ;-)
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18/10/2007 11.11
 
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W 1/1/1982


Come considerare la disassociazione

“O Geova, . . . chi risiederà sul tuo monte santo? Colui che cammina senza difetto e pratica la giustizia”. — Sal. 15:1, 2.

GEOVA è giusto e santo. Pur essendo misericordioso e comprensivo verso gli uomini imperfetti, si aspetta che quelli che lo adorano riflettano la sua santità cercando di sostenere le sue giuste norme. — Sal. 103:8-14; Num. 15:40.

2 L’israelita che violava deliberatamente i comandi di Dio, come quelli contro l’apostasia, l’adulterio o l’assassinio, doveva essere stroncato, messo a morte. (Num. 15:30, 31; 35:31; Deut. 13:1-5; Lev. 20:10) Questa fermezza nel sostenere le ragionevoli e giuste norme di Dio era per il bene di tutti gli israeliti, perché serviva a mantenere pura la congregazione. Serviva anche da deterrente, scoraggiando il diffondersi della corruzione fra il popolo che portava il nome di Dio.

3 Nel primo secolo E.V. i giudei sotto il dominio romano non avevano l’autorità di eseguire la pena di morte. (Giov. 18:28-31) Ma un giudeo colpevole di aver violato la Legge poteva essere espulso dalla sinagoga. Un effetto di questa severa punizione era che gli altri giudei avrebbero evitato la persona espulsa, standone alla larga. Sembra che con una tale persona gli altri non avessero nemmeno rapporti commerciali, salvo venderle il necessario per vivere. — Giov. 9:22; 12:42; 16:2.

4 Una volta istituita, la congregazione cristiana prese il posto della nazione ebraica come popolo che portava il nome di Dio. (Matt. 21:43; Atti 15:14) Di conseguenza era logico aspettarsi che i cristiani sostenessero la giustizia di Geova. L’apostolo Pietro scrisse: ‘Secondo il Santo che vi ha chiamati, divenite anche voi santi in tutta la vostra condotta, perché è scritto: “Dovete esser santi, perché io sono santo”’. (I Piet. 1:14-16) Geova ama il suo popolo e desidera proteggere la purezza della congregazione cristiana. Perciò ha istituito un provvedimento per allontanare o espellere chi persiste in un comportamento che disonora Dio e mette in pericolo la congregazione.

5 L’apostolo Paolo raccomandò: “In quanto all’uomo che promuove una setta, rigettalo dopo una prima e una seconda ammonizione; sapendo che tale uomo è stato pervertito e pecca, essendo condannato da se stesso”. (Tito 3:10, 11) Sì, gli anziani spirituali, come Tito, cercano prima di aiutare amorevolmente il trasgressore. Se egli non si lascia aiutare e persiste in un comportamento ‘peccaminoso’, essi hanno l’autorità di convocare un comitato di anziani per “giudicare quelli che fanno parte della comunità”. (I Cor. 5:12, Parola del Signore, Il Nuovo Testamento) L’amore per Dio e per la purezza del suo popolo richiede che i membri della “comunità”, la congregazione, rigettino tale uomo.

6 Nel primo secolo ci furono casi di trasgressori di questa sorta. Imeneo e Alessandro erano di questi, uomini che avevano fatto “naufragio riguardo alla loro fede”. Paolo disse: “Li ho consegnati a Satana affinché mediante la disciplina imparino a non bestemmiare”. (I Tim. 1:19, 20) L’espulsione di quei due uomini fu un severo castigo o disciplina, una punizione che poteva insegnare loro a non bestemmiare il santo e vivente Iddio. (Confronta Luca 23:16, dove ricorre la basilare parola greca spesso tradotta “disciplina”). Era giusto che quei bestemmiatori fossero consegnati all’autorità di Satana, gettati nelle tenebre del mondo su cui Satana esercita la sua influenza. — II Cor. 4:4; Efes. 4:17-19; I Giov. 5:19; confronta Atti 26:18.

COME TRATTARE LE PERSONE ESPULSE

7 Potrebbero comunque sorgere alcune domande su come trattare un ex componente della congregazione dopo che è stato espulso. Siamo grati a Dio di averci provveduto nella sua Parola risposte e indicazioni che, possiamo esserne certi, sono perfette, giuste ed eque. — Ger. 17:10; Deut. 32:4.

8 Un uomo della congregazione di Corinto praticava l’immoralità ed evidentemente non era pentito. Paolo scrisse che quell’uomo ‘doveva essere tolto di mezzo a loro’, poiché era come un po’ di lievito che poteva far fermentare, o corrompere, un’intera massa. (I Cor. 5:1, 2, 6) Ma una volta espulso, doveva forse essere trattato come una qualsiasi persona del mondo che i cristiani potevano incontrare nel vicinato o nel corso della vita quotidiana? Notate ciò che disse Paolo.

9 “Nella mia lettera vi scrissi di cessar di mischiarvi in compagnia dei fornicatori, non volendo dire interamente coi fornicatori di questo mondo o con gli avidi e i rapaci o gli idolatri. Altrimenti, dovreste effettivamente uscire dal mondo”. (I Cor. 5:9, 10) Con queste parole Paolo riconosceva realisticamente che la maggioranza delle persone con cui veniamo a contatto nella vita quotidiana non hanno mai conosciuto o seguito la via di Dio. Possono essere fornicatori, rapaci o idolatri, per cui non sono persone che i cristiani scelgono come intimi e regolari compagni. Ciò nonostante, viviamo su questo pianeta fra il genere umano e possiamo dover stare vicino a tali persone e parlare con loro sul lavoro, a scuola o nel vicinato.

10 Nel versetto successivo Paolo fa un contrasto fra questa situazione e il modo in cui i cristiani dovrebbero comportarsi verso un ex “fratello” cristiano espulso dalla congregazione a motivo di trasgressione: “Ma ora io vi scrivo di cessar di mischiarvi in compagnia [“non frequentare”, Today’s English Version] di alcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo”. — I Cor. 5:11.

11 “L’espulso non è semplicemente un uomo del mondo che non conosce Dio e che non vive secondo le Sue norme. È uno che ha conosciuto la via della verità e della giustizia, ma che l’ha abbandonata e ha continuato a peccare senza pentimento fino al punto di dover essere espulso. Perciò va trattato in modo diverso. Pietro indicò come questi ex cristiani differiscano dal normale “uomo della strada”. L’apostolo disse: “Se, dopo essere sfuggiti alle contaminazioni del mondo mediante l’accurata conoscenza del Signore e Salvatore Gesù Cristo, sono coinvolti di nuovo in queste cose e ne sono sopraffatti, le loro condizioni finali son divenute peggiori delle prime. . . . È accaduta loro la parola del verace proverbio: ‘Il cane è tornato al proprio vomito e la scrofa ch’era stata lavata a rivoltolarsi nel fango’”. — II Piet. 2:20-22; I Cor. 6:11.

12 Sì, la Bibbia comanda ai cristiani di non stare in compagnia o in associazione con chi è stato espulso dalla congregazione. Perciò i testimoni di Geova chiamano appropriatamente “disassociazione” l’espulsione di un trasgressore impenitente e il successivo stato di isolamento in cui viene tenuto. Il loro rifiuto di associarsi in qualsiasi modo a livello spirituale o ricreativo con una persona espulsa è indice di lealtà alle norme di Dio e di ubbidienza al suo comando riportato in I Corinti 5:11, 13. Questo è in armonia con l’esortazione di Gesù di considerare tale persona allo stesso modo in cui “un uomo delle nazioni” era allora considerato dai giudei. Per un certo tempo dopo la morte degli apostoli quelli che professavano il cristianesimo seguirono evidentemente la procedura biblica. Ma quante chiese oggi si conformano alle chiare direttive di Dio a questo riguardo?

QUELLI CHE SI DISSOCIANO

13 Un cristiano potrebbe indebolirsi spiritualmente, forse perché non studia regolarmente la Parola di Dio o perché ha problemi personali o incontra persecuzione. (I Cor. 11:30; Rom. 14:1) Può succedere che smetta di frequentare le adunanze cristiane. Cosa si deve fare? Ricordate che gli apostoli abbandonarono Gesù la notte del suo arresto. Eppure Cristo aveva esortato Pietro, dicendo: “Tu, una volta tornato, rafforza i tuoi fratelli [che pure abbandonarono Gesù]”. (Luca 22:32) Perciò, spinti dall’amore, gli anziani cristiani e altri possono visitare e aiutare colui che è divenuto debole e inattivo. (I Tess. 5:14; Rom. 15:1; Ebr. 12:12, 13) La questione è ben diversa quando una persona ripudia la sua identità cristiana e si dissocia.

14 Uno che prima era un vero cristiano potrebbe rinunciare alla via della verità e dichiarare che non si ritiene più un testimone di Geova né desidera essere considerato tale. Quando questo raro fatto si verifica, la persona rinuncia alla sua posizione di cristiano, dissociandosi deliberatamente dalla congregazione. L’apostolo Giovanni scrisse: “Sono usciti da noi, ma non erano della nostra sorta; poiché se fossero stati della nostra sorta, sarebbero rimasti con noi”. — I Giov. 2:19.

15 Oppure una persona potrebbe rinunciare al suo posto nella congregazione cristiana mediante le sue azioni, divenendo per esempio parte di un’organizzazione il cui scopo è contrario alla Bibbia, e che quindi è sotto il giudizio di Geova Dio. (Confronta Rivelazione 19:17-21; Isaia 2:4). Perciò se un cristiano decidesse di unirsi a coloro che Dio disapprova, sarebbe appropriato che la congregazione prendesse atto con un breve annuncio del fatto che egli si è dissociato e non è più un testimone di Geova.

16 Coloro che mostrano di ‘non essere della nostra sorta’ rinunciando deliberatamente alla fede e alle dottrine dei testimoni di Geova devono essere giustamente considerati e trattati come quelli che sono stati disassociati per trasgressione.

COOPERIAMO CON LA CONGREGAZIONE

17 I cristiani hanno una felice associazione spirituale con i loro fratelli o con le persone interessate quando studiano la Bibbia o ne parlano insieme. Ma non vorranno avere tale associazione con un peccatore espulso (o con uno che ha rinunciato alla fede e alle dottrine dei testimoni di Geova dissociandosi). La persona espulsa è stata ‘rigettata’, essendo ‘condannata da se stessa’ per il suo ‘peccato’, e i membri della congregazione accettano il giudizio di Dio e lo sostengono. La disassociazione, però, implica più che la cessazione dell’associazione spirituale. — Tito 3:10, 11.

18 Paolo scrisse: ‘Cessate di mischiarvi in compagnia . . ., non mangiando nemmeno con un tal uomo’. (I Cor. 5:11) L’ora dei pasti è un momento di distensione e compagnia. Perciò qui la Bibbia vieta di frequentare anche a scopo di compagnia una persona espulsa, per esempio partecipando insieme a un picnic, a una festa, a una partita di calcio, a una gita al mare, andando insieme a teatro o mangiando insieme. (I particolari problemi riguardanti il caso di un parente disassociato sono trattati nell’articolo che segue).

19 A volte un cristiano può essere sottoposto a forti pressioni perché non segua questa esortazione biblica. Queste pressioni possono essere causate dai suoi stessi sentimenti oppure potrebbero essere esercitate da altri. Per esempio, fu fatta pressione su un fratello perché celebrasse un matrimonio fra due disassociati. Si poteva sostenere con qualche ragionamento che quel servizio fosse un semplice gesto di benignità? Qualcuno poteva pensarlo. Ma perché venivano richiesti proprio i suoi servizi e non quelli del sindaco o di qualche altro pubblico ufficiale autorizzato a celebrare matrimoni? Non era forse per la sua posizione di ministro di Dio e per la sua capacità di indicare agli sposi i consigli della Parola di Dio? Cedere a tali pressioni avrebbe significato avere associazione con la coppia, con persone espulse dalla congregazione per il loro comportamento errato. — I Cor. 5:13.

20 Altri problemi sorgono in relazione agli affari o al lavoro. Che dire se foste dipendenti di un uomo che venisse espulso dalla congregazione o se tale persona fosse un vostro dipendente? Che fare? Se per il momento foste obbligati sotto il profilo contrattuale o finanziario a continuare il rapporto di lavoro, certamente ora assumereste un atteggiamento diverso nei confronti del disassociato. Potrebbe essere necessario discutere con lui su questioni di lavoro o stare a contatto con lui sul posto di lavoro, ma le conversazioni spirituali e i rapporti d’amicizia sarebbero cose del passato. In questo modo potreste dar prova della vostra ubbidienza a Dio e sareste personalmente protetti. Inoltre questo potrebbe far capire alla persona quanto il suo peccato le sia costato caro sotto molti aspetti. — II Cor. 6:14, 17.

PARLARE CON UN DISASSOCIATO O UN DISSOCIATO?

21 Sostenere la giustizia di Dio e il provvedimento della disassociazione da lui istituito significa che un cristiano non dovrebbe parlare affatto con una persona espulsa, non rivolgendole nemmeno un saluto? Alcuni hanno fatto questa domanda, visto il consiglio di Gesù di amare i nostri nemici e di non ‘salutare solo i nostri fratelli’. — Matt. 5:43-47.

22 In effetti, nella sua sapienza, Dio non ha cercato di abbracciare ogni possibile situazione. Quello di cui abbiamo bisogno è afferrare il senso di ciò che Geova dice su come trattare una persona disassociata, così da poterci sforzare di sostenere il Suo punto di vista. Tramite l’apostolo Giovanni, Dio spiega:
Chiunque va avanti e non rimane nell’insegnamento del Cristo non ha Dio. . . . Se alcuno viene da voi e non porta questo insegnamento, non lo ricevete nella vostra casa e non gli rivolgete un saluto. Poiché chi gli rivolge un saluto partecipa alle sue opere malvage”. — II Giov. 9-11.

23 L’apostolo che diede questo saggio avvertimento era stato molto vicino a Gesù e sapeva bene cosa aveva detto Cristo circa il salutare altri. Sapeva anche che il comune saluto di quei tempi significava “Pace”. A differenza di qualche nemico personale o autorevole uomo mondano che si oppone ai cristiani, una persona disassociata o dissociata che cerca di promuovere o giustificare i suoi ragionamenti apostati o che continua nella sua condotta errata non è certo qualcuno a cui augurare “Pace”. (I Tim. 2:1, 2) Tutti sappiamo bene dall’esperienza acquisita nel corso degli anni che un semplice saluto può essere il primo passo che porta a una conversazione e forse anche a un’amicizia. Vorremmo fare questo primo passo con un disassociato?

24 ‘Ma che dire se sembra pentito e ha bisogno di incoraggiamento?’ potrebbe chiedere qualcuno. C’è un provvedimento per affrontare questo tipo di situazioni. I sorveglianti della congregazione prestano servizio come pastori spirituali che proteggono il gregge. (Ebr. 13:17; I Piet. 5:2) Se un disassociato o un dissociato chiede o dà segni di voler tornare nel favore di Dio, gli anziani possono parlargli. Gli spiegheranno gentilmente ciò che deve fare e potranno dargli qualche appropriato ammonimento. Sanno come trattare l’individuo, conoscendo i fatti relativi al suo precedente peccato e atteggiamento. Gli altri componenti della congregazione non conoscono tali informazioni. Perciò se qualcuno pensa che una persona disassociata o dissociata ‘sia pentita’, non potrebbe trattarsi di un giudizio basato su un’impressione, piuttosto che su informazioni accurate? Se i sorveglianti fossero convinti che la persona è pentita e che sta producendo i frutti del pentimento, la riammetterebbero nella congregazione. Una volta riassociata, il resto della congregazione potrà calorosamente accoglierla alle adunanze, estenderle il perdono, confortarla e confermarle il proprio amore, come Paolo esortò i corinti a fare nel caso dell’uomo riassociato a Corinto. — II Cor. 2:5-8.

NON PARTECIPIAMO A OPERE MALVAGE

25 Tutti i cristiani fedeli devono prendere a cuore la seria verità scritta da Giovanni sotto ispirazione di Dio: “Chi gli rivolge un saluto [a un peccatore espulso che promuove un insegnamento errato o persiste in una condotta peccaminosa] partecipa alle sue opere malvage”. — II Giov. 11.

26 Molti commentatori della cristianità trovano da ridire su II Giovanni 11. Sostengono che sia ‘un consiglio poco cristiano, contrario allo spirito del nostro Signore’, o che incoraggi l’intolleranza. Ma queste opinioni sono espresse da organizzazioni religiose che non applicano il comando di Dio di ‘rimuovere l’uomo malvagio di fra loro’, e che di rado, se non mai, espellono dalla loro chiesa anche trasgressori di pessima fama. (I Cor. 5:13) La loro “tolleranza” è antiscritturale, non cristiana. — Matt. 7:21-23; 25:24-30; Giov. 8:44.

27 Non è invece errato essere leali al giusto e retto Dio della Bibbia. Egli ci dice che accetterà ‘sul suo monte santo’ solo quelli che camminano in modo immacolato, praticano la giustizia e dicono la verità. (Sal. 15:1-5) Quindi se un cristiano si schierasse dalla parte di un trasgressore che è stato rigettato da Dio e disassociato, o che si è dissociato, ciò equivarrebbe a dire: ‘Nemmeno io voglio stare sul monte santo di Dio’. Se gli anziani vedessero che è diretto in quella direzione, stando regolarmente in compagnia con una persona disassociata, cercherebbero con amore e pazienza di aiutarlo a vedere le cose dal punto di vista di Dio. (Matt. 18:18; Gal. 6:1) Lo ammonirebbero e, se necessario, ‘lo riprenderebbero con severità’. Vogliono aiutarlo a rimanere ‘sul monte santo di Dio’. Ma se egli non smettesse di accompagnarsi con la persona espulsa, si renderebbe in tal modo ‘partecipe (sostenitore o complice) delle sue opere malvage’ e dovrebbe quindi essere rimosso dalla congregazione, espulso. — Tito 1:13; Giuda 22, 23; confronta Numeri 16:26.

LEALI ALLE NORME DI DIO

28 La lealtà a Geova Dio e ai suoi provvedimenti è fonte di felicità, poiché tutte le sue vie sono giuste, rette e buone. Questo vale anche per il provvedimento da lui istituito di disassociare i trasgressori impenitenti. Mentre cooperiamo con questa disposizione, possiamo avere fiducia nelle parole di Davide: “Sappiate dunque che Geova distinguerà il suo leale”. (Sal. 4:3) Sì, Dio separa, onora e guida quelli che sono leali a lui e alle sue vie. Fra le molte benedizioni che riceviamo essendogli leali c’è la gioia di essere fra coloro che Dio approva e accetta ‘sul suo monte santo’. — Sal. 84:10, 11.

[Note in calce]

“Pertanto era come morto. Non poteva studiare con altri, ogni rapporto [d’amicizia] con lui veniva troncato. Non gli si doveva nemmeno indicare la strada. Poteva sì comprare il necessario per vivere, ma era proibito mangiare e bere con lui”. — The Life and Times of Jesus the Messiah, di A. Edersheim, Vol. II, p. 184.

In armonia con questo insegnamento biblico, Adam Clarke mette in risalto la differenza dicendo: “Non avere rapporti con [un peccatore espulso] in questioni sacre o civili. Puoi trattare i tuoi affari secolari con una persona che non conosce Dio e non pretende di seguire il cristianesimo, indipendentemente dalle qualità morali; ma non devi avere nemmeno questi contatti con un uomo che dice di essere cristiano, ma che ha una condotta scandalosa. Lascia che abbia questo ulteriore marchio della tua ripugnanza per tutti i peccati”.

Joseph Bingham, storico della chiesa, scrive circa i primi secoli: “La disciplina della chiesa consisteva nel potere di privare gli uomini di tutti i benefìci e i privilegi del battesimo, espellendoli dalla società e dalla comunione della chiesa, . . . e tutti li evitavano e ne stavano alla larga nella comune conversazione, in parte per sostenere la condanna e l’azione della chiesa nei loro confronti, in parte per farli vergognare e in parte per proteggersi dal pericolo del contagio”. “. . . nessuno doveva accogliere in casa persone scomunicate, né mangiare con loro alla stessa tavola; non dovevano conversare amichevolmente con loro mentre erano in vita; né celebrarne le esequie funebri una volta morte, . . . Queste direttive erano state tracciate sul modello delle norme degli apostoli, che vietavano ai cristiani di dare qualsiasi appoggio ai pubblici peccatori”. — The Antiquities of the Christian Church, pp. 880, 891.

Nel numero del 15 dicembre 1981 è stato trattato ciò che la Bibbia dice in II Tessalonicesi 3:14, 15 circa l’eventuale necessità di ‘segnare’ un cristiano che persiste in una condotta disordinata. È ancora un fratello e come tale dev’essere ammonito, ma gli altri cristiani devono ‘smettere d’associarsi con lui’. Se si deve evitare la compagnia di tale persona a scopo ricreativo, la separazione nel caso di trasgressori disassociati o dissociati dev’essere molto più netta.

Per una considerazione del soggetto del pentimento, vedi La Torre di Guardia del 15 dicembre 1981.
18/10/2007 11.12
 
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Se un parente viene disassociato . . .

DOPO un certo tempo che Adamo era solo, Dio disse: “Non è bene che l’uomo stia solo”. Quindi Dio creò Eva e istituì il matrimonio. (Gen. 2:18, 21, 22) In seguito la popolazione della terra sarebbe cresciuta. Perciò ognuno avrebbe avuto molti parenti. Anche se alcuni familiari, per esempio i figli, non avessero abitato nelle vicinanze, si sarebbe potuto andare a trovarli per trascorrere insieme momenti felici. — Gen. 1:28; Giob. 1:1-5.

2 Dio si era proposto che le famiglie fossero unite nella vera adorazione, così le credenze religiose non avrebbero creato nessuna divisione. Ma vi furono casi in cui la religione divenne un problema di famiglia. Un esempio è ciò che avvenne quando Cora, Datan e Abiram si ribellarono. Geova confermò che agiva tramite Mosè e Aaronne, non tramite quei ribelli religiosi. Allora Mosè disse al popolo di allontanarsi dalle tende dei ribelli. Cosa avrebbero fatto i figli e le famiglie di Cora, Datan e Abiram? Avrebbero messo la lealtà alla famiglia al di sopra della lealtà a Geova e alla sua congregazione? La maggioranza dei parenti stretti dei ribelli mise la famiglia al di sopra di Dio. Geova distrusse quei parenti insieme con i ribelli. — Num. 16:16-33.

3 Alcuni figli di Cora, però, rimasero leali a Dio e al Suo popolo. Non furono distrutti insieme al resto della casa di Cora e alle famiglie di Datan e Abiram. (Num. 26:9-11) Infatti discendenti di quei coraiti superstiti furono in seguito benedetti con l’incarico di svolgere un particolare servizio nel tempio e ricevendo un’onorevole menzione nella Bibbia. — II Cron. 20:14-19; Sal. 42, 44-49, 84, 85, 87.

4 Una decisione simile fra la lealtà alla famiglia e la lealtà a Dio si presentava quando un israelita diveniva apostata. La sua famiglia, spinta da sentimenti umani o dai vincoli di sangue, avrebbe cercato di proteggerlo onde non fosse messo a morte? Oppure anche suo fratello, suo figlio o sua figlia avrebbero capito che la condotta giusta e saggia era quella di rimanere leali a Dio e alla congregazione? (Vedi Deuteronomio 13:6-11). Nell’odierna disposizione cristiana, il peccatore non viene stroncato mediante la pena di morte, ma i cristiani possono dover affrontare delle prove a causa della disciplina a cui è stato sottoposto un loro parente.

I PARENTI POSSONO CAUSARE PROBLEMI

5 I vincoli e gli affetti familiari possono essere molto forti. Questo è naturale ed è in armonia con la disposizione di Dio. (Giov. 16:21) Ma questi stretti legami possono anche costituire una difficile prova per i cristiani. Gesù spiegò che uno degli effetti del divenire cristiani avrebbe potuto essere l’opposizione dei parenti. Gesù disse: “Non pensate che io sia venuto a metter pace sulla terra; io non sono venuto a metter pace, ma spada. Poiché son venuto a creare divisione, ponendo un uomo contro suo padre, e la figlia contro sua madre, e la giovane nuora contro la suocera. In realtà, i nemici dell’uomo saranno quelli della sua propria casa. Chi ha più affetto per padre o madre che per me non è degno di me”. — Matt. 10:34-38.

6 I cristiani non vogliono che esista tale inimicizia. E non c’è nessun motivo per cui i parenti dovrebbero opporsi loro o odiarli perché sono diventati puri, morali e onesti servitori di Dio. Comunque i veri cristiani sanno che non possono mettere la famiglia al di sopra di Dio. A lungo andare, è nei migliori interessi di tutti che i cristiani continuino a essere fedeli a Dio. Col tempo potrebbero essere in grado di aiutare i loro parenti a intraprendere la via che conduce alla salvezza. — Rom. 9:1-3; I Cor. 7:12-16.

7 I parenti possono causare problemi ai veri cristiani anche in un altro modo. Questo può succedere quando un parente viene disassociato. Come è stato considerato negli articoli precedenti, se un componente della congregazione pratica un grave peccato e non se ne pente, Dio richiede che venga disassociato. (I Cor. 5:11-13) La condotta del trasgressore ha cambiato la sua relazione con Geova e quindi con i familiari che sono testimoni di Geova. Non se ne deve dare la colpa a Dio, perché le sue norme sono giuste e rette. (Giob. 34:10, 12) Né la colpa ricade sui parenti cristiani fedeli. È il disassociato ad aver causato problemi a se stesso e ai parenti, come fecero Cora, Datan e Abiram.

8 Dobbiamo esaminare due diverse situazioni. La prima riguarda il cristiano che vive nella stessa casa con un familiare disassociato o che si è dissociato. La seconda riguarda il caso di un parente che non appartiene all’immediata cerchia familiare.

NELL’IMMEDIATA CERCHIA FAMILIARE

9 Una persona può diventare cristiana senza che altri della sua famiglia accettino la fede. Per esempio, capita che la moglie serva Geova e il marito no. Nonostante questo, continua ad essere “una sola carne” con il marito e ha il dovere di amarlo e rispettarlo. (Gen. 2:24; I Piet. 3:1-6) O forse è sposata con un uomo che era un cristiano dedicato ma che poi è stato espulso dalla congregazione. Tuttavia questo non scioglie il loro vincolo coniugale; solo la morte o un divorzio scritturale potrebbero farlo. — I Cor. 7:39; Matt. 19:9.

10 In modo analogo, se un parente, come un genitore, un figlio, una figlia, viene disassociato o si dissocia, i vincoli familiari e di sangue rimangono. Significa questo allora che, quando un familiare viene disassociato, nella cerchia familiare non cambia nulla? Niente affatto.

11 La persona disassociata è stata spiritualmente stroncata dalla congregazione; i precedenti vincoli spirituali sono stati completamente interrotti. Questo vale anche da parte dei suoi parenti, inclusi quelli nell’immediata cerchia familiare. Perciò gli altri componenti della famiglia — pur continuando a riconoscere i vincoli familiari — non avranno più alcuna associazione spirituale con lui. — I Sam. 28:6; Prov. 15:8, 9.

12 Ci saranno quindi cambiamenti nei rapporti spirituali che potevano esistere in famiglia. Per esempio, se il marito è disassociato, la moglie e i figli non sarebbero a loro agio se egli tenesse uno studio biblico familiare o li conducesse in preghiera. Se egli vuole dire la preghiera, come all’ora dei pasti, in casa sua ha diritto di farlo. Ma loro possono rivolgere silenziosamente a Dio le loro proprie preghiere. (Prov. 28:9; Sal. 119:145, 146) Che dire se in casa un disassociato volesse assistere alla lettura biblica o allo studio biblico familiare? Gli altri potrebbero consentirgli di essere presente per ascoltare, finché non cerca di insegnare o di discutere con loro le sue idee religiose.

13 Se un figlio minorenne viene disassociato, i genitori continueranno ad aver cura dei suoi bisogni fisici e a provvedergli educazione morale e disciplina. Non terranno direttamente uno studio biblico col figlio facendolo partecipare. Tuttavia questo non significa che non gli chiederebbero di sedersi con loro per lo studio familiare. E potrebbero richiamare l’attenzione su parti della Bibbia o di pubblicazioni cristiane che contengono i consigli di cui ha bisogno. (Prov. 1:8-19; 6:20-22; 29:17; Efes. 6:4) Possono portarlo con sé alle adunanze cristiane e farlo sedere insieme a loro, sperando che prenda a cuore i consigli biblici.

14 Che fare qualora un familiare, come un figlio o un genitore, che non vive in casa fosse disassociato e successivamente volesse tornare a vivere in casa? La famiglia potrebbe decidere il da farsi a seconda delle circostanze.

15 Per esempio un genitore disassociato potrebbe essere malato o non più in grado di badare a se stesso finanziariamente o fisicamente. I figli cristiani hanno il dovere scritturale e morale di assisterlo. (I Tim. 5:8) Potrebbe sembrare necessario portare il genitore a casa, temporaneamente o stabilmente. Oppure potrebbe sembrare consigliabile disporne il ricovero in un luogo in cui possa essere assistito da personale medico, ma dove bisognerebbe andare a trovarlo. Ciò che si farà può dipendere da fattori come gli effettivi bisogni del genitore, il suo atteggiamento e la considerazione che il capofamiglia ha per il benessere spirituale della famiglia.

16 Questo potrebbe valere anche per un figlio che era andato via di casa e che poi è stato disassociato o si è dissociato. A volte i genitori cristiani hanno riaccettato in casa per un certo tempo un figlio disassociato che stava male fisicamente o emotivamente. In ciascun caso i genitori possono valutare le circostanze particolari. Il figlio disassociato viveva per conto proprio e ora non è più in grado di farlo? Oppure fondamentalmente vuole tornare a casa perché sarebbe una vita più facile? Che dire delle sue norme morali e del suo atteggiamento? Introdurrà del “lievito” nella famiglia? — Gal. 5:9.

17 Nella parabola di Gesù sul figlio prodigo, il padre corse incontro al figlio che tornava e lo accolse. Vedendo la pietosa condizione del ragazzo, il padre reagì con la naturale premura di un genitore. Possiamo comunque notare che il figlio non portò delle meretrici a casa e non tornò con l’intenzione di continuare la sua vita peccaminosa nella casa paterna. No, egli espresse sincero pentimento, ed era evidentemente deciso a tornare a vivere in modo puro. — Luca 15:11-32.

PARENTI DISASSOCIATI CHE NON VIVONO IN CASA

18 La seconda situazione da considerare è quella di un parente disassociato o dissociato che non appartiene all’immediata cerchia familiare o non vive nella stessa casa. Con tale persona esiste ancora un legame di parentela naturale o acquisita, per cui, anche se in misura limitata, potrebbe esserci il bisogno di sbrigare questioni familiari necessarie. Ciò nonostante non è come se vivesse nella stessa casa, dove i contatti e la conversazione non si potrebbero evitare. Dovremmo tenere bene in mente l’ispirata esortazione biblica: ‘Cessate di mischiarvi in compagnia di alcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido . . . non mangiando nemmeno con un tal uomo’. — I Cor. 5:11.

19 Di conseguenza i cristiani imparentati con un disassociato che non vive in casa con loro dovrebbero sforzarsi di evitare l’associazione non necessaria, riducendo al minimo anche i contatti d’affari. La ragionevolezza di questo comportamento è evidente se si considera ciò che è accaduto quando i parenti hanno adottato l’errato punto di vista: ‘Anche se disassociato, siamo parenti, e quindi possiamo trattarlo esattamente come prima’. Da una zona giunge questa notizia:
“Un disassociato era imparentato con circa un terzo della congregazione. Tutti i suoi parenti continuavano a frequentarlo”.
E un anziano cristiano molto stimato scrive:
“Nella nostra zona alcuni disassociati appartenenti a famiglie numerose sono stati accolti al loro ingresso nella Sala del Regno da una fanfara di pacche sulle spalle e strette di mano (quantunque si sapesse che il disassociato conduceva ancora una vita immorale). Vorrei tanto che coloro che sono stati disassociati si rendessero conto che la loro condotta è odiata da Geova e dal suo popolo e che in tal modo sentissero veramente il bisogno di mostrare sincero pentimento. Come si possono aiutare questi disassociati a cambiare se vengono continuamente salutati da tutti i loro numerosi parenti che sanno delle loro pratiche?”

20 Nel primo secolo dovevano esserci congregazioni i cui componenti erano in gran parte imparentati. Ma quando qualcuno veniva disassociato, i parenti dovevano forse comportarsi come se nulla fosse accaduto e limitarsi a non trattare argomenti scritturali con il disassociato? No, altrimenti la congregazione non avrebbe effettivamente applicato il comando: “Rimuovete l’uomo malvagio di fra voi”. — I Cor. 5:13.

21 Bisogna fare molta attenzione a non trascurare o minimizzare la situazione in cui si trova un peccatore disassociato. Come ben dimostrarono i figli di Cora, dobbiamo innanzi tutto essere leali a Geova e alla sua disposizione teocratica. Possiamo essere certi che quando sosteniamo le sue norme e preferiamo la compagnia del suo popolo organizzato anziché dei trasgressori, avremo la sua protezione e benedizione. — Sal. 84:10-12.

RIUNIONI A SCOPO DI SVAGO E PARENTI DISASSOCIATI

22 Normalmente capita spesso che i parenti stiano insieme a pranzi, scampagnate, riunioni di famiglia o in altre occasioni di svago. Ma un peccatore impenitente che è stato disassociato può creare difficoltà ai suoi parenti cristiani in relazione a questo tipo di riunioni. I parenti, pur continuando a riconoscere il legame di parentela, non vogliono ignorare l’esortazione di Paolo secondo cui i cristiani fedeli devono ‘cessar di mischiarsi in compagnia’ di un peccatore espulso.

23 Non è il caso di stabilire qualche regola circa la presenza dei familiari a riunioni a cui potrebbe partecipare un parente disassociato. Questo è qualcosa che devono risolvere gli interessati in armonia con il consiglio di Paolo. (I Cor. 5:11) Tuttavia si deve capire che se è prevista la presenza di un disassociato a una riunione alla quale sono stati invitati Testimoni che non gli sono parenti, questo potrà certo influire su ciò che faranno. Prendiamo il caso di un matrimonio di una coppia cristiana che dev’essere celebrato in una Sala del Regno. Se un parente disassociato viene nella Sala del Regno per il matrimonio, ovviamente lì non potrebbe far parte del gruppo nuziale né essere l’accompagnatore della sposa. Che dire se c’è una festa nuziale o un ricevimento? Può essere una felice occasione per stare in compagnia, come lo fu a Cana quella volta che vi partecipò Gesù. (Giov. 2:1, 2) Ma si permetterà al parente disassociato di essere presente? Lo si inviterà? Se egli vi partecipasse, molti cristiani, parenti o no, potrebbero decidere di non andarvi, per non mangiare con lui e non stare in sua compagnia, tenendo conto delle parole di Paolo riportate in I Corinti 5:11.

24 Perciò a volte i cristiani possono non sentirsi di invitare un parente disassociato o dissociato a una riunione che normalmente includerebbe i familiari. I cristiani possono invece godere la compagnia dei leali componenti della congregazione, ricordando le parole di Gesù: “Chi fa la volontà di Dio mi è fratello e sorella e madre”. — Mar. 3:35.

25 La realtà è che quando un cristiano si dà al peccato e dev’essere disassociato, perde molte cose: la sua posizione approvata dinanzi a Dio; l’appartenenza alla felice congregazione dei cristiani; la piacevole compagnia dei fratelli, inclusa gran parte dell’associazione che aveva con i parenti cristiani. (I Piet. 2:17) I problemi che egli ha causato possono addirittura continuare dopo la sua morte.

26 Se morisse mentre è disassociato, le disposizioni per il suo funerale potrebbero costituire un problema. I suoi parenti cristiani forse gradirebbero un discorso nella Sala del Regno, se tale è l’usanza locale. Ma ciò non sarebbe appropriato nel caso di una persona espulsa dalla congregazione. Se avesse dato segni di pentimento e di desiderare il perdono di Dio, smettendo per esempio di praticare il peccato e frequentando le adunanze cristiane, la coscienza di qualche fratello potrebbe permettergli di pronunciare un discorso biblico nella camera mortuaria o presso il luogo della sepoltura. Tali informazioni bibliche circa la condizione dei morti sono una testimonianza per gli increduli e un conforto per i parenti. Comunque, se il disassociato continuava a sostenere false dottrine o ad avere una condotta errata, anche un simile discorso non sarebbe appropriato. — II Giov. 9-11.

LEZIONI PER TUTTI NOI

27 Abbiamo tutti bisogno di comprendere che ciò che conta è il giudizio di Geova. (Prov. 29:26) Questo vale per le pratiche odiose, poiché la Bibbia mostra che queste sono cose che Dio detesta. (Prov. 6:16-19) Ma vale anche per il suo giudizio circa gli individui. La Parola di Geova dice chiaramente che gli “ingiusti”, quelli che praticano le “opere della carne”, non erediteranno il suo regno. (I Cor. 6:9, 10; Gal. 5:19-21) Per tali persone non c’è posto né in cielo né nel reame terrestre del Regno. Di conseguenza, chiunque oggi voglia rimanere nella pura congregazione di Dio deve rispettare le Sue norme. Dio non permetterà che del “lievito” rimanga in mezzo al suo santo popolo esercitandovi un’influenza corruttrice. — I Cor. 5:6-13.

28 Naturalmente, se un parente stretto viene disassociato, le emozioni umane possono costituire per noi una seria prova. I sentimenti e i vincoli familiari sono particolarmente vivi fra genitori e figli, e sono anche forti quando viene disassociato un coniuge. Dobbiamo tuttavia riconoscere che, in ultima analisi, non recheremo beneficio a nessuno e non faremo piacere a Dio se ci lasceremo trasportare dalle emozioni ignorando i Suoi saggi consigli e la Sua guida. Dobbiamo manifestare completa fiducia nella perfetta giustizia delle vie di Dio, incluso il suo provvedimento di disassociare i peccatori impenitenti. Se rimaniamo leali a Dio e alla congregazione, col tempo il trasgressore potrebbe trarne una lezione, pentirsi ed essere riassociato. Ma che questo accada o no, possiamo trarre conforto e forza da ciò che Davide disse negli ultimi anni della sua vita:

“Tutte le . . . decisioni giudiziarie [di Dio] sono di fronte a me; . . . E Geova mi ripaghi secondo la mia giustizia, secondo la mia purezza di fronte ai suoi occhi. Con qualcuno leale agirai con lealtà; col potente senza difetto ti comporterai senza difetto; con chi osserva la purezza ti mostrerai puro . . . E salverai il popolo umile”. — II Sam. 22:23-28.

[Nota in calce]

La situazione nel caso di anziani e servitori di ministero è presa in esame nella Torre di Guardia del 15 marzo 1979 (“Domande dai lettori”).
18/10/2007 11.19
 
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Domande dai lettori

● Se i figli di anziani o di servitori di ministero sono “accusati di dissolutezza”, cosa determina se il capofamiglia può continuare a prestare servizio nella congregazione con un incarico ufficiale?

Le Scritture dicono molto chiaramente che gli uomini sposati che prestano servizio nella congregazione devono essere capifamiglia esemplari. Leggiamo: “Il sorvegliante dovrebbe perciò essere . . . uomo che diriga la propria casa in maniera eccellente, avendo i figli in sottomissione con ogni serietà; (se in realtà un uomo non sa dirigere la propria casa, come avrà cura della congregazione di Dio?)”. (1 Tim. 3:2, 4, 5) “I servitori di ministero siano mariti di una sola moglie, dirigendo in maniera eccellente i figli e le proprie case”. — 1 Tim. 3:12.

La congregazione si attende giustamente che gli anziani, i servitori di ministero e le rispettive famiglie siano ottimi esempi di vita cristiana. (Confronta I Timoteo 4:12; I Pietro 5:3). Se smettessero di dare un ottimo esempio, il benessere spirituale della congregazione potrebbe risentirne. Per esempio, se i figli degli anziani e dei servitori di ministero non seguono con diligenza i principi scritturali, altri ragazzi della congregazione possono sentirsi incoraggiati a comportarsi allo stesso modo e a giustificare la loro condotta errata. (Confronta I Corinti 8:9-13; 10:31, 32). La situazione diventa anche più seria quando i figli di anziani e di servitori di ministero commettono gravi trasgressioni.

Perciò, quando tali figli fanno disonore alla famiglia e alla congregazione, il corpo degli anziani deve determinare se il padre è idoneo per continuare a servire come anziano o come servitore di ministero. La sua personale convinzione d’essere idoneo per servire nonostante ciò che accade in casa sua non è determinante per la decisione del corpo degli anziani.

Perché l’uomo mantenga l’incarico, dev’esserci la chiara evidenza che è in grado di dare alla sua famiglia la necessaria assistenza spirituale e che sotto questo aspetto non si è reso colpevole di grave negligenza. Un padre attento scorge di solito i problemi nella sua famiglia prima che gli prendano la mano. Come uomo che sa dirigere la propria casa, è in grado di prendere provvedimenti per porre freno a situazioni spiacevoli nella sua famiglia. Anche se i suoi figli commettono errori, dev’essere in grado di dare loro la guida e la disciplina necessarie affinché non divengano ‘dissoluti’. — Tito 1:6.

Naturalmente a volte un figlio può allontanarsi dalla via della verità o commettere qualche trasgressione nonostante i lodevoli sforzi del padre per aiutare spiritualmente la famiglia. Forse gli altri suoi figli sono ottimi esempi di vita cristiana, il che comprova che hanno ricevuto un buon addestramento dai genitori. D’altra parte, se uno dopo l’altro i figli minorenni che vivono in casa, giunti a una certa età, si mettono in gravi difficoltà spirituali facendo vergogna alla famiglia e alla congregazione, c’è seriamente da dubitare che il padre ‘diriga la sua casa in maniera eccellente’. Allora bisogna stare attenti a non giustificare la situazione additando esempi scritturali di alcuni che non andarono a finir bene, come Esaù, i figli di Samuele, ecc. (Gen. 25:27-34; 26:34, 35; 1 Sam. 8:2, 3, 5) Si deve ricordare che la maggioranza di coloro che la Bibbia dice si sviarono erano adulti, del tutto in grado di prendere le proprie decisioni. Non erano soggetti alla stessa autorità e guida dei figli minorenni in una famiglia, ed è di questi che stiamo parlando ora.

Dato il pericolo spirituale che può derivare alla congregazione quando i figli di anziani o di servitori di ministero commettono peccati veramente gravi, gli uomini i cui figli sono coinvolti dovrebbero cooperare pienamente con il corpo degli anziani per accertare i fatti. Non dovrebbero sminuire la grave trasgressione commessa dai loro figli o cercare di nasconderla per conservare la propria posizione. Dovrebbero anche evitare d’essere troppo duri con i figli. (Efes. 6:4) Questi padri dovrebbero avere il sincero desiderio di aiutare spiritualmente i propri figli ribelli nei limiti consentiti dalle circostanze. La cosa di principale importanza dovrebbe essere la condizione spirituale della loro famiglia e non se possono rimanere nell’incarico. — Confronta I Timoteo 5:8.

Pertanto, se una grave trasgressione commessa da un figlio che vive in casa suscita nella congregazione seri dubbi che un uomo sia in grado di dirigere la sua famiglia in maniera eccellente, questi non deve continuare a servire come anziano o come servitore di ministero. Quando l’uomo presta servizio come anziano e gli altri anziani si lasciano influenzare nel giudizio e nella decisione dall’amicizia o dal sentimentalismo fino al punto di trascurare i principi scritturali, allora in particolare il fatto che egli continui a prestare servizio come anziano, pur non essendo qualificato, può nuocere spiritualmente alla congregazione. Questo perché viene minato il rispetto per l’intero corpo degli anziani. Può fornire agli altri ragazzi della congregazione una scusa per commettere trasgressioni. Quindi è bene ricordare che le capacità oratorie od organizzative di un uomo o la sua gradevole personalità non sono realmente il punto in questione. Il fattore determinante è se adempie in maniera eccellente il suo ruolo di padre. Solo se lo adempie può rimanere nell’incarico. Naturalmente, se lo adempie, il corpo degli anziani eviterà uno spirito troppo critico quando viene esaminata la sua situazione familiare.


18/10/2007 11.20
 
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Domande dai lettori

▪ Come possiamo assistere quelli della nostra congregazione che hanno un parente disassociato?

È un’ottima cosa che anziani e altri mostrino calorosa e amorevole considerazione ai cristiani che sono in questa situazione, poiché mostrando benignità e comprensione possono aiutare a contrastare lo sforzo emotivo e spirituale che la situazione genera. Tuttavia i cristiani che hanno un parente disassociato, e quelli che vogliono dare aiuto, devono avere una veduta chiara e corretta della disassociazione.

La Parola di Dio ordina alla congregazione di espellere quelli che praticano il peccato impenitentemente. (I Corinti 5:11-13) Questo protegge la congregazione in genere dalla contaminazione e ne sostiene il buon nome. Ma in senso personale i cristiani leali della famiglia, e altri che vogliono aiutarli, hanno pure bisogno di protezione. Possiamo capirne il perché quando consideriamo che il fatto che una persona sia disassociata ne rivela la condizione di cuore. Notate le seguenti due situazioni riguardo alla disassociazione.

Prima, quando una persona ha commesso un peccato grave per cui può perdere il favore di Dio ed essere disassociata, un comitato di anziani spirituali si raduna con lei. Essa può aver già capito l’errore della sua condotta, può essersi pentita di cuore e aver cominciato a produrre “opere degne di pentimento”. (Atti 26:20) Quando ciò avviene, gli anziani la riprendono con la Parola di Dio, le offrono consiglio biblico su come ‘fare sentieri diritti per i suoi piedi’ e pregano con lei e per lei. Poiché è pentita non ha bisogno d’essere espulsa o considerata come disassociata dalla sua famiglia o da altri. — I Timoteo 5:20; Ebrei 12:13; Giacomo 5:14-16.

Seconda, può darsi che quando il comitato si raduna col peccatore, egli non si sia ancora pentito. Durante l’adunanza forse gli anziani riescono a toccargli il cuore, facendogli capire la gravità del suo peccato. (Confronta II Samuele 12:1-13). Naturalmente, siccome fino ad allora non ha prodotto nessun ‘frutto degno di pentimento’, gli anziani devono esercitare vera cautela per assicurarsi che egli non sia semplicemente triste o confuso perché è stato scoperto. (Luca 3:8) Essendo preoccupati della congregazione, essi dovrebbero essere assolutamente convinti che ora è davvero pentito e pronto a “volgersi a Dio, facendo opere degne di pentimento”. (Atti 26:20) Se sono convinti che è pentito, può rimanere nella congregazione ed essere aiutato dagli anziani, dalla sua famiglia e da altri.

Qual è la ragione di menzionare questi due aspetti? È quella di illustrare che se qualcuno è disassociato, allora deve aver avuto un cuore veramente cattivo e/o dev’essere stato deciso a perseguire una condotta che disonora Dio. Pietro disse che la condizione di una tale persona è peggiore di prima che divenisse cristiana; è come ‘una scrofa lavata che torna a rivoltolarsi nel fango’. (II Pietro 2:20-22) Questo dovrebbe aiutare i parenti cristiani e altri ad avere la veduta di Dio circa una persona disassociata.

Ma le emozioni e gli attaccamenti umani possono avere un potente effetto, rendendo difficile alle persone agire in armonia con la decisione della disassociazione se vi è implicato un parente. (Confronta Numeri 16:16-33). Per esempio, una moglie cristiana fedele comprende che il fatto che suo marito sia stato disassociato significa che i legami spirituali precedentemente esistenti sono stati recisi. Con la sua condotta e le conseguenze che ne sono derivate, egli ha troncato un legame spirituale fra lui e i veri cristiani. Sua moglie continuerà a mostrargli amore e rispetto come marito e capofamiglia, come fanno anche le mogli i cui mariti non sono mai stati credenti. (I Pietro 3:1, 2) Ma non sarà possibile avere con lui associazione spirituale, condividendo considerazioni bibliche e preghiera come essa faceva prima. (Proverbi 28:9) Essa sentirà certamente questa perdita.

Un’altra sorta di perdita può essere sentita dai nonni cristiani leali i cui figli siano stati disassociati. Forse avevano l’abitudine di visitare regolarmente i loro figli, avendo così occasione di stare con i loro nipoti. Ora i genitori sono disassociati perché hanno rigettato le norme e le vie di Geova. Quindi le cose non sono le stesse nella famiglia. Senza dubbio, i nonni devono determinare se qualche necessaria questione familiare richieda un limitato contatto con i figli disassociati. E a volte i nipoti potrebbero visitarli. Com’è triste, però, che con la loro condotta non cristiana i figli interferiscano col normale piacere che provavano i nonni!

Questi esempi mostrano perché i conservi cristiani dovrebbero esser desti alla speciale necessità che esiste quando nella congregazione è stato disassociato il parente di qualcuno. L’apostolo Paolo esortò i cristiani a ‘parlare in maniera consolante alle anime depresse’, il che potrebbe ben descrivere il membro cristiano leale della famiglia. (I Tessalonicesi 5:14) Né dovremmo limitare le nostre parole di conforto e incoraggiamento a una singola espressione quando ha luogo la disassociazione. La necessità di edificazione può estendersi a un lungo periodo. In un certo senso, può crescere allorché il fedele è per lungo tempo privato dell’associazione spirituale col membro della famiglia. Certo, non è necessario che continuiamo a menzionare la disassociazione nella conversazione. Dobbiamo solo fare uno sforzo per essere calorosi, genuinamente interessati e, soprattutto, spirituali. — Proverbi 15:23; Ecclesiaste 12:10.

Si può anche fare molto bene provvedendo associazione cristiana. A volte un cristiano il cui coniuge sia stato disassociato si sente isolato. Com’è stato menzionato sopra, il coniuge espulso ha mostrato di non essere la sorta di persona che vogliamo avere attorno. E dobbiamo stare attenti per non essere implicati nell’associazione con lui solo perché vogliamo visitare o aiutare il coniuge cristiano. Perciò la visita si può fare forse quando il disassociato è fuori di casa.

Dobbiamo aiutare i nostri fratelli e sorelle che hanno parenti disassociati a vedere la veracità delle parole ispirate: “Esiste un amico che si tiene più stretto di un fratello [carnale]”, o di altri parenti carnali. (Proverbi 18:24) Possiamo non essere in grado di riparare tutto il danno o di compensare tutta la perdita che la persona disassociata ha causato ai suoi parenti cristiani. Ma, essendo consci delle speciali necessità di tali cristiani “possiamo confortare quelli che sono in qualsiasi sorta di tribolazione”, inclusa questa. E possiamo amorevolmente rafforzare quelli che hanno questa speciale necessità. — II Corinti 1:3, 4; Ebrei 12:12, 13.

[Nota in calce]

Per una più completa disamina dei vari fattori da considerare nell’identificazione del pentimento genuino come pure di ciò che implicano le “opere degne di pentimento”, vedi La Torre di Guardia del 15 dicembre 1981, pagine 24-28.


18/10/2007 11.22
 
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W 15/10/1986

Domande dai lettori

▪ Qual è il modo corretto in cui la congregazione deve trattare chi lascia la vera fede cristiana per unirsi a un’altra religione?

Nel I secolo a volte si verificarono di questi casi. È perciò comprensibile che possano talvolta accadere anche oggi. Quando ciò accade, la congregazione giustamente compie dei passi per proteggere la purezza spirituale dei cristiani leali che ne fanno parte.

Un dizionario definisce così l’apostasia: “Abbandono totale e pubblico della propria religione per seguirne un’altra . . . Abbandono della propria dottrina, di un obbligo morale o di partito”. (Il nuovo Zingarelli, ed. Zanichelli, 1983) Un altro dice: “Ripudio, rinnegamento della propria religione . . . Abbandono della propria dottrina, in genere, o anche . . . di un obbligo morale”. (Dizionario Enciclopedico Italiano, di G. Treccani) Di conseguenza, Giuda Iscariota si rese colpevole di una forma di apostasia allorché abbandonò l’adorazione di Geova Dio tradendo Gesù. Successivamente, altri divennero apostati lasciando la vera fede anche mentre erano in vita l’apostolo Giovanni e altri dei primi discepoli. Giovanni scrisse: “Sono usciti da noi, ma non erano della nostra sorta; poiché se fossero stati della nostra sorta, sarebbero rimasti con noi”. — I Giovanni 2:19.

Come ci si deve comportare quando oggi si verifica una cosa simile? Gli anziani, o pastori, della congregazione potrebbero venire a sapere che un cristiano battezzato, che ha smesso di frequentare il popolo di Geova, ha cominciato ad associarsi a un’altra religione. In armonia con le parole di Gesù circa il bisogno di preoccuparsi di qualsiasi pecora che si disperda, i pastori spirituali dovrebbero interessarsi di aiutarlo. (Matteo 18:12-14; confronta I Giovanni 5:16). E se i pastori incaricati di esaminare la cosa stabiliscono che non intende più avere nulla a che fare con i testimoni di Geova ed è deciso a restare in una falsa religione?

In tal caso, annuncerebbero semplicemente alla congregazione che l’individuo si è dissociato e pertanto non è più testimone di Geova. Costui ha ‘abbandonato la propria religione’; tuttavia, non occorre compiere una formale azione di disassociazione. Per quale ragione? Perché si è già dissociato dalla congregazione. Probabilmente, non cerca di mantenere i contatti con i suoi ex fratelli allo scopo di persuaderli a seguirlo. Da parte loro, i fratelli leali non ne cercano la compagnia, dato che ‘è uscito da loro, perché non era della loro sorta’. (I Giovanni 2:19) Questo dissociato che ‘è uscito da noi’ potrebbe mettersi a scrivere lettere o a inviare pubblicazioni che sostengono la falsa religione o l’apostasia. Questo non farebbe altro che mettere in risalto che questa persona proprio ‘non era della nostra sorta’.

Le Scritture, comunque, mettono in guardia contro alcuni che avrebbero cercato di rimanere fra il popolo di Dio e tentato in quell’ambito di sviare altri. L’apostolo Paolo avvertì: “Fra voi stessi sorgeranno uomini che diranno cose storte per trarsi dietro i discepoli”. (Atti 20:30) In modo molto vigoroso, suggerì ai cristiani di ‘tenere d’occhio quelli che causano divisioni e occasioni d’inciampo contro l’insegnamento che avevano imparato, ed evitarli’. — Romani 16:17, 18.

Perciò, se qualcuno diventava un falso insegnante fra i veri cristiani, come Imeneo e Fileto al tempo di Paolo, i pastori del gregge avrebbero dovuto prendere misure protettive. Se avesse rifiutato i loro amorevoli ammonimenti e avesse continuato a promuovere una setta, un comitato di anziani avrebbe potuto disassociarlo, o espellerlo, per apostasia. (II Timoteo 2:17; Tito 3:10, 11) I singoli fratelli e sorelle della congregazione avrebbero seguito il comando di Paolo ‘evitando’ colui che cercava di ‘causare divisioni’. Giovanni diede un consiglio simile: “Se alcuno viene da voi e non porta questo insegnamento, non lo ricevete nella vostra casa e non gli rivolgete un saluto”. — II Giovanni 10.



[Modificato da La Primula Rossa 18/10/2007 11.23]
18/10/2007 11.26
 
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15/9/1988


Anziani: fermi ma flessibili

In un’occasione l’apostolo Pietro fece un contrasto fra uomini “ragionevoli” e uomini “difficili da accontentare”. (1 Pietro 2:18) Un anziano potrebbe dare alcuni suggerimenti per aiutare un fratello a migliorare la sua capacità oratoria. Ma se l’anziano segue un criterio molto rigido e non tiene conto dell’istruzione, delle capacità e delle circostanze del fratello, cosa può accadere? Il fratello può irritarsi per i consigli o scoraggiarsi moltissimo, concludendo che gli anziani siano troppo “difficili da accontentare”.

Gli anziani devono essere flessibili anche quando si tratta di applicare varie regole nella congregazione. Non dovrebbero mai permettere che le regole ‘rendano senza valore la parola di Dio’ dando più importanza a tali regole che ai perfetti princìpi della Parola di Geova. — Matteo 15:6; 23:23.

È appropriato che gli anziani siano flessibili quando tale flessibilità non viola i princìpi scritturali. Ad esempio, può darsi notino che alle grandi assemblee con tanti presenti si scoraggia vivamente di riservare i posti. Ma bisogna proprio applicare una simile regola in una piccola congregazione dove i posti abbondano? Oppure gli anziani possono pensare che, in genere, per la predicazione di porta in porta sia appropriato un certo tipo di abbigliamento, come giacca e cravatta per gli uomini. Questo è quanto è accaduto in una congregazione di un paese sudamericano. Un anziano del posto, però, venne a sapere che un giovane si tratteneva dal parlare ad altri della buona notizia. La ragione? Non poteva permettersi di comprare una giacca e una cravatta. L’anziano pensò che era il caso d’essere flessibili e incoraggiò quindi il giovane a cominciare a parlare ad altri della sua fede.

Anche quando si trattano casi giudiziari nella congregazione bisogna essere flessibili. Sebbene la trasgressione possa giustificare la disassociazione del trasgressore, che dire se viene mostrato pentimento? Geova stabilì il giusto modello quando trattò con gli abitanti di Ninive. Dio disse a Giona: “Solo quaranta giorni ancora, e Ninive sarà rovesciata”. Tuttavia, allorché il popolo mostrò pentimento, Geova non insisté a portare la distruzione annunciata. Riconobbe che le circostanze erano cambiate. (Giona 3:4, 10) Allo stesso modo, gli anziani dovrebbero provare piacere nel ‘perdonare in larga misura’ quando ci sono chiari segni di vero pentimento. — Isaia 55:7.

Non è facile equilibrare la fermezza con la flessibilità. Le imperfette creature umane sembrano inclini per natura ad andare agli estremi. Tuttavia i cristiani che si sforzano d’essere fermi ma flessibili saranno largamente ripagati. Poiché cercano d’essere flessibili, avranno migliori rapporti con gli altri e si risparmieranno molti problemi emotivi. Per quel che riguarda gli anziani nominati inoltre, poiché sono fermi e saldi nelle opere buone e mantengono l’integrità, danno un esempio che fa ottenere la fiducia e la cooperazione dell’intera congregazione, mentre tutti avanzano insieme con la speranza della vita eterna. — Isaia 32:2; 1 Corinti 15:58.
18/10/2007 11.29
 
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W 15/4/1988


Disciplina che può produrre un pacifico frutto

“Nessuna disciplina al presente sembra essere gioiosa, ma dolorosa; tuttavia a quelli che ne sono stati addestrati produce poi un pacifico frutto, cioè giustizia”. — EBREI 12:11.

RIPENSATE ai giorni della vostra infanzia. Ricordate come i vostri genitori vi disciplinavano? La maggioranza di noi se lo ricorda. L’apostolo Paolo lo usò come un’illustrazione della disciplina impartita da Dio, descritta in Ebrei 12:9-11.

2 La paterna disciplina di Dio, che può influire sulla nostra vita spirituale, può assumere molte forme. Una consiste nell’espellere dalla congregazione cristiana chi non desidera più vivere nel rispetto delle norme di Dio. Chi riceve tale energico castigo o disciplina può pentirsi e convertirsi. Nel contempo anche i leali componenti della congregazione vengono in tal modo disciplinati, nel senso che imparano quanto sia importante conformarsi alle alte norme di Dio. — 1 Timoteo 1:20.

3 Ma qualcuno potrebbe chiedere: ‘Non è troppo severo espellere una persona e poi rifiutarsi di parlarle?’ Questa opinione è stata ventilata di recente in una causa intentata da una donna che era stata allevata da genitori testimoni di Geova. I suoi genitori erano stati disassociati. Lei no, ma si era volontariamente dissociata scrivendo una lettera alla congregazione. Di conseguenza la congregazione era stata semplicemente informata del fatto che lei non era più una testimone di Geova. La donna si trasferì, ma anni dopo tornò e notò che i Testimoni locali non volevano conversare con lei. Così portò la questione in tribunale. Quale fu il risultato, e che effetto può avere su di voi? Per capire meglio la questione, cominciamo con l’esaminare ciò che la Bibbia dice riguardo alla disassociazione.

Perché questa misura drastica?

4 La maggioranza dei veri cristiani sostiene lealmente Dio e le sue giuste leggi. (1 Tessalonicesi 1:2-7; Ebrei 6:10) A volte, però, un individuo devia dal sentiero della verità. Per esempio, nonostante l’aiuto degli anziani cristiani, egli può violare le leggi di Dio e non mostrare pentimento. Oppure può rinnegare la fede insegnando falsa dottrina o dissociandosi dalla congregazione. Che fare in un caso del genere? Queste cose succedevano anche quando erano in vita gli apostoli; vediamo quindi cosa scrissero essi al riguardo.

5 Poiché un uomo di Corinto praticava impenitentemente l’immoralità, Paolo disse alla congregazione: ‘Cessate di mischiarvi in compagnia di qualcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo’. (1 Corinti 5:11-13) Lo stesso bisognava fare con gli apostati, come Imeneo: “In quanto all’uomo che promuove una setta, rigettalo dopo una prima e una seconda ammonizione, sapendo che tale uomo è stato pervertito e pecca”. (Tito 3:10, 11; 1 Timoteo 1:19, 20) Sarebbe appropriato allontanare anche chiunque rinneghi la congregazione: “Sono usciti da noi, ma non erano della nostra sorta; poiché se fossero stati della nostra sorta, sarebbero rimasti con noi. Ma sono usciti affinché fosse manifesto che non tutti sono della nostra sorta”. — 1 Giovanni 2:18, 19.

6 Si spera che tale individuo si penta e possa così essere riassociato. (Atti 3:19) Ma nel frattempo, i cristiani possono stare limitatamente in sua compagnia, o è necessario che lo evitino rigorosamente? In questo caso, perché?

Troncare ogni rapporto?

7 I cristiani non evitano le persone in generale. Abbiamo normali contatti con vicini, colleghi di lavoro, compagni di scuola e altri, e diamo loro testimonianza, anche se alcuni sono ‘fornicatori, avidi, rapaci o idolatri’. Paolo scrisse che non è possibile evitarli completamente, ‘altrimenti dovremmo uscire dal mondo’. Diede però istruzioni di agire diversamente nei confronti di un “fratello” che avesse vissuto in quel modo: ‘Cessate di mischiarvi in compagnia di qualcuno chiamato fratello che [è tornato a praticare tali cose], non mangiando nemmeno con un tal uomo’. — 1 Corinti 5:9-11; Marco 2:13-17.

8 Negli scritti dell’apostolo Giovanni troviamo consigli analoghi che fanno vedere fino a che punto i cristiani devono evitare costoro: “Chiunque va avanti e non rimane nell’insegnamento del Cristo non ha Dio . . . Se qualcuno viene da voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non rivolgetegli un saluto. Poiché chi gli rivolge un saluto [greco chàiro] partecipa alle sue opere malvage”. — 2 Giovanni 9-11.

9 Perché anche oggi è appropriato assumere questo atteggiamento risoluto? Ebbene, riflettete sulla severità con cui venivano troncati i rapporti sotto la Legge data da Dio a Israele. In varie questioni gravi, i trasgressori intenzionali venivano giustiziati. (Levitico 20:10; Numeri 15:30, 31) Quando ciò accadeva, gli altri, compresi i parenti, non potevano più parlare col trasgressore morto. (Levitico 19:1-4; Deuteronomio 13:1-5; 17:1-7) Sebbene gli israeliti dell’epoca fossero normali esseri umani con emozioni simili alle nostre, sapevano che Dio è giusto e amorevole e che la sua Legge proteggeva la loro purezza morale e spirituale. Potevano quindi accettare il fatto che la Sua disposizione di stroncare i trasgressori era fondamentalmente buona e giusta. — Giobbe 34:10-12.

10 Possiamo essere altrettanto sicuri che la disposizione di Dio, che impone ai cristiani di non frequentare il peccatore impenitente che è stato espulso, costituisce una protezione per noi: “Eliminate il vecchio lievito, affinché siate una nuova massa, secondo che siete liberi da fermento”. (1 Corinti 5:7) Evitando anche coloro che si sono volontariamente dissociati, i cristiani sono protetti da possibili idee critiche, indifferenti o persino apostate. — Ebrei 12:15, 16.

Che dire dei parenti?

11 Dio si rende sicuramente conto che il mettere in pratica le sue giuste leggi relative al troncare i rapporti con i trasgressori coinvolge spesso i parenti e influisce su di loro. Come già menzionato, quando un trasgressore israelita veniva giustiziato, i familiari non potevano più avere contatti con lui. Anzi, se un figlio era ubriacone e ghiottone, i suoi genitori erano tenuti a portarlo davanti ai giudici e, se si mostrava impenitente, i genitori dovevano partecipare alla sua giusta esecuzione, ‘per togliere ciò che è male da Israele’. (Deuteronomio 21:18-21) Come si può comprendere, questa non doveva essere una cosa facile per loro. Immaginate anche come potevano sentirsi i fratelli, le sorelle o i nonni del trasgressore. Nondimeno, il fatto di mettere la lealtà al loro giusto Dio al di sopra degli affetti familiari poteva salvare loro la vita.

12 Ricordate il caso di Cora, che capeggiò una rivolta contro l’autorità di Dio esercitata mediante Mosè. Nella sua perfetta giustizia, Geova decise che Cora doveva morire. Ma tutti i leali furono avvertiti: “Allontanatevi, vi prego, d’innanzi alle tende di questi uomini malvagi e non toccate nulla che appartiene a loro, perché non siate spazzati via in tutto il loro peccato”. I parenti che non diedero ascolto all’avvertimento di Dio perirono con i ribelli. Alcuni parenti di Cora scelsero saggiamente di rimanere leali a Geova, cosa che salvò loro la vita e successivamente fece ottenere loro benedizioni. — Numeri 16:16-33; 26:9-11; 2 Cronache 20:19.

13 L’espulsione dalla congregazione cristiana non comporta la morte immediata, per cui i vincoli familiari sussistono. Pertanto un disassociato o dissociato può continuare a vivere a casa con la moglie cristiana e i figli fedeli. Il rispetto verso i giudizi di Dio e il provvedimento preso dalla congregazione spingerà la moglie e i figli a riconoscere che con la sua condotta egli ha alterato il legame spirituale che precedentemente li univa. Ma, dato che la sua disassociazione non pone fine al vincolo coniugale o alla parentela, i normali rapporti familiari e affettivi possono continuare.

14 La situazione è diversa se il disassociato o dissociato è un parente che vive fuori di casa o non è dell’immediata cerchia familiare. Potrebbe essere possibile non avere quasi nessun contatto col parente. Anche se eventuali questioni di famiglia richiedessero qualche contatto, è certo che questi contatti dovrebbero essere mantenuti al minimo, in armonia col principio divino di “non mischiarvi con alcuno che, chiamandosi fratello, sia un fornicatore [o colpevole di un altro peccato grave] . . . con un tale non dovete neppur mangiare”. — 1 Corinti 5:11, Versione Riveduta.

15 Si capisce che questo può essere difficile, a causa dei sentimenti e dei vincoli familiari, ad esempio dell’amore che i nonni provano verso i nipoti. Tuttavia questa è una prova di lealtà a Dio, come spiega la sorella citata a pagina 26. Chiunque provi la tristezza e il dolore che il parente disassociato ha in tal modo causato, può trovare conforto ed essere incoraggiato dall’esempio di alcuni parenti di Cora. — Salmo 84:10-12.

La sentenza della corte

16 Forse vi interesserà conoscere l’esito della causa intentata dalla donna che se l’era presa perché i suoi ex conoscenti non volevano più conversare con lei dopo che aveva scelto di rinnegare la fede, dissociandosi dalla congregazione.

17 Prima che la causa venisse effettivamente dibattuta, una corte distrettuale federale aveva emesso con procedura sommaria un giudizio contro di lei. Il giudizio si basava sul concetto che la corte non deve interferire in questioni disciplinari ecclesiastiche. La donna allora si appellò contro questa decisione. Il parere unanime della corte federale d’appello si basava, con una motivazione più ampia, sul Primo Emendamento (della Costituzione degli Stati Uniti): “Poiché il rifiuto di avere rapporti con le persone espulse è parte integrante della fede dei testimoni di Geova, riteniamo che il principio del ‘libero esercizio’ sancito dalla Costituzione degli Stati Uniti . . . renda inammissibile il ricorso [della donna]. I convenuti hanno il diritto costituzionale di rifiutare di avere rapporti con le persone espulse. Di conseguenza si convalida” il precedente giudizio emesso dalla corte distrettuale.

18 La motivazione della sentenza aggiunge: “[La disassociazione] è praticata dai testimoni di Geova in conformità alla loro interpretazione del testo canonico, e noi non abbiamo il diritto di reinterpretare quel testo . . . I convenuti hanno diritto al libero esercizio delle loro credenze religiose . . . In genere i tribunali non entrano nel merito dei rapporti fra i membri (o gli ex membri) di una chiesa. Le chiese godono di un’ampia libertà d’azione in quanto alla disciplina da impartire ai loro membri o ex membri. Concordiamo con l’opinione espressa da[ll’ex giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti] Jackson secondo cui ‘le attività religiose che concernono esclusivamente gli aderenti di una confessione sono e devono essere assolutamente libere, più libere che sia possibile’ . . . I membri della Chiesa che [lei] aveva deciso di abbandonare hanno stabilito di non voler più avere rapporti con lei. Riteniamo che siano liberi di fare questa scelta”.

19 La corte d’appello ha riconosciuto che, sebbene la donna fosse afflitta perché gli ex conoscenti avevano deciso di non conversare con lei, “permetterle di ottenere un risarcimento per danni morali o non quantificabili rappresenterebbe una limitazione anticostituzionale del libero esercizio della religione da parte dei testimoni di Geova . . . La norma costituzionale che garantisce il libero esercizio della religione richiede che la società tolleri il tipo di danno subìto [dalla donna] come un prezzo che vale la pena pagare per proteggere il diritto di tutti i cittadini di praticare la religione che preferiscono”. Da quando è stata emessa, questa sentenza ha assunto, in un certo senso, ancora maggiore importanza. Come mai? La donna in seguito è ricorsa alla massima corte del paese perché il caso venisse riesaminato e possibilmente la sentenza contro di lei venisse revocata. Ma nel novembre 1987 la Corte Suprema degli Stati Uniti si è rifiutata di farlo.

20 Quindi questo caso importante ha stabilito che una persona disassociata o dissociata non può ricorrere in tribunale per avere un risarcimento dei danni da parte dei testimoni di Geova. Poiché la congregazione seguiva le perfette istruzioni che tutti noi possiamo leggere nella Parola di Dio e le metteva in pratica, la persona soffre per una situazione creata dalle sue stesse azioni.

Molti traggono beneficio dalla disciplina

21 Alcuni estranei, sentendo parlare di disassociazione, tendono a compatire il trasgressore che non può più conversare con quanti fanno parte della congregazione cristiana. Ma non è una compassione fuori luogo? Considerate il beneficio potenziale che il trasgressore e altri possono ricevere.

22 Per esempio, a pagina 26 abbiamo menzionato il commento di Lynette sulla sua scelta di “interrompere qualsiasi contatto” con Margaret, la sua sorella disassociata. Lei e i suoi parenti cristiani ‘credevano che la via di Geova fosse la migliore’. E lo è!

23 In seguito la sorella di Lynette le disse: ‘Se tu avessi preso alla leggera la disassociazione, so di sicuro che non avrei agito così presto per essere riassociata. Il non avere più rapporti coi miei cari né stretti contatti con la congregazione fece nascere in me il forte desiderio di pentirmi. Capii quanto era stata errata la mia condotta e quanto era stato grave l’avere voltato le spalle a Geova’.

24 In un altro caso, furono i genitori di Laurie ad essere disassociati. Eppure lei dice: ‘I miei contatti con loro non cessarono mai, ma anzi aumentarono. Col passar del tempo, divenni sempre meno attiva. Arrivai al punto di non frequentare nemmeno le adunanze’. Poi lesse le informazioni della Torre di Guardia del 15 dicembre 1981 e del 1° gennaio 1982, che ribadivano l’importanza dei consigli di 1 Corinti 5:11-13 e 2 Giovanni 9-11. “Fu come se mi si fosse accesa dentro una lampadina”, scrive. ‘Capii che dovevo fare dei cambiamenti. Ora mi è più chiaro il significato di Matteo 10:34-36. Per la mia famiglia non fu facile accettare la mia decisione, in quanto il mio bambino, che ha cinque anni, è l’unico maschio e gli vogliono un gran bene’. Si spera che la perdita di questa compagnia toccherà il cuore dei genitori, come avvenne nel caso di Margaret. A parte questo, la disciplina ha aiutato Laurie, che dice: ‘Ho ricominciato a uscire nel ministero di campo. Il mio matrimonio e la mia famiglia sono più saldi a motivo del mio cambiamento, e anch’io sono più forte’.

25 Sandi, una donna che era stata disassociata e che in seguito fu riassociata, scrive: ‘Desidero ringraziarvi per gli articoli utilissimi e istruttivi [già menzionati] sulla riprensione e la disassociazione. Sono felice che Geova ami tanto il suo popolo da far sì che la sua organizzazione sia mantenuta pura. Quello che agli estranei può sembrare un atteggiamento rigido, è un provvedimento sia necessario che veramente amorevole. Sono grata che il nostro Padre celeste sia un Dio amorevole e misericordioso’.

26 Infatti lo stesso Dio che esige l’espulsione dei trasgressori impenitenti dalla congregazione indica anche che, se un peccatore si pente e si converte, può essere riassociato. (Anche un dissociato può chiedere di tornare a far parte della congregazione). Dopo di che potrà essere confortato dai cristiani che gli confermeranno il loro amore. (2 Corinti 2:5-11; 7:8-13) Come scrisse Paolo, “nessuna disciplina al presente sembra essere gioiosa, ma dolorosa; tuttavia a quelli che ne sono stati addestrati produce poi un pacifico frutto, cioè giustizia”. — Ebrei 12:11.

[Note in calce]

Qui Giovanni usò chàiro, che indicava un saluto tipo “buon giorno” o “ciao”. (Atti 15:23; Matteo 28:9) Non usò aspàzomai (come nel versetto 13), che significa “abbracciare e, pertanto, salutare, dare il benvenuto”, e che poteva quindi riferirsi a un saluto molto caloroso, accompagnato da un abbraccio. (Luca 10:4; 11:43; Atti 20:1, 37; 1 Tessalonicesi 5:26) Perciò le istruzioni di 2 Giovanni 11 potevano ben voler dire di non rivolgere a costoro nemmeno un semplice “buon giorno”. — Vedi La Torre di Guardia del 15 luglio 1985, pagina 31.

Per un’analisi della situazione che si crea quando un parente viene disassociato, vedi La Torre di Guardia del 1° gennaio 1982, pagine 27-32.

819 F.2d 875 (9a Cir. 1987).

Benché diverse persone siano ricorse in tribunale, nessuna corte ha emesso un giudizio contro i testimoni di Geova per il loro rifiuto scritturale di avere rapporti con le persone espulse.
18/10/2007 11.31
 
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W 15/4/1991


Imiterete la misericordia di Dio?

“Divenite perciò imitatori di Dio, come figli diletti”. — EFESINI 5:1.

NEL bene e nel male, la maggior parte delle persone imita ciò che fanno altri. Chi ci sta intorno, chi può costituire per noi un modello da imitare, può influire in maniera significativa su di noi. L’ispirato scrittore di Proverbi 13:20 avvertì: “Chi cammina con le persone sagge diverrà saggio, ma chi tratta con gli stupidi se la passerà male”. A ragione, quindi, la Parola di Dio dice: “Sii imitatore non di ciò che è male, ma di ciò che è bene. Chi fa il bene ha origine da Dio”. — 3 Giovanni 11.

2 Nella Bibbia abbiamo ottimi esempi di uomini e donne da imitare. (1 Corinti 4:16; 11:1; Filippesi 3:17) Tuttavia, più di ogni altro dovremmo imitare Dio. In Efesini 4:31–5:2, dopo aver elencato atteggiamenti e pratiche da evitare, l’apostolo Paolo ci invitò ad essere ‘teneramente compassionevoli, perdonandoci liberalmente gli uni gli altri’. Poi esortò: “Divenite perciò imitatori di Dio, come figli diletti, e continuate a camminare nell’amore”.

3 Quali sono i modi di fare e le qualità di Dio che dovremmo imitare? La sua personalità e le sue azioni hanno molteplici aspetti, come si può capire dal modo in cui egli descrisse se stesso a Mosè: “Geova, Iddio misericordioso e clemente, lento all’ira e abbondante in amorevole benignità e verità, che conserva l’amorevole benignità a migliaia, che perdona l’errore e la trasgressione e il peccato, ma non esenterà affatto dalla punizione, recando la punizione per l’errore dei padri sui figli e sui nipoti”. — Esodo 34:6, 7.

4 Giacché Geova “ama giustizia e diritto”, dovremmo senz’altro conoscere e imitare questo aspetto della sua personalità. (Salmo 33:5; 37:28) Egli è il Creatore, come pure il supremo Giudice e Legislatore dell’umanità, per cui tratta tutti con giustizia. (Isaia 33:22) Questo risulta chiaramente dal modo in cui esigeva e faceva rispettare la giustizia fra il suo popolo Israele e, in seguito, entro la congregazione cristiana.

Applicata la giustizia divina

5 Quando scelse Israele come suo popolo, Dio chiese agli israeliti se accettavano di ‘ubbidire strettamente alla sua voce e osservare il suo patto’. Riuniti ai piedi del monte Sinai, essi risposero: “Siamo disposti a fare tutto ciò che Geova ha proferito”. (Esodo 19:3-8) Che grossa responsabilità! Mediante angeli, Dio diede agli israeliti circa 600 leggi che essi, come popolo a lui dedicato, avevano la responsabilità di osservare. E se qualcuno non l’avesse fatto? Un esperto della Legge di Dio spiegò: “La parola detta per mezzo degli angeli si dimostrò ferma e ogni trasgressione e atto di disubbidienza ricevette una retribuzione in armonia con la giustizia”. — Ebrei 2:2.

6 Sì, se un israelita non ubbidiva andava incontro a “una retribuzione in armonia con la giustizia”, non la carente giustizia umana, bensì la giustizia del nostro Creatore. Dio stabilì varie pene per chi avesse trasgredito la legge. La pena più severa era lo ‘stroncamento’, l’esecuzione capitale. Vi incorreva chi si macchiava di gravi trasgressioni come idolatria, adulterio, incesto, bestialità, omosessualità, sacrificio dei bambini, assassinio ed errato uso del sangue. (Levitico 17:14; 18:6-17, 21-29) Oltre a ciò, qualunque israelita che violasse deliberatamente e senza pentirsi una qualsiasi legge divina poteva essere ‘stroncato’. (Numeri 4:15, 18; 15:30, 31) Quando veniva eseguita una tale condanna in armonia con la giustizia divina, i discendenti del trasgressore ne avrebbero senz’altro sentito gli effetti.

7 Queste pene sottolineavano quanto fosse grave infrangere la legge divina. Ad esempio, se un figlio diventava un ubriacone o un ghiottone, doveva essere portato davanti a giudici maturi. Se si riscontrava che trasgrediva la legge in maniera deliberata e impenitente, i genitori dovevano essere fra coloro che lo giustiziavano. (Deuteronomio 21:18-21) Chi ha figli può capire che non era facile far questo. Tuttavia Dio sapeva che era una misura necessaria per impedire che la malvagità si diffondesse tra i veri adoratori. (Ezechiele 33:17-19) Era una disposizione di Colui del quale si poteva dire: “Tutte le sue vie sono giustizia. Un Dio di fedeltà, presso cui non è ingiustizia; egli è giusto e retto”. — Deuteronomio 32:4.

8 Dopo molti secoli Dio rigettò la nazione d’Israele e scelse la congregazione cristiana. Ma Geova non era cambiato. Esigeva ancora giustizia e poteva essere descritto come “un fuoco consumante”. (Ebrei 12:29; Luca 18:7, 8) Pertanto continuò ad avere una disposizione che serviva a instillare santo timore nell’intera congregazione espellendo i trasgressori. I cristiani dedicati che divenivano trasgressori impenitenti dovevano essere disassociati.

9 Cosa comporta la disassociazione? Abbiamo un esempio pratico osservando come fu affrontato un problema nel I secolo. A Corinto un cristiano aveva una relazione immorale con la moglie di suo padre e non si era pentito, perciò Paolo dispose che fosse espulso da quella congregazione. Questo andava fatto per proteggere la purezza del popolo di Dio, poiché “un po’ di lievito fa fermentare l’intera massa”. Espellendolo si sarebbe impedito che la sua malvagità disonorasse sia Dio che il Suo popolo. La severa misura disciplinare della disassociazione avrebbe anche potuto farlo tornare in sé e instillare in lui e nella congregazione il giusto timore di Dio. — 1 Corinti 5:1-13; confronta Deuteronomio 17:2, 12, 13.

10 Dio comanda che, se un malvagio viene espulso, i cristiani devono ‘cessare di mischiarsi in sua compagnia, non mangiando nemmeno con un tal uomo’. In questo modo i leali che rispettano e vogliono seguire la legge di Dio troncano con lui ogni rapporto, compresi i rapporti sociali. Alcuni di questi cristiani leali potrebbero essere parenti che non fanno parte dell’immediata cerchia familiare né vivono con il trasgressore. Per loro potrebbe essere difficile seguire questo comando divino, proprio come non era facile per i genitori ebrei sotto la Legge mosaica essere fra coloro che giustiziavano un figlio malvagio. Ma il comando divino è chiaro; possiamo quindi essere certi che la disassociazione è un provvedimento giusto. — 1 Corinti 5:1, 6-8, 11; Tito 3:10, 11; 2 Giovanni 9-11; vedi La Torre di Guardia, 1° gennaio 1982, pagine 27-32; 15 aprile 1988, pagine 28-31.

11 Ricordate, però, che il nostro Dio non è solo giusto; è anche “abbondante in amorevole benignità”, e “perdona l’errore e la trasgressione”. (Numeri 14:18) La sua Parola indica chiaramente che chi è disassociato può pentirsi e cercare il perdono divino. Cosa succede in tal caso? Sorveglianti esperti possono incontrarsi con lui per poi determinare, attentamente e in preghiera, se sta mostrando pentimento per la trasgressione che ha portato alla sua disassociazione. (Confronta Atti 26:20). Se è così, egli può essere riassociato, come 2 Corinti 2:6-11 indica che avvenne nel caso dell’uomo di Corinto. Alcuni espulsi, però, sono lontani dalla congregazione di Dio ormai da anni; si può fare qualcosa per aiutarli a trovare la via del ritorno?

Equilibrio fra giustizia e misericordia

12 Finora abbiamo parlato principalmente di una sola delle qualità di Dio menzionate in Esodo 34:6, 7. Questi versetti, però, non sottolineano solo la giustizia di Dio, e coloro che desiderano imitarlo non si concentrano solamente sull’applicare la giustizia. Se doveste costruire un modellino del tempio di Salomone, studiereste solo una delle sue colonne? (1 Re 7:15-22) No, poiché difficilmente questo vi darebbe un’idea equilibrata della natura e del ruolo del tempio. Analogamente, se desideriamo imitare Dio dobbiamo copiare anche altre sue caratteristiche e qualità, ad esempio essendo ‘misericordiosi e clementi, lenti all’ira e abbondanti in amorevole benignità e verità, conservando l’amorevole benignità a migliaia, perdonando l’errore’.

13 La misericordia e la disponibilità a perdonare sono qualità fondamentali di Dio, come vediamo dal modo in cui trattò Israele. L’Iddio di giustizia non esentò gli israeliti dalla punizione per i loro ripetuti errori, tuttavia fu molto misericordioso e pronto a perdonare. “Fece conoscere le sue vie a Mosè, le sue opere anche ai figli d’Israele. Geova è misericordioso e clemente, lento all’ira e abbondante in amorevole benignità. Non continuerà a trovar da ridire per ogni tempo, né proverà risentimento a tempo indefinito”. (Salmo 103:7-9; 106:43-46) Sì, considerando in retrospettiva il modo in cui Dio ha agito per secoli è evidente che queste parole sono vere. — Salmo 86:15; 145:8, 9; Michea 7:18, 19.

14 Visto che Gesù Cristo ‘è il riflesso della gloria di Dio e l’esatta rappresentazione del suo stesso essere’, dovremmo aspettarci che sia altrettanto misericordioso e disposto a perdonare. (Ebrei 1:3) Egli mostrò queste qualità, com’è evidente dal modo in cui trattò gli altri. (Matteo 20:30-34) Gesù diede risalto alla misericordia anche dicendo ciò che leggiamo nel capitolo 15 di Luca. Le tre illustrazioni riportate in questo capitolo dimostrano che Gesù imitò Geova, e ci insegnano lezioni importantissime.

Preoccupazione per ciò che era smarrito

15 Queste illustrazioni dimostrano che Dio si interessa misericordiosamente dei peccatori, e ci provvedono un modello armonioso da imitare. Notate in che circostanza furono pronunciate: “Or tutti gli esattori di tasse e i peccatori si avvicinavano a [Gesù] per ascoltarlo. Quindi i farisei e gli scribi brontolavano, dicendo: ‘Quest’uomo accoglie i peccatori e mangia con loro’”. — Luca 15:1, 2.

16 Tutte le persone coinvolte erano ebree. I farisei e gli scribi si vantavano della loro presunta scrupolosità nell’osservare la Legge mosaica, ostentando una specie di giustizia legalistica. Ma Dio non era d’accordo con tale giustizia arbitraria. (Luca 16:15) Gli esattori di tasse qui menzionati erano evidentemente ebrei che raccoglievano le tasse per Roma. Visto che molti di loro esigevano somme eccessive dai loro connazionali, gli esattori di tasse erano una categoria disprezzata. (Luca 19:2, 8) Erano classificati con i “peccatori”, che includevano persone immorali, persino meretrici. (Luca 5:27-32; Matteo 21:32) Ma Gesù chiese ai capi religiosi che brontolavano:

17 “Chi è fra voi l’uomo che, avendo cento pecore, se ne smarrisce una non lascia le novantanove nel deserto e non va in cerca della smarrita finché non la trovi? E, trovatala, se la mette sulle spalle, rallegrandosi. E giunto a casa, raduna gli amici e i vicini, dicendo loro: ‘Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era smarrita’. Vi dico che così ci sarà più gioia in cielo per un peccatore che si pente che per novantanove giusti che non hanno bisogno di pentirsi”. I capi religiosi potevano capire il paragone, essendo abituati a vedere pecore e pastori. Preoccupato, il pastore lasciò novantanove pecore a pascolare nel luogo consueto per andare in cerca di quella smarrita. Perseverò finché non l’ebbe trovata, dopo di che riportò teneramente nel gregge la pecora impaurita. — Luca 15:4-7.

18 Gesù fece poi una seconda illustrazione: “O quale donna che ha dieci dramme, se smarrisce una dramma, non accende una lampada e spazza la casa e la cerca attentamente finché non la trovi? E, trovatala, raduna le amiche e le vicine, dicendo: ‘Rallegratevi con me, perché ho trovato la dramma che avevo smarrito’. Così, vi dico, c’è gioia fra gli angeli di Dio per un peccatore che si pente”. (Luca 15:8-10) Una dramma valeva quasi quanto il salario giornaliero di un lavoratore. La moneta della donna forse faceva parte del patrimonio di famiglia, oppure di un ornamento fatto di monete. La donna cercò attentamente la moneta che aveva smarrito finché non la trovò, dopo di che lei e le sue amiche si rallegrarono. Cosa ci insegna questo riguardo a Dio?

Gioia in cielo: a motivo di che cosa?

19 Queste due illustrazioni furono fatte in risposta alle critiche mosse a Gesù, che qualche mese prima si era identificato come “il pastore eccellente” disposto a cedere la sua anima per le sue pecore. (Giovanni 10:11-15) Ciò nondimeno, non si riferivano primariamente a Gesù. Le lezioni che gli scribi e i farisei dovevano imparare vertevano sul modo di pensare e di agire di Dio. Gesù pertanto disse che c’è gioia in cielo per un peccatore che si pente. Quei capi religiosi sostenevano di servire Geova, ma non lo stavano imitando. L’atteggiamento misericordioso di Gesù, invece, rifletteva la volontà del Padre suo. — Luca 18:10-14; Giovanni 8:28, 29; 12:47-50; 14:7-11.

20 Se una su cento era motivo di gioia, una moneta su dieci lo era di più. Ancor oggi possiamo immaginare l’emozione delle donne che si rallegrano per aver trovato la moneta! Anche qui, la lezione che impariamo riguarda il cielo, perché “gli angeli di Dio” gioiscono insieme a Geova “per un peccatore che si pente”. Notate: “che si pente”. In effetti, queste illustrazioni riguardavano peccatori che si pentono. E potete notare che entrambe sottolineavano che era appropriato provare gioia per il loro pentimento.

21 Quei capi religiosi fuorviati che si compiacevano di ubbidire alla Legge in maniera superficiale trascuravano il fatto che Dio è “misericordioso e clemente, . . . che perdona l’errore e la trasgressione e il peccato”. (Esodo 34:6, 7) Se avessero imitato questo aspetto del modo di agire e della personalità di Dio, avrebbero apprezzato la misericordia che Gesù mostrava ai peccatori che si pentivano. Che dire di noi? Prendiamo a cuore questa lezione e la mettiamo in pratica? Notate la terza illustrazione di Gesù.

Pentimento e misericordia all’opera

22 Spesso questa è stata definita la parabola del figliol prodigo. Leggendola, però, potete capire perché alcuni la considerano la parabola dell’amore paterno. Essa parla del figlio più giovane di una famiglia, il quale si fa dare dal padre la sua parte di eredità. (Confronta Deuteronomio 21:17). Questo figlio se ne va in un paese lontano, dove sperpera tutto vivendo una vita dissoluta, è costretto a farsi assumere come mandriano di porci e si riduce persino a desiderare il cibo dei porci. Alla fine torna in sé e decide di ritornare a casa, anche solo per lavorare come salariato per il padre. Mentre si avvicina a casa, suo padre prende l’iniziativa e lo accoglie, al punto che prepara una festa. Il fratello maggiore, che era rimasto a casa a lavorare, si risente a motivo della misericordia del padre. Questi, però, gli dice che bisogna rallegrarsi perché il figlio che era morto ora è vivo. — Luca 15:11-32.

23 Alcuni scribi e farisei forse avranno ritenuto di essere paragonati al figlio maggiore, mentre i peccatori assomigliavano a quello più giovane. Ma afferrarono il punto principale dell’illustrazione? Lo afferriamo noi? Essa sottolinea un’eccezionale qualità del nostro misericordioso Padre celeste, il fatto che è disposto a perdonare i peccatori qualora ci sia un sincero pentimento e una conversione da parte loro. L’illustrazione avrebbe dovuto indurre gli ascoltatori ad accogliere con gioia la redenzione dei peccatori pentiti. Questo è il modo in cui Dio vede le cose e agisce, e coloro che lo imitano fanno altrettanto. — Isaia 1:16, 17; 55:6, 7.

24 Chiaramente, la giustizia contraddistingue tutte le vie di Dio, perciò chi vuole imitare Geova apprezza profondamente la giustizia e la persegue. Ma il nostro Dio non agisce ispirandosi a una giustizia astratta o inflessibile. La sua misericordia e il suo amore sono grandi: lo dimostra il fatto che è pronto a perdonare chi è sinceramente pentito. È quindi appropriato che Paolo abbia messo in relazione il perdonare con l’imitare Dio: “[Perdonatevi] liberalmente gli uni gli altri, come anche Dio vi ha liberalmente perdonati mediante Cristo. Divenite perciò imitatori di Dio, come figli diletti, e continuate a camminare nell’amore”. — Efesini 4:32–5:2.

25 I veri cristiani si sforzano da tempo di imitare la giustizia di Geova, come pure la sua misericordia e la sua prontezza a perdonare. Meglio conosciamo Geova, più facile dovrebbe essere per noi imitarlo sotto questi aspetti. Ma come potremmo mettere in pratica tutto questo nei confronti di qualcuno a cui è stata giustamente impartita una severa misura disciplinare per aver perseguito una condotta peccaminosa? Vediamo.

[Nota in calce]

“La scomunica nell’accezione più generale è l’azione deliberata mediante la quale un gruppo nega i privilegi derivanti dall’appartenervi a individui che un tempo erano membri che godevano di buona reputazione. . . . In epoca cristiana con scomunica si venne a indicare un atto di esclusione mediante il quale una comunità religiosa nega ai trasgressori i sacramenti, l’adorazione congregazionale e forse qualsiasi tipo di contatto sociale”. — The International Standard Bible Encyclopedia.
18/10/2007 11.32
 
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Imitiamo oggi la misericordia di Dio

“Cadiamo, ti prego, nella mano di Geova, poiché molte sono le sue misericordie”. — 2 SAMUELE 24:14.

IL RE Davide sapeva per esperienza che Geova è più misericordioso degli uomini. Essendo fiducioso che le vie di Dio sono le migliori, Davide desiderava conoscere le Sue vie e camminare nella Sua verità. (1 Cronache 21:13; Salmo 25:4, 5) La pensate anche voi come Davide?

2 La Bibbia ci aiuta a capire il modo di pensare di Dio, anche su questioni come il modo in cui dovremmo comportarci se qualcuno pecca contro di noi. Ai suoi apostoli, che in seguito sarebbero diventati sorveglianti cristiani, Gesù disse: “Se il tuo fratello commette un peccato, va e metti a nudo la sua colpa fra te e lui solo. Se ti ascolta, hai guadagnato il tuo fratello”. La colpa qui menzionata non è una semplice offesa personale, bensì un peccato grave, come la frode o la calunnia. Gesù disse che, se così facendo non si risolve la questione e se ci sono testimoni, chi ha subìto il torto dovrebbe portarli con sé per dimostrare che c’è stato un torto. Questo passo è forse l’ultima risorsa? No. “Se [il peccatore] non li ascolta, parla alla congregazione. Se egli non ascolta neanche la congregazione, ti sia proprio come un uomo delle nazioni e come un esattore di tasse”. — Matteo 18:15-17.

3 Essendo ebrei, gli apostoli capivano bene cosa significava trattare un peccatore “come un uomo delle nazioni e come un esattore di tasse”. Gli ebrei evitavano la compagnia di persone delle nazioni, e disprezzavano gli ebrei che raccoglievano le tasse per Roma. (Giovanni 4:9; Atti 10:28) Gesù stava quindi raccomandando ai discepoli di smettere di frequentare un peccatore che fosse stato rigettato dalla congregazione. Ma come si concilia questo con il fatto che Gesù a volte stava in compagnia di esattori di tasse?

4 Luca 15:1 dice: “Tutti gli esattori di tasse e i peccatori si avvicinavano a lui per ascoltarlo”. Non che ciascun esattore di tasse e ciascun peccatore fosse lì; il versetto dice “tutti” nel senso che ce n’erano molti. (Confronta Luca 4:40). Quali esattori di tasse e peccatori erano lì? Quelli che ci tenevano a essere perdonati dei loro peccati. In precedenza, alcuni di loro erano stati attratti dal messaggio di pentimento predicato da Giovanni il Battezzatore. (Luca 3:12; 7:29) Perciò Gesù, predicando agli esattori che erano andati da lui, non contraddiceva la sua raccomandazione espressa in Matteo 18:17. Notate che “molti esattori di tasse e peccatori [udirono Gesù] e lo seguivano”. (Marco 2:15) Non si trattava di persone che desideravano continuare a comportarsi male, rifiutando qualsiasi aiuto. Al contrario, avevano udito il messaggio di Gesù e il loro cuore era rimasto toccato. Predicando loro anche se peccavano ancora, nonostante probabilmente stessero cercando di cambiare, “il pastore eccellente” stava imitando il suo Padre misericordioso. — Giovanni 10:14.

Il perdono, un obbligo cristiano

5 Che il nostro Padre sia disposto a perdonare ce lo assicurano versetti come questi: “Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni ingiustizia”. “Vi scrivo queste cose affinché non commettiate peccato. Eppure, se qualcuno commette peccato, abbiamo un soccorritore presso il Padre, Gesù Cristo, il giusto”. (1 Giovanni 1:9; 2:1) Può un disassociato ottenere il perdono?

6 Sì. Quando un peccatore impenitente viene disassociato, gli anziani che rappresentano la congregazione gli spiegano che può pentirsi ed essere perdonato da Dio. Può assistere alle adunanze nella Sala del Regno, dove può ricevere l’istruzione biblica che può aiutarlo a pentirsi. (Confronta 1 Corinti 14:23-25). Col tempo, può chiedere di essere riassociato, riammesso nella pura congregazione. A questo punto gli anziani si incontreranno con lui per cercare di determinare se è pentito e se ha abbandonato la sua condotta peccaminosa. (Matteo 18:18) In tal caso potrà essere riassociato, in armonia con il modello che troviamo in 2 Corinti 2:5-8. Se è rimasto disassociato per molti anni dovrà fare un grande sforzo per progredire. Forse in seguito avrà anche bisogno di considerevole aiuto per edificare la sua conoscenza biblica e il suo apprezzamento così da divenire un cristiano spiritualmente forte.

Tornare a Geova

7 Ma possono gli anziani stessi prendere qualche iniziativa nell’avvicinare un disassociato? Sì. La Bibbia mostra che la misericordia non si esprime solo in maniera negativa, trattenendo una punizione, ma spesso con azioni positive. Abbiamo l’esempio di Geova. Prima di mandare in esilio il suo popolo infedele, egli offrì loro profeticamente la possibilità di ritornare: “Ricorda queste cose, o Giacobbe, e tu, o Israele, perché sei il mio servitore. . . . Certamente cancellerò le tue trasgressioni proprio come con una nube, e i tuoi peccati proprio come con una massa di nuvole. Torna a me, poiché certamente ti ricomprerò”. — Isaia 44:21, 22.

8 Poi, durante l’esilio, Geova fece ulteriori passi, agendo in maniera positiva. Inviò suoi rappresentanti, i profeti, per invitare Israele a ‘cercarlo e trovarlo’. (Geremia 29:1, 10-14) In Ezechiele 34:16 paragonò se stesso a un pastore e il popolo della nazione d’Israele a pecore smarrite: “Ricercherò la smarrita, e ricondurrò la dispersa”. Anche in Geremia 31:10 Geova si paragonò a un pastore nei confronti degli israeliti. E non si raffigurò come un pastore che aspetta all’ovile che la pecora smarrita faccia ritorno, bensì come un pastore che va in cerca delle pecore che si sono smarrite. Notate che anche quando il popolo in generale era impenitente e in esilio, Dio prese l’iniziativa nell’invitarli a tornare. E in armonia con Malachia 3:6, Dio non avrebbe cambiato il suo modo di fare nella disposizione cristiana.

9 Non suggerisce tutto questo che potrebbe essere opportuno prendere qualche iniziativa nei confronti di alcuni che sono disassociati e che forse ora sono pentiti? Ricordate che l’apostolo Paolo comandò di rimuovere l’uomo malvagio dalla congregazione di Corinto. In seguito egli esortò i componenti della congregazione a confermare il loro amore a tale uomo a motivo del suo pentimento, che portò poi alla sua riassociazione. — 1 Corinti 5:9-13; 2 Corinti 2:5-11.

10 L’enciclopedia precedentemente citata diceva: ‘La principale giustificazione logica della scomunica era quella di proteggere le norme del gruppo: “un po’ di lievito fa fermentare l’intera massa” (1 Cor. 5:6). Questo motivo è chiaro in quasi tutti i brani biblici e in quelli estranei al canone, ma alla base della supplica di Paolo riportata in 2 Cor. 2:7-10 c’era l’interessamento per l’individuo, anche dopo l’espulsione’. (Il corsivo è nostro). Sarebbe quindi logico che oggi i pastori del gregge mostrassero un simile interessamento. (Atti 20:28; 1 Pietro 5:2) Parenti ed ex amici possono sperare che un disassociato torni; tuttavia, per rispetto verso il comando di 1 Corinti 5:11, non stanno in compagnia di chi è espulso. Lasciano che siano i pastori nominati a prendere l’iniziativa per vedere se tale persona desidera tornare.

11 Non sarebbe appropriato nemmeno per gli anziani prendere l’iniziativa nei confronti di alcuni espulsi, come gli apostati, che ‘dicono cose storte per trarsi dietro dei discepoli’. Essi sono ‘falsi maestri che cercano di introdurre distruttive sette e di sfruttare la congregazione con parole finte’. (Atti 20:30; 2 Pietro 2:1, 3) La Bibbia non dà neanche alcun motivo per andare in cerca di disassociati che sono bellicosi o che incoraggiano attivamente la trasgressione. — 2 Tessalonicesi 2:3; 1 Timoteo 4:1; 2 Giovanni 9-11; Giuda 4, 11.

12 Tuttavia, molti che sono stati espulsi non sono così. Alcuni forse hanno cessato di compiere la grave trasgressione a motivo della quale erano stati disassociati. Altri avranno fatto uso di tabacco, o in passato avranno ecceduto nel bere, ma forse ora non cercano di indurre altri a trasgredire. Ricordate che, anche prima che gli israeliti esiliati tornassero a lui, Dio mandò dei rappresentanti per esortarli a tornare. La Bibbia non rivela se Paolo o gli anziani della congregazione di Corinto presero qualche iniziativa per verificare la condizione del disassociato. Quando quell’uomo si pentì e smise di commettere immoralità, Paolo disse alla congregazione di riassociarlo.

13 In tempi recenti è successo che degli anziani abbiano incontrato per caso persone disassociate. Ove ciò era appropriato, il pastore ha spiegato brevemente i passi da intraprendere per essere riassociati. Alcune persone del genere si sono pentite e sono state riassociate. Queste esperienze gioiose indicano che alcuni che sono stati disassociati o che si sono dissociati potrebbero reagire positivamente se venissero avvicinati con misericordia dai pastori. Ma cosa possono fare in proposito gli anziani? Al massimo una volta all’anno, il corpo degli anziani dovrebbe vedere se nel territorio della congregazione abitano persone del genere. Gli anziani dovrebbero interessarsi in particolare di coloro che sono espulsi da più di un anno. In base alle circostanze, se sarà opportuno, incaricheranno due anziani (se possibile, due che conoscano la situazione) di far visita a tali individui. Tuttavia, non andranno da nessuno che si dimostri critico o pericoloso o che abbia fatto sapere di non voler ricevere aiuto. — Romani 16:17, 18; 1 Timoteo 1:20; 2 Timoteo 2:16-18.

14 I due pastori potrebbero telefonare alla persona per disporre una breve visita, oppure passare da lei in un orario adatto. Nel corso della visita non c’è bisogno che siano severi o anche solo freddi; dovrebbero dimostrare con calore il loro misericordioso interessamento. Anziché riandare a ciò che è accaduto in passato, potrebbero esaminare versetti biblici come Isaia 1:18 e 55:6, 7 e Giacomo 5:20. Se alla persona interessa tornare nel gregge di Dio, potrebbero spiegarle con gentilezza i passi da fare, come ad esempio leggere la Bibbia e pubblicazioni della Società (Watch Tower) e frequentare le adunanze nella Sala del Regno.

15 Questi anziani dovranno usare sapienza e discernimento per determinare se c’è qualche indicazione di pentimento e se è il caso di tornare a fare una visita. Devono ricordare, naturalmente, che alcuni disassociati non saranno mai ‘ravvivati a pentimento’. (Ebrei 6:4-6; 2 Pietro 2:20-22) Dopo la visita, i due faranno una breve relazione orale al comitato di servizio della congregazione. Questo, a sua volta, informerà il corpo degli anziani alla sua successiva adunanza. Con la loro iniziativa misericordiosa, gli anziani avranno rispecchiato il punto di vista di Dio: “‘Tornate a me, e certamente io tornerò a voi’, ha detto Geova degli eserciti”. — Malachia 3:7.

Altro aiuto misericordioso

16 Che dire di quelli di noi che non sono sorveglianti e non prenderanno iniziative del genere nei confronti di persone disassociate? Cosa possiamo fare in armonia con questa disposizione e a imitazione di Geova?

17 Fintanto che qualcuno è disassociato o dissociato dobbiamo seguire il comando: ‘Cessate di mischiarvi in compagnia di qualcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo’. (1 Corinti 5:11) Ma questa norma biblica non dovrebbe influire sul modo in cui consideriamo i familiari cristiani che vivono con il disassociato. Gli antichi ebrei disprezzavano a tal punto gli esattori di tasse che avevano in odio anche le loro famiglie. Gesù non approvò questo modo di fare. Disse che un peccatore che rifiutava d’essere aiutato andava trattato “proprio come un uomo delle nazioni e come un esattore di tasse”, ma non che i suoi familiari cristiani andassero trattati allo stesso modo. — Matteo 18:17.

18 Dovremmo sostenere in maniera particolare i familiari che sono cristiani fedeli. Probabilmente, vivendo con una persona espulsa che può in effetti scoraggiare le loro attività spirituali, essi hanno già la loro parte di sofferenze e difficoltà. La persona espulsa potrebbe preferire che altri cristiani non vengano in casa sua; oppure, se dei cristiani fanno visita ai familiari leali, potrebbe non avere la discrezione di evitarli. Potrebbe anche ostacolare la famiglia nei suoi sforzi per assistere a tutte le adunanze e le assemblee cristiane. (Confronta Matteo 23:13). I cristiani che hanno questo problema meritano davvero la nostra misericordia. — 2 Corinti 1:3, 4.

19 Un modo in cui possiamo mostrare tenera misericordia è quello di ‘parlare in maniera consolante’ e incoraggiante con tali familiari fedeli. (1 Tessalonicesi 5:14) Ci sono anche ottime occasioni per offrire aiuto prima e dopo le adunanze, durante il servizio di campo o quando si è insieme per altri motivi. Non c’è bisogno di toccare l’argomento della disassociazione: ci sono molti argomenti edificanti di cui possiamo parlare. (Proverbi 25:11; Colossesi 1:2-4) Mentre gli anziani continueranno a pascere i familiari cristiani, potremmo riscontrare che anche noi possiamo andarli a trovare senza avere rapporti con la persona espulsa. Se quando facciamo visita o telefoniamo dovesse risponderci il disassociato, possiamo semplicemente chiedere del parente cristiano che stiamo cercando. A volte i familiari cristiani possono essere in grado di accettare un invito a casa nostra per stare in compagnia. Il punto è che essi, giovani e meno giovani, sono nostri compagni di servizio, membri diletti della congregazione di Dio, e non devono essere isolati. — Salmo 10:14.

20 Un’altra possibilità per mostrare misericordia si apre quando una persona espulsa viene riassociata. Le illustrazioni di Gesù indicano la gioia che c’è in cielo quando ‘un peccatore si pente’. (Luca 15:7, 10) Riguardo all’uomo che era stato disassociato, Paolo scrisse ai corinti: ‘Ora benignamente perdonatelo e confortatelo affinché non sia in qualche modo inghiottito dalla sua eccessiva tristezza. Perciò vi esorto a confermargli il vostro amore’. (2 Corinti 2:7, 8) Applichiamo questo consiglio in maniera equilibrata e amorevole nei giorni e nelle settimane che seguono una riassociazione.

21 L’illustrazione di Gesù del figlio prodigo fa notare un pericolo che dobbiamo evitare. Il fratello maggiore non si rallegrò quando il figlio prodigo fece ritorno, anzi, se ne risentì. Non vogliamo fare altrettanto, serbando rancore per un torto passato oppure non essendo contenti che qualcuno venga riassociato. Al contrario, la nostra meta è quella di essere come il padre, che raffigurava l’atteggiamento di Geova. Il padre fu felice che suo figlio, che era perduto e come morto, fosse stato ritrovato, fosse tornato in vita. (Luca 15:25-32) Pertanto, parleremo liberamente con il fratello riassociato e lo incoraggeremo anche in altri modi. Sì, dovremmo far capire chiaramente che mostriamo misericordia, come la mostra il nostro Padre celeste, che è misericordioso e pronto a perdonare. — Matteo 5:7.

22 Non c’è dubbio che, se vogliamo imitare il nostro Dio, dobbiamo mostrare misericordia in armonia con i suoi comandi e la sua giustizia. Descrivendolo, il salmista dice: “Geova è clemente e misericordioso, lento all’ira e grande in amorevole benignità. Geova è buono verso tutti, e le sue misericordie sono su tutte le sue opere”. (Salmo 145:8, 9) Che amorevole esempio per i cristiani!

[Note in calce]

“Gli esattori di tasse erano specialmente disprezzati dalla popolazione ebraica della Palestina per diversi motivi: (1) raccoglievano denaro per la potenza straniera che occupava il territorio di Israele, per cui indirettamente sostenevano tale oltraggio; (2) era risaputo che erano privi di scrupoli e si arricchivano alle spalle dei loro connazionali; e (3) a motivo del loro lavoro erano costantemente in contatto con i gentili, il che li rendeva cerimonialmente impuri. Il disprezzo per gli esattori di tasse si ritrova tanto nel NT [Nuovo Testamento] che negli scritti rabbinici . . . Secondo questi ultimi l’odio si doveva estendere anche alla famiglia dell’esattore di tasse”. — The International Standard Bible Encyclopedia.

Se un disassociato vive insieme ai suoi familiari cristiani, continuerà ad avere rapporti normali con loro e a partecipare alle attività quotidiane della famiglia. Questo significa che potrebbe anche essere presente quando la famiglia considera informazioni spirituali. — Vedi La Torre di Guardia del 15 novembre 1988, pagine 19-20.

Vedi l’Annuario dei testimoni di Geova del 1991, pagine 53-4.

Qualsiasi Testimone che, durante la predicazione di casa in casa o in qualche altro modo, venga a sapere che un disassociato abita nel territorio, dovrebbe informarne gli anziani.
18/10/2007 11.33
 
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W 1/7/1992


Anziani, giudicate con giustizia

“Quando avete un’udienza tra i vostri fratelli, dovete giudicare con giustizia”. — DEUTERONOMIO 1:16.

IN QUALITÀ di Giudice supremo, Geova ha delegato a suo Figlio l’autorità di giudicare. (Giovanni 5:27) A sua volta Cristo, quale Capo della congregazione cristiana, impiega la classe dello schiavo fedele e discreto e il suo Corpo Direttivo per nominare anziani, che a volte devono agire da giudici. (Matteo 24:45-47; 1 Corinti 5:12, 13; Tito 1:5, 9) Come giudici delegati, questi hanno l’obbligo di seguire scrupolosamente l’esempio dei Giudici celesti, Geova e Cristo Gesù.

Cristo, Giudice esemplare

2 Di Cristo nel ruolo di Giudice era stato profeticamente scritto: “Su di lui deve posarsi lo spirito di Geova, lo spirito di sapienza e di intendimento, lo spirito di consiglio e di potenza, lo spirito di conoscenza e del timore di Geova; e da parte sua ci sarà gioia nel timore di Geova. Ed egli non giudicherà da ciò che solo appare ai suoi occhi, né riprenderà semplicemente secondo la cosa udita dai suoi orecchi. E deve giudicare con giustizia i miseri, e deve dare riprensione con rettitudine a favore dei mansueti della terra”. — Isaia 11:2-4.

3 Notate in questa profezia le qualità che consentono a Cristo di “giudicare la terra abitata con giustizia”. (Atti 17:31) Egli giudica in armonia con lo spirito di Geova, con sapienza, intendimento, consiglio e conoscenza divini. Notate pure che egli giudica nel timore di Geova. Per questo il “tribunale del Cristo”, in senso rappresentativo, è il “tribunale di Dio”. (2 Corinti 5:10; Romani 14:10) Cristo si accerta di giudicare le cose nel modo in cui le giudica Dio. (Giovanni 8:16) Non giudica in base alle apparenze o a ciò che ha sentito dire. Giudica con rettitudine a favore dei mansueti e dei miseri. Che magnifico Giudice! E che splendido esempio per gli uomini imperfetti che oggi sono chiamati a giudicare!

Giudici terreni

4 Le Scritture indicano che i cristiani unti, un gruppo relativamente piccolo i cui primi componenti furono i dodici apostoli, saranno associati a Cristo Gesù come giudici durante il Millennio. (Luca 22:28-30; 1 Corinti 6:2; Rivelazione 20:4) Un rimanente degli unti membri dell’Israele spirituale sulla terra fu esso stesso giudicato e ristabilito nel 1918-19. (Malachia 3:2-4) Circa questo ristabilimento dell’Israele spirituale era stato profetizzato: “Ricondurrò per te giudici come da principio, e per te consiglieri come all’inizio”. (Isaia 1:26) Così, proprio come aveva fatto “all’inizio” dell’Israele carnale, Geova ha dato al rimanente ristabilito giusti giudici e consiglieri.

5 Dapprima gli ‘uomini saggi posti come giudici’ erano tutti anziani unti. (1 Corinti 6:4, 5) Nel libro di Rivelazione i sorveglianti unti fedeli e rispettati sono raffigurati nella mano destra di Gesù, cioè sotto la sua autorità e la sua guida. (Rivelazione 1:16, 20; 2:1) Dal 1935 gli unti hanno ricevuto il leale sostegno di una sempre più numerosa “grande folla”, che nutre la speranza di sopravvivere alla “grande tribolazione” e di vivere per sempre su una terra paradisiaca. (Rivelazione 7:9, 10, 14-17) Mentre si avvicina “il matrimonio dell’Agnello”, un crescente numero di componenti della grande folla vengono nominati dall’unto Corpo Direttivo perché prestino servizio come anziani e giudici nelle oltre 66.000 congregazioni dei testimoni di Geova sparse in tutta la terra. (Rivelazione 19:7-9) Mediante scuole speciali vengono addestrati per assolvere responsabilità nella società della “nuova terra”. (2 Pietro 3:13) La Scuola di Ministero del Regno, tenuta alla fine del 1991 in molti paesi, ha sottolineato l’importanza di trattare dovutamente le questioni giudiziarie. Gli anziani che servono da giudici sono tenuti a imitare Geova e Cristo Gesù, i cui giudizi sono veraci e giusti. — Giovanni 5:30; 8:16; Rivelazione 19:1, 2.

Giudici che ‘si comportano con timore’

6 Se Cristo stesso giudica nel timore di Geova e con l’aiuto del Suo spirito, quanto più dovrebbero farlo gli anziani imperfetti! Quando vengono incaricati di prestare servizio in un comitato giudiziario, devono ‘comportarsi con timore’, invocando “il Padre che giudica imparzialmente” affinché li aiuti a giudicare con giustizia. (1 Pietro 1:17) Devono ricordare che hanno a che fare con delle vite o “anime” umane, di cui dovranno ‘rendere conto’. (Ebrei 13:17) Stando così le cose, dovranno sicuramente rendere conto a Geova anche di qualunque errore giudiziario commettano e che si sarebbe potuto evitare. Nel suo commento a Ebrei 13:17, J. H. A. Ebrard scrive: “Il pastore ha il dovere di vigilare sulle anime affidate alla sua cura e . . . deve rendere conto di esse tutte, anche di quelle che si sono perse per colpa sua. Questa è una parola solenne. Ogni ministro della parola tenga presente che ha accettato volontariamente questo incarico di enorme responsabilità”. — Confronta Giovanni 17:12; Giacomo 3:1.

7 Gli anziani che servono come giudici dovrebbero ricordare che in ciascun caso i veri Giudici sono Geova e Cristo Gesù. Ricordate cosa fu detto ai giudici di Israele: “Non per l’uomo giudicate ma per Geova; ed egli è con voi nella questione del giudizio. E ora il terrore di Geova venga su di voi. . . . Dovete fare in questo modo per non incorrere nella colpa”. (2 Cronache 19:6-10) Con timore reverenziale, gli anziani che esaminano un caso devono fare tutto il possibile per essere certi che Geova sia veramente ‘con loro nella questione del giudizio’. La loro decisione dovrebbe accuratamente rispecchiare il modo in cui Geova e Cristo considerano la questione. Ciò che essi simbolicamente ‘legano’ (giudicano colpevole) o ‘sciolgono’ (giudicano innocente) sulla terra dovrebbe essere ciò che è già stato legato o sciolto in cielo, come viene rivelato da ciò che è scritto nell’ispirata Parola di Dio. Se si rivolgono a Geova in preghiera nel nome di Gesù, Gesù sarà “in mezzo a loro” per aiutarli. (Matteo 18:18-20; La Torre di Guardia, 15 febbraio 1988, pagina 9) L’atmosfera di un’udienza giudiziaria dovrebbe indicare che Cristo è veramente in mezzo a loro.

Pastori a tempo pieno

8 Gli anziani non giudicano a tempo pieno. Sono pastori a tempo pieno. Il loro scopo è quello di sanare, non di punire. (Giacomo 5:13-16) L’idea basilare contenuta nella parola greca per sorvegliante (epìskopos) è quella di cura protettiva. Il Grande Lessico del Nuovo Testamento di G. Kittel dice che, abbinato a “pastore” in 1 Pietro 2:25, il termine epìskopos sembra avere valore rafforzativo e indicare “colui che custodisce le pecore”. Sì, la loro responsabilità principale è quella di vigilare sulle pecore e custodirle, di tenerle nel gregge.

9 Parlando agli anziani della congregazione di Efeso, l’apostolo Paolo mise in risalto il punto fondamentale: “Prestate attenzione a voi stessi e a tutto il gregge, fra il quale lo spirito santo vi ha costituiti sorveglianti, per pascere la congregazione di Dio, che egli acquistò col sangue del suo proprio Figlio”. (Atti 20:28) Paolo dà risalto al pascere, non al punire. Certi anziani farebbero bene a riflettere sulla seguente domanda: ‘Potremmo risparmiare la considerevole quantità di tempo che occorre per accertare i fatti e trattare le questioni giudiziarie se dedicassimo più tempo e sforzi all’opera pastorale?’

10 È vero che Paolo mise in guardia contro “oppressivi lupi”. Ma non li biasimò forse perché ‘non avrebbero trattato il gregge con tenerezza’? (Atti 20:29) E benché egli sottintenda che i sorveglianti fedeli devono espellere questi “lupi”, non indicano le sue parole che gli anziani dovrebbero trattare gli altri membri del gregge “con tenerezza”? Quando una pecora diviene spiritualmente debole e smette di servire Dio, di che cosa ha bisogno? Di essere percossa o di essere sanata? Di essere punita o di essere pasciuta? (Giacomo 5:14, 15) Perciò gli anziani dovrebbero riservare regolarmente del tempo all’opera pastorale. Il risultato positivo sarà che si dovrà forse dedicare meno tempo a trattare casi giudiziari relativi a cristiani sopraffatti dal peccato, casi che portano via tanto tempo. La principale preoccupazione degli anziani dovrebbe essere quella di provvedere una fonte di sollievo e di ristoro, promuovendo così la pace, la tranquillità e la sicurezza fra il popolo di Geova. — Isaia 32:1, 2.

Benevoli pastori e giudici

11 Svolgendo una più intensa opera pastorale prima che un cristiano compia un passo falso si potrebbe ridurre di molto il numero di casi giudiziari fra il popolo di Geova. (Confronta Galati 6:1). Nondimeno, a causa del peccato e dell’imperfezione umana, ogni tanto i sorveglianti cristiani possono dover trattare casi di trasgressione. Quali princìpi dovrebbero guidarli? Non sono cambiati dai tempi di Mosè o dei primi cristiani. Le parole che Mosè rivolse ai giudici di Israele sono ancora valide: “Quando avete un’udienza tra i vostri fratelli, dovete giudicare con giustizia . . . Non dovete essere parziali nel giudizio”. (Deuteronomio 1:16, 17) L’imparzialità è una caratteristica della “sapienza dall’alto”, sapienza indispensabile agli anziani che prestano servizio in un comitato giudiziario. (Giacomo 3:17; Proverbi 24:23) Questa sapienza li aiuterà a discernere la differenza fra debolezza e malvagità.

12 Gli anziani devono “giudicare con giustizia”, in armonia con le norme di Geova riguardanti il bene e il male. (Salmo 19:9) Tuttavia, pur sforzandosi di essere uomini giusti, dovrebbero anche cercare di essere uomini buoni, secondo la distinzione che fa Paolo in Romani 5:7, 8. Commentando questi versetti alla voce “Giustizia”, il volume 1 di Perspicacia nello studio delle Scritture dice: “L’uso del termine greco indica che la persona che si distingue per la sua bontà è pronta a fare del bene ad altri ed esprime la sua bontà in maniera concreta. Non si preoccupa semplicemente di fare ciò che è giusto, ma fa di più, spinta dal sano interessamento per gli altri e dal desiderio di aiutarli e di fare loro del bene”. (Pagina 1178) Gli anziani che non sono soltanto giusti ma anche buoni tratteranno i trasgressori con benevola considerazione. (Romani 2:4) Dovrebbero voler mostrare misericordia e compassione. Dovrebbero fare il possibile per aiutare il trasgressore a capire la necessità di pentirsi, anche se dapprima può sembrare che egli non reagisca positivamente ai loro sforzi.

Atteggiamento corretto alle udienze

13 Quando una situazione richiede un’udienza giudiziaria, i sorveglianti non dovrebbero dimenticare che sono sempre dei pastori, che hanno a che fare con pecore di Geova, sotto il “pastore eccellente”. (Giovanni 10:11) Il consiglio che Paolo diede circa il normale aiuto da dare alle pecore in difficoltà è altrettanto valido alle udienze giudiziarie: “Fratelli, anche se un uomo fa qualche passo falso prima che se ne renda conto, voi che siete spiritualmente qualificati cercate di ristabilire tale uomo con uno spirito di mitezza, badando a te stesso affinché anche tu non sia tentato. Continuate a portare i pesi gli uni degli altri, e così adempite la legge del Cristo”. — Galati 6:1, 2.

14 Invece di assumere un atteggiamento di superiorità come giudici riunitisi per infliggere una punizione, gli anziani che compongono un comitato giudiziario dovrebbero considerare l’udienza un’altra fase della loro opera pastorale. Una pecora di Geova è in difficoltà. Cosa possono fare per salvarla? È troppo tardi per aiutare questa pecora che si è allontanata dal gregge? Si spera di no. Gli anziani dovrebbero mantenere una veduta positiva circa il mostrare misericordia quando questo è appropriato. Non che debbano abbassare le norme di Geova se è stato commesso un serio peccato. Ma tenendo conto di qualunque eventuale attenuante saranno aiutati a mostrare misericordia quando è possibile. (Salmo 103:8-10; 130:3) Purtroppo alcuni trasgressori hanno un atteggiamento così ostinato che gli anziani sono costretti a essere fermi, pur non essendo mai aspri. — 1 Corinti 5:13.

Lo scopo delle udienze giudiziarie

15 Quando sorge un serio problema fra due individui, gli anziani saggi vorranno prima determinare se gli interessati hanno tentato di risolvere la questione privatamente, nello spirito di Matteo 5:23, 24 o di Matteo 18:15. Se questo tentativo è fallito, forse basteranno i consigli di uno o due anziani. Un’azione giudiziaria è necessaria solo se è stato commesso un peccato grave che può portare alla disassociazione. (Matteo 18:17; 1 Corinti 5:11) Per formare un comitato giudiziario deve esserci una valida base scritturale. (Vedi La Torre di Guardia del 15 settembre 1989, pagina 18). Quando viene formato, si dovrebbero scegliere gli anziani più qualificati per trattare quel particolare caso.

16 Cosa cercano di ottenere gli anziani con le udienze giudiziarie? Primo, è impossibile giudicare con giustizia se non si conosce la verità. Come in Israele, le questioni serie devono essere ‘investigate con cura’. (Deuteronomio 13:14; 17:4) Perciò uno degli scopi dell’udienza è quello di appurare i fatti. Ma questo si può e si deve fare con amore. (1 Corinti 13:4, 6, 7) Una volta conosciuti i fatti, gli anziani faranno ciò che è necessario per proteggere la congregazione e far sì che in essa vengano rispettate le elevate norme di Geova e il Suo spirito continui a fluire liberamente. (1 Corinti 5:7, 8) Comunque, un altro degli scopi dell’udienza è quello di salvare, se solo è possibile, il peccatore in pericolo. — Confronta Luca 15:8-10.

17 L’accusato non deve mai essere trattato in maniera diversa da come va trattata una pecora di Dio. Dev’essere trattato con tenerezza. Se è stato commesso un peccato (o più di uno), lo scopo dei giusti giudici sarà quello di aiutare il peccatore a correggersi, a capire l’errore della sua via, a pentirsi, strappandolo così dal “laccio del Diavolo”. Questo richiederà che si usi l’“arte di insegnare”, che si ‘istruisca con mitezza’. (2 Timoteo 2:24-26; 4:2) Che dire se il peccatore riconosce quindi che ha peccato, è davvero compunto nel cuore e chiede perdono a Geova? (Confronta Atti 2:37). Se il comitato è convinto che egli desidera sinceramente aiuto, in genere non ci sarebbe nessuna necessità di disassociarlo. — Vedi La Torre di Guardia del 15 giugno 1983, pagina 31, paragrafo 2.

18 Se invece i membri di un comitato giudiziario si trovano di fronte a un evidente caso di irriducibile apostasia, deliberata ribellione alle leggi di Geova o assoluta malvagità, il loro dovere è quello di proteggere gli altri componenti della congregazione disassociando il trasgressore impenitente. Il comitato giudiziario non è tenuto a incontrarsi ripetute volte col trasgressore o a mettergli le parole in bocca, cercando di costringerlo a pentirsi, se è ovvio che non mostra tristezza secondo Dio. Negli ultimi anni i casi di disassociazione in tutto il mondo sono stati approssimativamente l’1 per cento del numero dei proclamatori. Ciò significa che ogni cento pecore circa che rimangono nell’ovile, una si smarrisce, almeno temporaneamente. Se si considerano il tempo e gli sforzi necessari per portare una persona nell’ovile, non è straziante sapere che ogni anno decine di migliaia sono ‘riconsegnate a Satana’? — 1 Corinti 5:5.

19 Gli anziani che si accingono a esaminare un caso giudiziario dovrebbero ricordare che la maggioranza dei casi di peccato nella congregazione sono dovuti a debolezza, non a malvagità. Non dovrebbero mai dimenticare l’illustrazione di Gesù circa la pecora smarrita, che egli concluse con le parole: “Vi dico che così ci sarà più gioia in cielo per un peccatore che si pente che per novantanove giusti che non hanno bisogno di pentirsi”. (Luca 15:7) In realtà “Geova . . . non desidera che alcuno sia distrutto ma desidera che tutti pervengano al pentimento”. (2 Pietro 3:9) Con l’aiuto di Geova, possano i comitati giudiziari in tutto il mondo fare tutto il possibile per dare motivo di gioia in cielo aiutando i trasgressori a capire la necessità di pentirsi e di tornare a camminare sulla strada stretta che porta alla vita eterna. — Matteo 7:13, 14.

[Note in calce]

In quanto alla posizione che gli anziani delle altre pecore occupano in relazione alla destra di Cristo, vedi il libro Rivelazione: Il suo grandioso culmine è vicino!, edito in Italia dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, pagina 136, nota in calce.
18/10/2007 11.35
 
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Disassociazione: Un provvedimento amorevole?

“SANTO, santo, santo è Geova Dio, l’Onnipotente”. (Rivelazione [Apocalisse] 4:8) In armonia con questa descrizione, Geova è la Fonte delle norme di santità. Esse sono esposte negli “scritti sacri” e i cristiani sono tenuti a osservarle. Devono assolutamente evitare tutto ciò che è impuro agli occhi di Geova. — 2 Timoteo 3:15; Isaia 52:11.

La Bibbia comanda chiaramente: “Secondo il Santo che vi ha chiamati, divenite anche voi santi in tutta la vostra condotta, perché è scritto: ‘Dovete essere santi, perché io sono santo’”. (1 Pietro 1:15, 16) Fin da quando 19 secoli fa venne all’esistenza la congregazione cristiana, i veri cristiani hanno combattuto strenuamente per proteggerla dall’impurità spirituale e morale. — Giuda 3.

Perché la protezione è necessaria

Tutti i servitori di Dio devono lottare per mantenersi moralmente e spiritualmente puri. Per far questo devono resistere a tre potenti nemici: Satana, il suo mondo e le peccaminose inclinazioni carnali. (Romani 5:12; 2 Corinti 2:11; 1 Giovanni 5:19) Il mondo di Satana cercherà di indurvi a commettere immoralità, vi sfiderà a seguire le sue vie e vi offrirà ricchezze materiali, fama, posizione, preminenza e potere. Ma coloro che sono determinati a seguire la vera adorazione resistono alle offerte di Satana e si mantengono “senza macchia dal mondo”. Perché? Perché vogliono rimanere sotto la protettiva e amorevole cura della pura organizzazione di Geova. — Giacomo 1:27; 1 Giovanni 2:15-17.

Geova ha provveduto assistenza per qualsiasi componente della congregazione cristiana che cada vittima delle tentazioni di Satana a motivo della debolezza umana. Anziani spiritualmente qualificati sono stati costituiti per proteggere la congregazione e aiutare amorevolmente i trasgressori a pentirsi del loro peccato e a fare i cambiamenti necessari per ristabilirsi. Qualunque cristiano commetta una trasgressione dovrebbe essere aiutato con pazienza a pentirsi e a cambiare condotta. — Galati 6:1, 2; Giacomo 5:13-16.

Perché la disassociazione è un provvedimento amorevole

I servitori di Geova battezzati che seguono deliberatamente una condotta malvagia e rifiutano di cambiare devono essere considerati impenitenti e quindi indegni della compagnia degli altri cristiani. (Confronta 1 Giovanni 2:19). A costoro non si può permettere di rimanere nella pura congregazione cristiana e in tal modo di contaminarla. Devono essere espulsi.

Che sia appropriato espellere coloro che praticano la malvagità si può illustrare in questo modo: A motivo dell’aumento delle aggressioni e dei reati violenti ai danni degli studenti, alcune scuole hanno adottato una politica che “esige l’espulsione permanente degli studenti che usino o minaccino di usare armi”, riferisce un quotidiano di Toronto, in Canada. (The Globe and Mail) L’espulsione serve a proteggere gli studenti che vogliono seguire il programma didattico senza subire atti di violenza.

Perché è amorevole espellere dalla congregazione un trasgressore impenitente? È una dimostrazione di amore verso Geova e le sue vie. (Salmo 97:10) Rivela amore per coloro che si comportano bene perché allontana chi potrebbe esercitare su di loro un’influenza negativa. Protegge anche la purezza della congregazione. (1 Corinti 5:1-13) Se si permettesse che nella congregazione venga praticata grave immoralità o impurità spirituale, essa ne sarebbe contaminata e non sarebbe idonea per rendere sacro servizio a Geova, che è santo. Per di più l’espulsione può aiutare il trasgressore a capire la gravità del suo comportamento e a fare i cambiamenti necessari per essere riassociato dalla congregazione.

L’effetto su altri

Quando un componente della congregazione commette un peccato grave, ad esempio adulterio, non rallegra il cuore di Geova. (Proverbi 27:11) Il cristiano che cede all’immoralità sessuale non ragiona certo come Giuseppe quando la moglie di Potifar cercò di convincerlo ad avere rapporti sessuali con lei. La reazione di Giuseppe fu: ‘Come potrei commettere questo grande male e peccare realmente contro Dio?’ (Genesi 39:6-12) Rispettando le sante norme di Geova, Giuseppe fuggì da quella situazione. Al contrario l’adultero evidentemente non ama abbastanza Dio da trattenersi dal soddisfare la propria passione carnale. — Galati 5:19-21.

La persona battezzata che viola i comandamenti di Dio non mostra di preoccuparsi del danno e del dolore che causerà ai suoi familiari credenti. Per alcuni di questi il colpo è più forte di quanto possano sopportare. Dopo aver scoperto che il figlio praticava l’immoralità, una donna cristiana ha detto con rammarico: “Sembra che pochissimi fratelli e sorelle capiscano quanto siamo addolorati e distrutti. . . . Abbiamo il cuore a pezzi”. Il buon nome di un’intera famiglia può essere messo in forse. I familiari fedeli possono sentirsi depressi e in parte colpevoli. Perciò con la sua condotta malvagia il trasgressore fa soffrire profondamente la famiglia.

Amorevole aiuto per i familiari

I familiari cristiani fedeli di persone espulse devono ricordare che la disassociazione è sia un provvedimento amorevole che una protezione. Si fa ogni sforzo possibile per aiutare il trasgressore. Ma se questi si dimostra disubbidiente a Dio, ostinato e impenitente, la congregazione deve essere protetta e non ha altra alternativa che seguire il comando della Parola di Dio: “Rimuovete l’uomo malvagio di fra voi”. (1 Corinti 5:13) Come ha detto un Testimone, “la disassociazione è una questione di lealtà a Geova”.

Quando viene disassociato un familiare, i parenti cristiani sono addolorati. Gli anziani nominati dovrebbero quindi fare il possibile per offrire loro ristoro spirituale. (1 Tessalonicesi 5:14) Gli anziani possono pregare per loro e con loro. Spesso si può far visita a questi cristiani fedeli per scambiare pensieri scritturali edificanti. I pastori del gregge dovrebbero cogliere ogni opportunità per rafforzare spiritualmente questi cari fratelli e sorelle prima e dopo le adunanze cristiane. Si può dar loro ulteriore incoraggiamento accompagnandoli nel ministero di campo. (Romani 1:11, 12) I pastori spirituali devono mostrare a questi fedeli servitori di Geova l’amore e l’attenzione che meritano. — 1 Tessalonicesi 2:7, 8.

La condotta peccaminosa di un individuo non è un buon motivo per ignorare gli altri componenti della sua famiglia che rimangono fedeli a Geova. Il malvagio Saul, re d’Israele, fu rigettato da Dio, ma Davide non lasciò che questo gli impedisse di manifestare il suo affetto per Gionatan, figlio di Saul. Anzi, il legame fra Davide e Gionatan si rafforzò notevolmente. (1 Samuele 15:22, 23; 18:1-3; 20:41) Perciò nella congregazione tutti dovrebbero sostenere i cristiani i cui familiari hanno peccato contro Geova e mostrare loro amore.

Sarebbe davvero poco amorevole stare alla larga da questi fedeli o mancare di benignità nei loro confronti! I familiari leali hanno particolarmente bisogno di incoraggiamento. Possono sentirsi soli e trovare la loro situazione molto difficile da sopportare. Forse potete condividere con loro per telefono qualche gemma spirituale o un’esperienza incoraggiante. Se risponde la persona espulsa, chiedetele semplicemente di passarvi il familiare cristiano. Potreste invitare i familiari fedeli a pranzo o a qualche riunione a scopo di svago a casa vostra. Se li incontrate mentre fate la spesa, potreste approfittare dell’occasione per stare un po’ con loro ed edificarli. Ricordate: i cristiani leali che hanno familiari disassociati fanno ancora parte della pura organizzazione di Geova. Potrebbero facilmente trovarsi isolati e scoraggiarsi. Perciò siate pronti a mostrare loro benignità e amore. Continuate a fare il bene a ‘tutti quelli che hanno relazione con voi nella fede’. — Galati 6:10.

Apprezzate il provvedimento di Geova

Come siamo grati che Geova Dio mostri di avere tenera cura di ciascun componente della famiglia mondiale dei suoi adoratori! Tramite la sua organizzazione ha provveduto una disposizione amorevole che ci aiuta a camminare rettamente dinanzi a lui. Anche se un familiare pratica volontariamente il peccato e dev’essere espulso dalla congregazione, può sempre tornarvi se si pente veramente. Ecco un esempio che lo illustra:

Gli anziani cercarono di aiutare una donna che chiameremo Anna, la quale però cominciò a fumare, a bere e a fare uso di droga. Non essendo pentita, non rimase nella congregazione. Tuttavia dopo un po’ Anna cominciò a sentire la mancanza dell’amorevole compagnia di cui godeva nella pura congregazione di Geova e si rivolse a lui in preghiera chiedendogli aiuto. Oggi ammette che non si rendeva veramente conto di quanto gli anziani si preoccupassero di coloro che si sviano. Anna ricominciò a frequentare le adunanze e questo la portò a pentirsi. A tempo debito fu riammessa nell’amorevole e protettiva congregazione. Ora Anna sostiene di nuovo le elevate norme morali di Geova. È grata dell’amore che gli anziani le hanno mostrato e dice: “Non potete immaginare quanto mi siano state d’aiuto le pubblicazioni cristiane. Geova ha veramente cura dei nostri bisogni”.

Sì, Dio lascia aperta la via del ritorno per coloro che sono stati espulsi dalla congregazione ma che in seguito si pentono. Come abbiamo visto, la disassociazione stessa è un provvedimento amorevole. Quanto è meglio però evitare questa triste esperienza rispettando sempre le giuste norme del nostro Dio santo! Ci sia consentito di essere sempre grati del privilegio di lodare Geova come parte della sua pura, amorevole e protettiva organizzazione.

[Foto a pagina 26]

State mostrando amore ai familiari fedeli di coloro che sono stati espulsi dalla congregazione?
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Imitate la misericordia di Geova

“Continuate ad essere misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso”. — LUCA 6:36.

BENCHÉ creati a immagine di Dio, spesso gli esseri umani non imitano la sua misericordia. (Genesi 1:27) Prendete il caso dei farisei. Come gruppo non si rallegrarono quando, di sabato, Gesù guarì misericordiosamente un uomo con una mano secca. Anzi, tennero consiglio contro Gesù “per poterlo distruggere”. (Matteo 12:9-14) In un’altra occasione Gesù sanò un uomo che era cieco dalla nascita. Ancora una volta “alcuni dei farisei” non provarono gioia per la compassione di Gesù. Brontolarono dicendo: “Quest’uomo non è da Dio, perché non osserva il sabato”. — Giovanni 9:1-7, 16.

2 L’insensibilità dei farisei era un misfatto verso l’uomo e un peccato contro Dio. (Giovanni 9:39-41) A ragione Gesù avvertì i discepoli dicendo: “Guardatevi dal lievito” di quel gruppo elitario e di altri fanatici religiosi, quali i sadducei. (Matteo 16:6) Nella Bibbia il lievito è usato come simbolo di peccato o corruzione. Perciò Gesù stava dicendo che l’insegnamento degli “scribi e [dei] farisei” poteva corrompere la pura adorazione. In che modo? In quanto insegnavano al popolo a pensare alla Legge di Dio solo in termini delle loro regole arbitrarie e dei loro formalismi, mentre trascuravano “le cose più importanti”, compresa la misericordia. (Matteo 23:23) Questa religiosità ritualistica rendeva l’adorazione di Dio un peso insopportabile.

3 Nella seconda parte della parabola del figlio prodigo, Gesù smascherò la mentalità corrotta dei capi religiosi ebrei. Nella parabola il padre, che rappresenta Geova, fu pronto a perdonare il figlio pentito. Ma il figlio maggiore, che raffigurava “i farisei e gli scribi”, fu di tutt’altro avviso. — Luca 15:2.

L’ira del fratello

4 “Ora il figlio maggiore era nel campo; e quando venne e si avvicinò alla casa udì un concerto musicale e delle danze. E chiamato a sé uno dei servitori, domandò che significavano queste cose. Gli disse: ‘È venuto tuo fratello, e tuo padre ha scannato il giovane toro ingrassato, perché l’ha riavuto in buona salute’. Ma egli si adirò e non voleva entrare”. — Luca 15:25-28.

5 È chiaro che nella parabola di Gesù il figlio prodigo non era il solo ad avere qualche problema. “Entrambi i figli qui rappresentati sono perduti”, dice un’opera di consultazione, “uno per l’ingiustizia che lo degrada, l’altro per la giustizia ipocrita che lo acceca”. Si noti che il figlio maggiore non solo rifiutò di rallegrarsi, ma “si adirò”. Il sostantivo greco per “ira”, da cui deriva il verbo qui usato, non fa pensare tanto a uno scatto d’ira quanto a uno stato mentale costante. A quanto pare il figlio maggiore covava profondo risentimento al punto che ritenne fuori luogo festeggiare il ritorno di qualcuno che tanto per cominciare non avrebbe mai dovuto andarsene da casa.

6 Il figlio maggiore ben rappresenta coloro che non vedevano di buon occhio la compassione e l’attenzione che Gesù mostrava ai peccatori. Ritenendosi giusti, rimanevano insensibili di fronte alla misericordia di Gesù. Non condividevano nemmeno la gioia che c’è in cielo quando un peccatore viene perdonato. Anzi, la misericordia di Gesù li faceva adirare, e nel loro cuore ‘pensavano cose malvage’. (Matteo 9:2-4) In una circostanza certi farisei si adirarono tanto che chiamarono un uomo guarito da Gesù per ‘cacciarlo fuori’, evidentemente espellendolo dalla sinagoga. (Giovanni 9:22, 34) Come il figlio maggiore, che “non voleva entrare”, i capi religiosi giudei non vollero cogliere l’opportunità di ‘rallegrarsi con quelli che si rallegravano’. (Romani 12:15) Nel resto della parabola Gesù smascherò ulteriormente il loro modo di ragionare malvagio.

Ragionamento fallace

7 “Allora suo padre uscì e lo supplicava. Rispondendo, egli disse a suo padre: ‘Ecco, sono tanti anni che ti faccio da schiavo e non ho mai trasgredito un tuo comandamento, eppure a me non hai mai dato un capretto per rallegrarmi con i miei amici. Ma appena è arrivato questo tuo figlio che ha mangiato i tuoi mezzi di sostentamento con le meretrici, hai scannato per lui il giovane toro ingrassato’”. — Luca 15:28-30.

8 Con queste parole il figlio maggiore rivelò chiaramente che non aveva capito affatto cosa significa essere un figlio. Serviva il padre più o meno come un dipendente serve il datore di lavoro. Gli disse: ‘Ti ho fatto da schiavo’. È vero che lui non aveva mai lasciato la casa paterna né aveva trasgredito un comandamento del padre. Ma questa ubbidienza era motivata dall’amore? Provava vera gioia nel servire il padre o era gradualmente scivolato nell’autocompiacimento, ritenendosi un buon figlio per il semplice fatto che assolveva i suoi compiti “nel campo”? Se era veramente un figlio devoto, perché non condivideva il modo di pensare del padre? Quando gli fu data l’opportunità di mostrare misericordia al fratello, perché non trovò posto per la compassione nel suo cuore? — Confronta Salmo 50:20-22.

9 I capi religiosi ebrei assomigliavano al figlio maggiore. Pensavano di essere leali a Dio perché seguivano rigorosamente un codice di leggi. È vero che l’ubbidienza è essenziale. (1 Samuele 15:22) Ma l’eccessivo risalto che davano alle opere aveva trasformato l’adorazione di Dio in una serie di atti formali, in una devozione esteriore, priva di vera spiritualità. La loro mente era ossessionata dalle tradizioni. Il loro cuore era privo di amore. Disprezzavano le persone comuni, arrivando a definirle “gente maledetta”. (Giovanni 7:49) Come poteva Dio gradire le opere di quei capi religiosi quando il loro cuore era così lontano da lui? — Matteo 15:7, 8.

10 Gesù disse ai farisei: “Andate . . . e imparate che cosa significa questo: ‘Voglio misericordia, e non sacrificio’”. (Matteo 9:13; Osea 6:6) La loro scala di valori era confusa, perché senza la misericordia tutti i loro sacrifici sarebbero stati inutili. Non avere misericordia è una cosa molto seria, perché la Bibbia classifica gli “spietati” fra quelli che secondo Dio “meritano la morte”. (Romani 1:31, 32) Non sorprende dunque che Gesù dicesse che come classe i capi religiosi erano destinati alla distruzione eterna. Evidentemente la mancanza di misericordia contribuiva parecchio a renderli meritevoli di tale giudizio. (Matteo 23:33) Ma forse in quella classe di persone c’erano degli individui ricuperabili. Nella conclusione della parabola Gesù cercò di correggere la mentalità di quegli ebrei tramite le parole che il padre rivolge al figlio maggiore. Vediamo come.

La misericordia del padre

11 “Quindi egli gli disse: ‘Figlio, tu sei sempre stato con me, e tutte le cose mie sono tue; ma dovevamo pure rallegrarci e far festa, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato alla vita, ed era perduto ed è stato ritrovato’”. — Luca 15:31, 32.

12 Si noti che il padre usò l’espressione “tuo fratello”. Perché? Ricorderete che in precedenza, parlando al padre, il figlio maggiore aveva chiamato il figlio prodigo “tuo figlio”, non “mio fratello”. A quanto pare non riconosceva il vincolo che lo legava al fratello. Perciò ora il padre stava dicendo in effetti al figlio maggiore: ‘Questo non è solo mio figlio. È tuo fratello, sangue del tuo sangue. Hai ogni motivo per rallegrarti del suo ritorno!’ Il messaggio di Gesù avrebbe dovuto essere chiaro per i capi giudei. I peccatori che essi disprezzavano erano in realtà loro “fratelli”. In realtà “non c’è uomo giusto sulla terra che continui a fare il bene e non pecchi”. (Ecclesiaste 7:20) Quegli ebrei preminenti avevano dunque ogni motivo per rallegrarsi quando un peccatore si pentiva.

13 Dopo la supplica del padre, la parabola termina bruscamente. È come se Gesù invitasse i suoi ascoltatori a scrivere essi stessi la fine del racconto. Qualunque fosse stata la reazione del figlio maggiore, ogni ascoltatore doveva rispondere alla domanda: ‘Tu condividerai la gioia che c’è in cielo quando un peccatore si pente?’ Anche i cristiani odierni hanno l’opportunità di dimostrare qual è la loro risposta a tale domanda. In che modo?

Imitiamo la misericordia di Dio oggi

14 Paolo esortò gli efesini: “Divenite perciò imitatori di Dio, come figli diletti”. (Efesini 5:1) Quali cristiani dovremmo quindi afferrare il senso della misericordia di Dio, farla scendere nel profondo del nostro cuore e poi manifestarla nei nostri rapporti con gli altri. Attenzione, però. La misericordia di Dio non va mal interpretata: non significa sminuire la gravità del peccato. Per esempio, una persona indifferente potrebbe ragionare così: ‘Se commetto un peccato, posso sempre chiedere perdono a Dio, ed egli mi mostrerà misericordia’. Tale atteggiamento equivarrebbe a ‘mutare l’immeritata benignità del nostro Dio in una scusa per condotta dissoluta’, per usare l’espressione dello scrittore biblico Giuda. (Giuda 4) Pur essendo misericordioso, Geova “non esenterà affatto dalla punizione” i peccatori impenitenti. — Esodo 34:7; confronta Giosuè 24:19; 1 Giovanni 5:16.

15 Dobbiamo però stare attenti a non andare all’altro estremo, assumendo un rigido atteggiamento di condanna verso coloro che manifestano sincero pentimento e tristezza secondo Dio per i loro peccati. (2 Corinti 7:11) Dato che agli anziani è affidato il compito di pascere le pecore di Geova, è essenziale che mantengano un punto di vista equilibrato a questo riguardo, specialmente quando trattano questioni giudiziarie. La congregazione cristiana deve essere mantenuta pura, e secondo le Scritture è giusto ‘rimuovere l’uomo malvagio’ disassociandolo. (1 Corinti 5:11-13) Al tempo stesso è bene mostrare misericordia quando c’è una chiara base per farlo. Quindi, pur non tollerando le trasgressioni deliberate, gli anziani si sforzano di mantenere un atteggiamento amorevole e misericordioso, nei limiti della giustizia. Tengono sempre presente il principio biblico: “Chi non pratica la misericordia avrà il suo giudizio senza misericordia. La misericordia esulta trionfalmente sul giudizio”. — Giacomo 2:13; Proverbi 19:17; Matteo 5:7.

16 La parabola del figlio prodigo fa capire chiaramente che Geova desidera che coloro i quali hanno sbagliato tornino a lui. Anzi, estende loro l’invito finché non si dimostrano del tutto irrecuperabili. (Ezechiele 33:11; Malachia 3:7; Romani 2:4, 5; 2 Pietro 3:9) Come il padre del figlio prodigo, Geova rispetta la dignità di coloro che ritornano, accogliendoli di nuovo come componenti della famiglia a pieno titolo. Imitate Geova sotto questo aspetto? Quando un ex compagno di fede viene riassociato, come reagite? Abbiamo già visto che c’è “gioia in cielo”. (Luca 15:7) Ma c’è gioia sulla terra, nella vostra congregazione, nel vostro cuore? Oppure, come il figlio maggiore della parabola, provate risentimento, pensando che chi ha abbandonato il gregge di Dio non meriti ora nessun benvenuto?

17 Per esaminarci meglio a questo riguardo, consideriamo ciò che accadde nel 55 E.V. a Corinto. Un uomo che era stato espulso dalla congregazione ricominciò a camminare rettamente. Cosa dovevano fare i fratelli? Dovevano essere scettici sul suo pentimento e continuare a stare alla larga da lui? Al contrario, Paolo raccomandò ai corinti: ‘Ora benignamente perdonatelo e confortatelo, affinché non sia in qualche modo inghiottito dalla sua eccessiva tristezza. Perciò vi esorto a confermargli il vostro amore’. (2 Corinti 2:7, 8) Spesso i trasgressori pentiti sono particolarmente soggetti a sentimenti di umiliazione e disperazione. Perciò hanno bisogno di essere rassicurati sull’amore dei loro compagni di fede e di Geova nei loro confronti. (Geremia 31:3; Romani 1:12) È essenziale farlo. Perché?

18 Esortando i corinti a praticare il perdono, Paolo indicò che una delle ragioni per farlo era questa: “Affinché non siamo sopraffatti da Satana, poiché non ignoriamo i suoi disegni”. (2 Corinti 2:11) Cosa voleva dire? Ebbene, in precedenza Paolo aveva dovuto riprendere la congregazione di Corinto per il suo permissivismo. Avevano permesso a quell’uomo di continuare a peccare impunemente. In tal modo i componenti della congregazione — in particolare gli anziani — avevano fatto il gioco di Satana, il quale era ben contento che la congregazione cadesse in discredito. — 1 Corinti 5:1-5.

19 Se ora fossero andati all’altro estremo, non volendo perdonare il peccatore pentito, Satana li avrebbe sopraffatti in un altro modo. Come? Nel senso che poteva approfittare della loro durezza e spietatezza. Se il peccatore pentito fosse stato “inghiottito dalla sua eccessiva tristezza” — o se, come traduce Parola del Signore, ‘la troppa tristezza lo avesse portato alla disperazione’ — che grave responsabilità avrebbero avuto gli anziani davanti a Geova! (Confronta Ezechiele 34:6; Giacomo 3:1). Giustamente, dopo aver messo in guardia i suoi seguaci dal far inciampare “uno di questi piccoli”, Gesù disse: “Prestate attenzione a voi stessi. Se il tuo fratello commette un peccato rimproveralo, e se si pente perdonalo”. — Luca 17:1-4.

20 Le migliaia di persone che ogni anno ritornano alla pura adorazione sono grate che Geova abbia mostrato loro misericordia. “In tutta la mia vita non ricordo di aver mai provato una gioia così grande”, dice una sorella a proposito della sua riassociazione. Naturalmente la sua gioia è condivisa dagli angeli. Partecipiamo anche noi alla ‘gioia che c’è in cielo’ quando un peccatore si pente. (Luca 15:7) Così facendo imiteremo la misericordia di Geova.

[Nota in calce]

Benché il trasgressore di Corinto venisse a quanto pare riassociato dopo un tempo relativamente breve, ciò non costituisce la norma per tutti i casi di disassociazione. Ogni caso è diverso. Alcuni trasgressori cominciano a manifestare sincero pentimento quasi subito dopo essere stati espulsi. Per altri passa un certo tempo prima che tale atteggiamento divenga evidente. Comunque, tutti coloro che vengono riassociati devono prima dar prova di tristezza secondo Dio e, dove è possibile, compiere opere degne di pentimento. — Atti 26:20; 2 Corinti 7:11.
18/10/2007 11.39
 
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W 1/12/2001


Domande dai lettori

Il comando di Dio riportato in Geremia 7:16 indica forse che i cristiani non pregherebbero riguardo a qualcuno che è stato espulso dalla congregazione cristiana perché è un peccatore impenitente?

Dopo avere pronunciato il suo giudizio contro l’infedele Giuda, Geova disse a Geremia: “In quanto a te, non pregare a favore di questo popolo, non innalzare a loro favore grido d’implorazione o preghiera e non supplicarmi, poiché non ti ascolterò”. — Geremia 7:16.

Perché Geova proibì a Geremia di pregare per gli israeliti? È chiaro che fu perché trasgredivano in modo flagrante la sua Legge. Apertamente e sfacciatamente ‘rubavano, assassinavano e commettevano adulterio e giuravano falsamente e facevano fumo di sacrificio a Baal e camminavano dietro ad altri dèi’. Di conseguenza Geova disse agli infedeli ebrei: “Certamente vi caccerò d’innanzi alla mia faccia, proprio come cacciai tutti i vostri fratelli, l’intera progenie di Efraim”. Sarebbe stato sicuramente fuori luogo che Geremia, o chiunque altro, pregasse Geova di annullare il Suo giudizio. — Geremia 7:9, 15.

In armonia con ciò l’apostolo Giovanni menzionò quali preghiere è corretto rivolgere a Dio. Prima assicurò ai cristiani: “Qualunque cosa chiediamo secondo la sua volontà, egli ci ascolta”. (1 Giovanni 5:14) Quindi, riguardo al pregare a favore di altri, Giovanni proseguì dicendo: “Se qualcuno scorge il suo fratello peccare di un peccato che non incorre nella morte, chiederà, ed egli gli darà la vita, sì, a quelli che non peccano in modo da incorrere nella morte. C’è un peccato che incorre nella morte. Riguardo a tale peccato non gli dico di pregare”. (1 Giovanni 5:16) Gesù parlò anche del peccato che “non sarà perdonato”, cioè il peccato contro lo spirito santo. — Matteo 12:31, 32.

Significa questo che tutti coloro che vengono espulsi dalla congregazione cristiana perché peccatori impenitenti abbiano commesso peccati che ‘incorrono nella morte’ per cui non si dovrebbe pregare riguardo a loro? Non necessariamente, perché in alcuni casi tali trasgressioni non sono peccati che incorrono nella morte. Anzi, è difficile sapere quando lo sono. Un esempio tipico è quello di Manasse, re di Giuda, che eresse altari a falsi dèi, offrì i propri figli in sacrificio, praticò lo spiritismo e mise immagini scolpite nel tempio di Geova. Infatti la Bibbia dice che Manasse e il popolo fecero “ciò che era male più delle nazioni che Geova aveva annientato d’innanzi ai figli d’Israele”. Per tutto questo Geova punì Manasse permettendo che fosse condotto prigioniero in ceppi a Babilonia. — 2 Re 21:1-9; 2 Cronache 33:1-11.

I peccati di Manasse, per quanto fossero gravi, erano del tipo che incorre nella morte? Evidentemente no, poiché il racconto prosegue dicendo riguardo a lui: “Appena ciò gli ebbe causato angustia, egli placò la faccia di Geova suo Dio e si umiliava grandemente a causa dell’Iddio dei suoi antenati. E Lo pregava, così che Egli si lasciò supplicare da lui e udì la sua richiesta di favore e lo restituì a Gerusalemme al suo regno; e Manasse seppe che Geova è il vero Dio”. — 2 Cronache 33:12, 13.

Pertanto non dovremmo concludere affrettatamente che una persona sia colpevole di un peccato che incorre nella morte solo perché viene espulsa dalla congregazione. Può volerci del tempo perché si manifesti la vera condizione del suo cuore. Infatti si dice spesso che uno degli scopi della disassociazione è quello di indurre il peccatore a tornare in sé e, si spera, a pentirsi e a convertirsi.

Dato che la persona non è più nella congregazione, qualsiasi cambiamento nei suoi sentimenti e atteggiamenti può essere notato prima da chi gli è vicino, come il coniuge o i familiari. Quelli che notano tali cambiamenti possono concludere che il trasgressore non abbia commesso un peccato che incorre nella morte. Possono essere spinti a pregare affinché tragga forza dall’ispirata Parola di Dio e affinché Egli agisca verso il peccatore secondo la Sua volontà. — Salmo 44:21; Ecclesiaste 12:14.

Anche se alcuni hanno prove sufficienti per credere che il peccatore si è pentito, forse questo non può dirsi della congregazione in generale. Forse i suoi componenti sarebbero perplessi, turbati, magari inciamperebbero se sentissero qualcuno pregare in pubblico riguardo al peccatore. Per tale ragione, coloro che si sentono spinti a pregare in merito al peccatore dovrebbero farlo solo in privato, lasciando qualsiasi ulteriore sviluppo al riguardo nelle mani degli anziani responsabili della congregazione.

[Figura a pagina 31]

Quando Manasse si umiliò dinanzi a Geova, i suoi gravi peccati furono perdonati

[Referenza fotografica a pagina 30]

Riprodotta da Illustrirte Pracht - Bibel/Heilige Schrift des Alten und Neuen Testaments, nach der deutschen Uebersetzung D. Martin Luther’s


18/10/2007 11.41
 
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W 15/11/2006


Accettate sempre la disciplina di Geova

“Non rigettare . . . la disciplina di Geova”. — PROVERBI 3:11.

SALOMONE, re dell’antico Israele, dà a ciascuno di noi una buona ragione per accettare la disciplina di Dio. “Non rigettare, o figlio mio, la disciplina di Geova”, dice Salomone, “e non aborrire la sua riprensione, perché Geova riprende colui che ama, come fa anche il padre col figlio di cui si compiace”. (Proverbi 3:11, 12) Il nostro Padre celeste ci disciplina perché ci ama.

2 Il termine “disciplina” racchiude l’idea di castigo, correzione, educazione e insegnamento. “Nessuna disciplina al presente sembra essere gioiosa, ma dolorosa”, scrisse l’apostolo Paolo, “tuttavia a quelli che ne sono stati addestrati produce poi un pacifico frutto, cioè giustizia”. (Ebrei 12:11) Accettare e seguire la disciplina divina può aiutarvi ad avere una condotta retta e perciò avvicinarvi di più al nostro Dio, Geova, che è santo. (Salmo 99:5) La correzione può venire da compagni di fede, da ciò che impariamo alle adunanze cristiane o tramite lo studio della Parola di Dio e delle pubblicazioni dell’“economo fedele”. (Luca 12:42-44) Possiamo essere davvero grati quando ci viene fatto notare che abbiamo bisogno di correggere qualcosa. Ma quale disciplina può rendersi necessaria se viene commesso un peccato grave?

Perché alcuni vengono disassociati

3 I servitori di Dio studiano la Bibbia e le pubblicazioni cristiane. Le norme di Geova vengono esaminate alle adunanze e alle assemblee. Perciò i cristiani sanno bene cosa richiede Geova da loro. La disassociazione si rende necessaria solo se un componente della congregazione commette un peccato grave e non si pente.

4 Consideriamo un caso di disassociazione narrato nelle Scritture. La congregazione di Corinto tollerava una “fornicazione tale che non esiste neanche fra le nazioni”: “un certo uomo [aveva] la moglie del proprio padre”. Paolo esortò i corinti a ‘consegnare tale uomo a Satana per la distruzione della carne, affinché lo spirito fosse salvato’. (1 Corinti 5:1-5) Dopo essere stato disassociato e così “consegnato” a Satana, il peccatore faceva di nuovo parte del mondo del Diavolo. (1 Giovanni 5:19) La sua espulsione eliminò dalla congregazione una perniciosa influenza carnale e fece in modo che lo spirito della congregazione, ovvero il suo atteggiamento dominante, non fosse corrotto. — 2 Timoteo 4:22; 1 Corinti 5:11-13.

5 Dopo un periodo di tempo non molto lungo Paolo esortò i cristiani di Corinto a riassociare il trasgressore. Perché? Affinché non fossero “sopraffatti da Satana”, disse l’apostolo. Evidentemente il peccatore si era pentito e aveva purificato la sua vita. (2 Corinti 2:8-11) Se i corinti si fossero rifiutati di riassociare l’uomo pentito, Satana li avrebbe sopraffatti nel senso che si sarebbero mostrati duri e non disposti a perdonare, come il Diavolo voleva che fossero. Con tutta probabilità, ben presto i corinti ‘perdonarono e confortarono’ l’uomo pentito. — 2 Corinti 2:5-7.

6 Quali risultati consegue la disassociazione? Mantiene il santo nome di Geova libero da biasimo e salvaguarda la buona reputazione dei suoi servitori. (1 Pietro 1:14-16) L’espulsione di un trasgressore impenitente dalla congregazione sostiene le norme di Dio e protegge la purezza spirituale della congregazione. Può anche far tornare in sé la persona impenitente.

Il pentimento è fondamentale

7 La maggioranza di coloro che commettono peccati gravi mostrano sincero pentimento e non vengono disassociati dalla congregazione. Naturalmente, non è sempre facile giungere al sincero pentimento. Prendiamo il caso di Davide, re d’Israele, che compose il Salmo 32. Questo cantico rivela che per un certo tempo Davide non confessò i gravi peccati commessi, probabilmente quelli riguardanti Betsabea. Il risultato fu che l’angoscia dovuta ai peccati lo privò di energia, come l’arido calore dell’estate assorbe l’umidità da un albero. Davide soffrì dal punto di vista fisico e mentale, ma quando infine ‘confessò le sue trasgressioni, Geova lo perdonò’. (Salmo 32:3-5) In seguito cantò: “Felice è l’uomo al quale Geova non attribuisce errore”. (Salmo 32:1, 2) Fu meraviglioso sperimentare la misericordia di Dio!

8 È quindi chiaro che perché si possa mostrare misericordia a un peccatore questi deve essere pentito. Il pentimento tuttavia non va confuso con la vergogna o con il timore di essere scoperti. “Pentirsi” significa “cambiare parere” in relazione a una cattiva condotta, a motivo del dolore o del rimorso. Una persona pentita ha “un cuore rotto e affranto” e vuole ‘correggere il torto’, se è possibile. — Salmo 51:17; 2 Corinti 7:11.

9 Il pentimento è un fattore molto importante quando si tratta di decidere in merito alla riassociazione nella congregazione cristiana. Una persona disassociata non viene automaticamente riassociata dopo che è trascorso un certo periodo di tempo. Prima che possa essere riassociata, la sua condizione di cuore deve cambiare radicalmente. La persona deve riconoscere la gravità del peccato commesso e il biasimo che ha recato su Geova e sulla congregazione. Deve pentirsi, chiedere sinceramente perdono a Dio in preghiera e conformarsi alle sue giuste norme. Quando chiede di essere riassociato, il peccatore dovrebbe essere in grado di dimostrare che si è pentito e che sta compiendo “opere degne di pentimento”. — Atti 26:20.

Perché confessare?

10 Alcuni che hanno peccato potrebbero pensare: ‘Se ne parlo a qualcuno, forse dovrò rispondere a domande imbarazzanti e potrei essere disassociato. Se invece me ne sto zitto posso evitare queste cose e nella congregazione nessuno verrà mai a sapere dell’accaduto’. Un ragionamento del genere trascura alcuni importanti fattori. Quali?

11 Geova è un Dio “misericordioso e clemente, lento all’ira e abbondante in amorevole benignità e verità, che conserva l’amorevole benignità a migliaia, che perdona l’errore e la trasgressione e il peccato”. Ciò nondimeno egli corregge i suoi servitori “in debita misura”. (Esodo 34:6, 7; Geremia 30:11) Se si commette un peccato grave, come si può ricevere la misericordia di Dio se si cerca di nasconderlo? Geova sa cosa è successo e lui non ignora la trasgressione. — Proverbi 15:3; Abacuc 1:13.

12 Se avete commesso un peccato grave la confessione può aiutarvi a riacquistare una buona coscienza. (1 Timoteo 1:18-20) Ma se non confessate potreste arrivare a corrompere la vostra coscienza e questo potrebbe portarvi a commettere altri peccati. Ricordate che non avete peccato semplicemente contro un altro essere umano o contro la congregazione. Il peccato è contro Dio. Il salmista cantò: “Geova, nei cieli è il suo trono. I suoi propri occhi guardano, i suoi propri occhi brillanti esaminano i figli degli uomini. Geova stesso esamina sia il giusto che il malvagio”. — Salmo 11:4, 5.

13 Geova non benedirà nessuno che nasconda peccati gravi e cerchi ugualmente di restare nella pura congregazione cristiana. (Giacomo 4:6) Perciò se siete caduti nel peccato e volete fare ciò che è giusto non esitate a fare un’onesta confessione. Altrimenti avrete rimorsi di coscienza, specialmente quando leggerete o ascolterete consigli su questioni così gravi. Che dire se Geova ritirasse da voi il suo spirito come fece nel caso del re Saul? (1 Samuele 16:14) Non avendo più lo spirito di Dio potreste commettere peccati ancora più gravi.

Abbiate fiducia nei vostri fedeli fratelli

14 Cosa dovrebbe fare allora un trasgressore pentito? “Chiami gli anziani della congregazione presso di sé, e preghino su di lui, spalmandolo d’olio nel nome di Geova. E la preghiera della fede farà star bene l’indisposto e Geova lo desterà”. (Giacomo 5:14, 15) Parlare con gli anziani è uno dei modi in cui un individuo può ‘produrre frutto degno di pentimento’. (Matteo 3:8) Questi uomini fedeli e amorevoli ‘pregheranno per lui e lo spalmeranno d’olio nel nome di Geova’. Come olio lenitivo, i loro consigli biblici saranno di conforto per chiunque sia sinceramente pentito. — Geremia 8:22.

15 Che amorevole esempio ci ha dato il nostro Pastore, Geova! Nel 537 a.E.V. liberò gli ebrei dalla cattività babilonese e nel 1919 liberò l’Israele spirituale da “Babilonia la Grande”. (Rivelazione 17:3-5; Galati 6:16) Geova mantenne così la sua promessa: “Io stesso pascerò le mie pecore, e io stesso le farò giacere . . . Ricercherò la smarrita, e ricondurrò la dispersa, e fascerò la fiaccata e rafforzerò la malata”. — Ezechiele 34:15, 16.

16 Geova nutrì le sue pecore simboliche, le fece giacere al sicuro e cercò le smarrite. In modo analogo, i pastori cristiani si assicurano che il gregge di Dio sia ben nutrito e al sicuro in senso spirituale. Gli anziani vanno in cerca delle pecore che si allontanano dalla congregazione. Come Dio ‘fasciava la fiaccata’, gli anziani ‘fasciano’ le pecore che sono ferite a motivo di ciò che altri hanno detto o delle azioni che esse stesse hanno compiuto. Inoltre, proprio come Dio ‘rafforzava la malata’, gli anziani aiutano quelli che si sono ammalati spiritualmente, forse perché hanno commesso una trasgressione.

In che modo i pastori danno aiuto

17 Gli anziani prestano ascolto di buon grado all’esortazione: “Continuate a mostrare misericordia . . . facendo ciò con timore”. (Giuda 23) Alcuni cristiani hanno peccato gravemente cadendo nell’immoralità sessuale, ma se sono sinceramente pentiti possono aspettarsi di essere trattati con amore e misericordia dagli anziani, che sono desiderosi di aiutarli spiritualmente. Parlando di questi uomini Paolo, che era lui stesso un anziano, disse: “Non che noi siamo i signori sulla vostra fede, ma siamo compagni d’opera per la vostra gioia”. (2 Corinti 1:24) Quindi non esitate mai a chiedere loro aiuto spirituale.

18 Se avete commesso un peccato grave, perché potete avere fiducia negli anziani? Perché essi sono prima di tutto pastori del gregge di Dio. (1 Pietro 5:1-4) Nessun pastore amorevole bastonerebbe un docile agnellino per punirlo perché si è ferito. Pertanto, quando un compagno di fede commette una trasgressione, gli anziani chiamati a trattare la questione non hanno a che fare con un reato e un colpevole da punire, ma con un peccato e una persona da ristabilire spiritualmente, laddove è possibile. (Giacomo 5:13-20) Devono giudicare con giustizia e ‘trattare il gregge con tenerezza’. (Atti 20:29, 30; Isaia 32:1, 2) Come tutti gli altri cristiani, gli anziani devono ‘esercitare la giustizia, amare la benignità ed essere modesti nel camminare con Dio’. (Michea 6:8) Tali qualità sono essenziali quando bisogna prendere decisioni che riguardano la vita e il sacro servizio delle ‘pecore del pascolo di Geova’. — Salmo 100:3.

19 I pastori cristiani sono nominati dallo spirito santo e si sforzano di lasciarsi guidare da esso. Se “un uomo fa qualche passo falso prima che se ne renda conto”, cioè inavvertitamente, gli uomini spiritualmente qualificati cercano di “ristabilire tale uomo con uno spirito di mitezza”. (Galati 6:1; Atti 20:28) Manifestando mitezza e nello stesso tempo sostenendo fermamente le norme di Dio, gli anziani cercano di correggere il modo di pensare di tale persona, così come un medico coscienzioso mette a posto un arto fratturato e, mentre presta al paziente le debite cure, sta attento a non causargli sofferenze inutili. (Colossesi 3:12) Poiché gli anziani decideranno in preghiera e alla luce delle Scritture se mostrare o no misericordia, la loro decisione rispecchierà il modo in cui Geova vede le cose. — Matteo 18:18.

20 Se il peccato è di pubblico dominio o lo diverrà senz’altro, potrebbe essere appropriato fare un annuncio alla congregazione per proteggerne il buon nome. Si farà un annuncio anche nei casi in cui è necessario che la congregazione venga informata. Nel periodo in cui si sta ristabilendo dal punto di vista spirituale, la persona a cui è stata impartita una riprensione giudiziaria può essere paragonata a qualcuno che si sta ristabilendo dopo avere subìto un trauma che ne limita temporaneamente le attività. Molto probabilmente, per un certo periodo, il trasgressore pentito trarrà maggiore beneficio dalle adunanze limitandosi ad ascoltare anziché commentare. Gli anziani possono disporre che qualcuno tenga con lui uno studio biblico perché si rafforzi laddove è debole e torni ad essere ‘sano nella fede’. (Tito 2:2) Tutto questo viene fatto con amore e non con l’intento di punire il trasgressore.

21 Gli anziani possono dare aiuto spirituale in vari modi. Ad esempio, supponiamo che un fratello che in passato ha avuto problemi con l’alcol beva troppo una o due volte mentre è solo in casa. Oppure supponiamo che, in un momento di debolezza, un fratello che da anni ha smesso di fumare fumi una o due volte senza essere visto da nessuno. Anche se ha pregato e crede che Dio lo abbia perdonato, il fratello dovrebbe chiedere aiuto a un anziano affinché tale peccato non diventi un’abitudine. La cosa potrebbe essere trattata da uno o due anziani, i quali però informeranno il sorvegliante che presiede, perché potrebbero essere implicati altri fattori.

Continuate ad accettare la disciplina di Dio

22 Per avere l’approvazione divina ciascun cristiano deve prestare attenzione alla disciplina di Geova. (1 Timoteo 5:20) Perciò prendete a cuore qualsiasi correzione riceviate quando studiate le Scritture e le pubblicazioni cristiane o quando vengono dati consigli alle adunanze e alle assemblee del popolo di Geova. Siate vigilanti nel fare la volontà di Geova. Allora la disciplina di Dio vi proteggerà spiritualmente: sarà come un vero e proprio baluardo contro il peccato.

23 Accettare la disciplina di Dio vi permetterà di rimanere nel suo amore. È vero che alcuni sono stati espulsi dalla congregazione cristiana, ma ciò non accadrà a voi se ‘salvaguardate il vostro cuore’ e ‘camminate da saggi’. (Proverbi 4:23; Efesini 5:15) Se invece attualmente siete disassociati, perché non compite i passi per essere riassociati? Dio vuole che tutti quelli che si sono dedicati a lui lo adorino fedelmente e con “gioia di cuore”. (Deuteronomio 28:47) Potete fare questo in eterno se accettate sempre la disciplina di Geova. — Salmo 100:2.
18/10/2007 11.45
 
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No, non sono impazzito. Ma se qualcuno si vuole fare un'idea reale di cosa sia la DISASSOCIAZIONE deve per forza di cose leggere tutti questi articoli e non solo parti di pubblicazioni decontestualizzate e manipolate da apostati che cercano di dare credito alle mezze verità che scrivono.

Purtroppo non credo di aver tempo di aggiungere altro, ci provo altrimenti a stasera.


18/10/2007 12.09
 
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Io ho un cognato e una sorella disassociati. Mia sorella è addirittura tornata al cattolicesimo. Al mio matrimonio con una piniera regolare dovevo decidere se invitare loro o i fratelli. Decisi di invitare loro. Mio cognato non voleva venire per non mettermi in difficoltà, mia sorella rifiutò a priori per motivi suoi. Io insistetti perchè mio cognato venisse.

Gli anziani lo seppero e apprezzarono il fatto che non invitammo i fratelli, così non creammo nessun scompiglio, ci invitarono però a non fare foto col disassociato fuori alla Sala. Ma mio cognato per motivi suoi non venne proprio in sala, venne a vederci però la sua convivente.

C'è da dire che all'epoca non ero nominato, se lo fossi stato avrei perso la nomina, ma questo è giusto non si può avere zuppa e pan bagnato, no?

Comunque mia moglie anche essendo nominata in quanto pioniera regolare, non ebbe ripercussioni, ma forse ciò è dovuto che dopo il matrimonio lei cambiò congregazione.

Mio cognato convive fuori dalla casa paterna, mio suocere è un fratello ex anziano. Per motivi di lavoro mio cognato rimane il pomeriggio a mangiare a casa di mio suocero. Nella zona abitano molti fratelli e se mio suocero fosse rimasto anziano li avrebbe turbati. Mio suocero ha deciso di non essere più anziano ma di ospitare il figlio a casa. Mio suocero è un bravo fratello con tutti i privilegi, solo ha rinunciato a fare l'anziano e tutti lo apprezzano. Qualora volesse essere di nuovo anziano non potrebbe ospitare il figlio a casa per cena tutti i giorni.

C'è da dire però che se la cosa non fosse risaputa, lui non avendo creato scandalo avrebbe potuto continuare a fare l'anziano. Ma la cosa è risaputa e lui serenamente preferisce il figlio alla nomina di anziano.


Nella mia Sala una sorella è stata disassociata, la sorella carnale si è sposata, hanno voluto i fratelli e non lei al matrimonio. Avrebbero potuto scegliere il contrario. C'è da dire che la disassociata viene in sala e vuole essere riassociata. Il giorno del matrimonio ha comprato il vestito e si è fatta i capelli per farsi a casa le fotografie con la sorella e tutti i parenti TDG. E' venuta in sala, ha saltato solo il pranzo matrimoniale.

Durante il pranzo è arrivato un bigliettino suo al piano bar dove dedicava alla sorella la canzone "Mi manchi". Erano presenti gli anziani, tutti, compresi gli anziani, sono scoppiati in lacrime. Siamo andati ad abbracciare i genitori della sposa e li abbiamo consolati dicendo che la disassociazione salva la vita, loro ne erano convinti, ma ovviamente la sofferenza c'era. Gli anziani hanno speso anche parole di apprezzamento per la disassociata che aveva mostrato ubbidienza e umiltà nell'accettare la disciplina.

Nel mio vicolo abita una disassociata che a causa del marito incredulo ha battezzato la figlia nella CCR e per questa è stata espulsa per apostasia. La cognata moglie di un Servitore di Ministero la mattina la va a prendere per accompagnarla all'asilo dove le due cuginette vanno a scuola. Nella stessa scuola c'è mia figlia, la disassociata incontra mia moglie e la saluta, anche io sono nominato, e scambiano chicchiere all'entrata e all'uscita della scuola.

Quando nacque la mia prima figlia mio cognato disassociato venne a trovarci all'ospedale, ci salutammo e ci abbracciammo davanti a tutti, compreso gli anziani presenti che mi erano venuti a trovare. Non vi fu nessuna ripercussione.

Spesso nelle sale si sente questo commento: "La disassociazione viene presa troppo alla leggera, non è più come una volta, ora si parla e si saluta troppo disinvoltamente un ex-TDG"


Il mio socio (un fratello ex-disassociato pure lui) ha due sorelle disassociate. Le invita spesso a casa in modo discreto, non è mai successo nessun problema. Una sorella ha avuto bisogno d'essere accompagnata dal medico periodicamente, visto che il marito anch'egli ex-TDG non ne vuol sapere essendo ritornato a vizi come droga e alcool, il mio socio accompagna la sorella ogni settimana dal medico.

Nella ex congregazione di mia moglie una sorella fu disasociata per adulterio, il suo mestiere era parrucchiera per le case, la clientela in parte TDG. Non ha perso un solo cliente per tutti e due anni per cui è stata disassociata.

Un servitore di ministero che conosco e che fa il parrucchiere, va settimanalmente a casa di ex-TDG alcune anche apostate per fargli i capelli. Nessuna ripercussione.


Molto spesso quando udiamo di nipotini che non vedono più il nonno o figli che non vanno dai genitori, la causa non è da attribuire alla disassociazione in sé. Fate caso che chi ha di questi problemi spesso non è semplicemente un ex-TDG, ma un apostata (oppositore a volte anche accanito). L'atteggiamento di questi crea disagio e fa allontanare i parenti TDG.

E' anche vero che a volte, ma si tratta dell'1% dei casi alcuni applicano rigidamente la disassociazione nei confronti dei parenti, ma questo dipende esclusivamente da loro. Sono come quelli che prendono alla lettera il non fare figli e di non andare all'università. Alcuni TDG non sono maturi abbastanza per fare le dovute distinzioni di consigli e leggi e delle relative applicazioni d'esse.

Ma la realtà è che oggi ogni famiglia di TDG ha un disassociato in casa o fuori, ma la cosa non è vissuta in modo drammatico a meno che non vi siano già dei problemi familiari che la disassociazione a volte accentua.

[Modificato da La Primula Rossa 18/10/2007 12.16]
18/10/2007 12.10
 
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Qualche altra cosa sulla DISASSOCIAZIONE la potete leggere qua:

http://www.tdgonline.net/indice/articoli/disassociazione.htm
18/10/2007 12.10
 
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Dopo aver letto tutto, potete fare domande specifiche se volete.
18/10/2007 16.27
 
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Post: 353

Gli anziani lo seppero e apprezzarono il fatto che non invitammo i fratelli, così non creammo nessun scompiglio, ci invitarono però a non fare foto col disassociato fuori alla Sala.



Questo sembra un po’ volere salvare le apparenze :(



C'è da dire però che se la cosa non fosse risaputa, lui non avendo creato scandalo avrebbe potuto continuare a fare l'anziano. Ma la cosa è risaputa e lui serenamente preferisce il figlio alla nomina di anziano



Anche qui è tutto da discutere..

Mi fermo qui,non riesco a leggere tutto oggi.

appena riesco a leggere tutto il papiro cercherò di estrapolare le domande per voi.





Nounou
*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*
Il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce.
Blaise Pascal


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