Claudia Ruggeri

Chameleon.
00Monday, September 24, 2018 9:41 PM
Nasce a Napoli da madre campana e padre salentino. L'anno successivo la famiglia si trasferirà in Puglia. Esordisce giovanissima nel 1985, alla Festa dell'Unità di Lecce, quando declama i suoi versi durante un reading, al quale è presente anche il poeta (e amico) Dario Bellezza, che apprezza la vitalità della sua espressione poetica. Viene accolta come voce promettente e singolare nel nuovo panorama letterario. Conosce il poeta e critico letterario Franco Fortini, per cui nutre profonda stima e col quale nasce un intenso dialogo epistolare. Muore appena ventinovenne, suicida a Lecce il 27 ottobre del 1996, lanciandosi nel vuoto dal balcone della sua abitazione.

La sua prima opera, "Inferno minore," verrà pubblicata postuma due mesi dopo la sua morte sulla rivista «L'incantiere», che realizza un numero speciale. I versi sono caratterizzati da uno stile colto, raffinato e sibillino. Nel 2007 l'editore anconetano peQuod ripubblica l'opera con l'aggiunta di materiale inedito. Nel 2010 esce "La sposa barocca. Sette saggi su Claudia Ruggeri", con interventi, fra gli altri, di Flavio Santi e Mario Desiati.


il Matto II (morte in allegoria)
Ninive


“Tu ti dai pena per quella pianta di ricino (…) che in una notte è cresciuta e in una notte è perita: ed io non dovrei avere pietà di Ninive quella grande città…” Giona 4,10

ormai la carta si fa tutta parlare,
ora che è senza meta e pare un caso
la sacca così premuta e fra i colori
così per forza dèsta, bianca; bianca
da respirare profondo in tanta fissazione
di contorni ò spensierato ò grande
inaugurato, amo la festa che porti lontano
amo la tua continua consegna mondana amo
l’idem perduto, la tua destinazione
umana; amo le tue cadute
ben che siano finte, passeggere

e fino che tu saprai dentro i castelli, i giardini
fiorire, altro splendore sai, altra memoria,
altro si splende si strega, si ride, si tira
la tenda e libero si mescola alle carte; ma
i giardini si nascondono con precisione
dove cerchi la larva del tuo femminino e l’arresto
l’appartenenza inevitabile
all’Immagine all’inevitabile distensione
delle terre trascorse delle altre ancora
da nominare chiamarle una poli l’altra tutte
le terre perfette alla mente afferrata
di nomi che smodano scadono che portano
alla memoria o la stravagano.

(crescono ricini presso ninive
ecco, vedi, come sviene)

*
Chameleon.
10Monday, September 24, 2018 9:42 PM
Lamento della sposa barocca (octapus)

T’avrei lavato i piedi
oppure mi sarei fatta altissima
come i soffitti scavalcati di cieli
come voce in voce si sconquassa
tornando folle ed organando a schiere
come si leva assalto e candore demente
alla colonna che porta la corolla e la maledizione
di Gabriele, che porta un canto ed un profilo
che cade, se scattano vele in mille luoghi
– sentite ruvide come cadono -; anche solo
un Luglio, un insetto che infesta la sala,
solo un assetto, un raduno di teste
e di cosce (la manovra, si sa, della balera),
e la sorte di sapere che creatura
va a mollare che nuca che capelli
va a impigliare, la sorte di ricevere; amore
ti avrei dato la sorte di sorreggere,
perché alla scadenza delle venti
due danze avrei adorato trenta
tre fuochi, perché esiste una Veste
di Pace se su questi soffitti si segna
il decoro invidiato: poi che mossa un’impronta si smodi
ad otto tentacoli poi che ne escano le torture.
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