Giustino e l'immortalità dell'anima

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barnabino
00mercoledì 14 luglio 2010 12:37
Leggo in un forum la seguente affermazione di Polymetis, tesa a screditare (ma guarda un pò!) quanto scriveva la Torre di Guardia a proposito di Giustino (che riportando le opinioni di John Dunnett e dell'arcinota Patrologia di Berthold Altaner). Il grassetto è mio:


Mi ero interessato anni fa alla sua concezione dell'immortalità dell'anima perché tra i TdG gira un clamoroso falso che attribuisce a Giustino una concezione mortalista dell'anima



L'utente sostiene che, in realtà, Giustino Martire avrebbe appoggiato la concezione dell'immortalità dell'anima accanto a quella della risurrezione dei corpi, ovvero che Giustino Martire affermerebbe solo che non sono veri cristiani coloro che non credono nella resurrezione dei corpi alla fine dei tempi e che pensano che solo le anime avranno la beatitudine eterna, ma che non negherebbe l'immortalità dell'anima, anche se l'utente non chiarisce come Giustino avrebbe "conciliato" dottrina platonica dell'immortalità dell'anima e risurrezione dei corpi, giacché i passi che cita dimostrano, al più, che Giustino sosteneva la soppravvivenza di un'anima sensibile dopo la morte, ma non alla sua immortalità, esattamente come sostiene la WTS.

Ora, il problema dell'antropologia di Giustino è alquanto complesso e controverso, anche perché complesso e controverso è il rapporto tra Giustino e la filosofia platonica, ed in definitiva (in questo periodo) tra crustianesimo e cultura greca. Quello che però è inammissibile è che l'utente Polymetis parli di "un clamoroso falso" della WTS a proposito della concezione mortalista dell'anima da parte di Giustino. [...]

L'apprezzamento è stato moderato. Evitare attacchi personali!

ELL / MOD



Vediamo infatti al riguardo il giudizio di uno dei maggiori studiosi di Giustino Martire, Giuseppe Girgenti. A p. 122 del lavoro citato, dopo aver preso in considerazioni le tesi di alcuni studiosi, dice:

"...Giustino a nostro avviso, in questo caso, ha imboccato una via morta: per annunziare la grande novità del messaggio cristiano - la resurrezione dei morti -, non ha ritenuto opportuno integrare questa dottrina con l'impostazione platonica dell'immortalità naturale dell'anima"

E ancora:

"I capitoli IV, V e VI del Prologo del Dialogo con Trifone costituiscono una discussione sulla nozione di immortalità dell'anima, che sfocia nella confutazione di questo caposaldo del Platonismo"

Nel suo ragionamento dimostra che poiché le anime sono create verosimilmente cesseranno di esistere, come tutto ciò che è creato. Dunque le anime sono mortali. Le anime sopravvivono non per natura (come sostiene Platone) ma per volontà divina (Dial. 5,3) L'immortalità, allora, è un premio che Dio concede soltanto a chi lo ha meritato, non una prerogativa dell'anima umana.

Si potrebbe osservare che la dottrina di Giustino possa sembrare contradittoria, oscillando tra mortalità ed immortalità. Comunque sia, dice il Girgenti:

"Il concetto di immortalità dell'anima è una creazione tipicamente greca [...] abbiamo già ricordato che il messaggio cristiano pone il problema dell'uomo in termini completamente diversi. Nei testi sacri il termine "anima" non ha le stesse caratteristiche delle accezioni greche.

La differenza fondamentale è questa: il cristianesimo non punta affatto sulla immortalità dell'anima, ma sulla risurrezione dei corpi. Si tratta di uno dei nuovi dogmi della nuova fede. E la resurrezione implica il ritorno alla vita del corpo
" (il grassetto è dell'autore)

E questo è incomprensibile al dualismo platonico, che considera il corpo la tomba o il carcere dell'anima che da sola costituisce l'essenza dell'uomo.

Shalom

Bibliografia: Giuseppe Girgenti, Giustino Martire Il primo cristiano platonico, Vita e Pensiero, Milano, 1995

viceadmintdg1
00mercoledì 14 luglio 2010 15:06
Sono queste le citazioni cui fate riferimento?

Giustino Martire scrisse: " Se vi siete imbattuti in alcuni che si definiscono cristiani . . . che dicono che, una volta morti, la loro anima va in cielo, non credete che siano cristiani".
Poi ancora alla domanda "Dunque le anime non sono immortali".Giustino risponde "No".

Giustino, Dialogo con Trifone 5.2
barnabino
00mercoledì 14 luglio 2010 15:16
Si, quelle sono le citazioni discusse. Per Polymetis, Giustino si limiterebbe ad affermare la risurrezione della carne ma senza per questo negare esplicitamente l'idea platonica dell'immortalità dell'anima.

Shalom

christofer2006
00mercoledì 14 luglio 2010 18:23
Beh che Giustino negasse l'immortalità dell'anima è del tutto palese.

Semmai si tratta di precisare cosa intendesse esattamente Giustino con il termine anima. Era ancora fedele al concetto biblico che presuppone l’unità psicosomatica o aveva iniziato ad aderire alla dicotomia anima/corpo secondo la concezione ellenistica (pur non accettando comunque ancora, come detto sopra, l’immortalità dell’anima)?
The Line
00mercoledì 14 luglio 2010 19:52

Le anime sopravvivono non per natura (come sostiene Platone) ma per volontà divina (Dial. 5,3)



Non vedo proprio cosa ci sia da discutere, se il dilemma è posto nei termini qui sopra quotati.
E non vedo come non condividere il parere di Barnabino sul dilettantismo di chi afferma che Giustino credesse nell'immortalità naturale dell'anima.

Cito Pannenberg:
"Il rifiuto dell'eternità dell'anima simile a Dio da parte dei teologi cristiani non ha significato un'assoluta opposizione all'antropologia platonica. Lo si vede già dal fatto che l'alternativa di Giustino all'affermazione dell'immediata divinità dell'anima è ancora platonica. Tale è la tesi che la visione di Dio mediante lo Spirito Santo in un compimento futuro è assicurata quale ricompensa di una vita giusta".
(Pannenberg, W., Teologia e Filosofia, Ed. Queriniana, Brescia 2007, pag. 47.

Pennenberg, in sostanza, dice che la posizione di Giustino non è opposta a quella Platonica (quella dell'homoiosis theo), perchè comunque per Giustino l'immortalità la si ottiene attraverso lo Spirito Santo, cioè per grazia, e quindi non per natura.

[...]

L'apprezzamento è stato moderato. Evitare attacchi personali!

ELL / MOD



(SimonLeBon)
00mercoledì 14 luglio 2010 20:13
Re:
The Line, 7/14/2010 7:52 PM:


...

L'apprezzamento è stato moderato. Evitare attacchi personali!

ELL / MOD






State 'bboni: in politica è concesso tutto, anche le "convergenze parallele". In scienza un po' meno... e il Poly, si sa, è un artista. [SM=x1910950]

Simon
Polymetis
00mercoledì 14 luglio 2010 20:24
Caro Barbabino, l'unica cosa scandalosa è la tua incapacità di capire quello che scrivo. Essendo io laureato su Platone, e specializzato sul platonismo tardo antico (per la precisione il platonismo di Porfirio e Giuliano), la tua pretesa di farmi delle precisazioni su quest'argomento è decisamente fuori luogo.
Per Giustino l'anima sopravvive alla morte del corpo, questo ho inteso dire, esattamente come ho affermato che è depistante la citazione della WT, intesa a far credere che per Giustino l'anima muore col corpo. Tu invece stai facendo dei distinguo che non c'entrano nulla, perché chiami "immortalità dell'anima" solo la concezione platonica, cioè l'idea secondo cui l'anima sia immortale per sua propria natura. Ma credere l’anima sia immortale per sua propria natura, non è una condizione necessaria a qualunque tipo di immortalità dell’anima, e certamente non lo è alla concezione cattolica. Le citazioni da te presentate di Girgenti non negano che per Giustino l'anima sia immortale, ma solo che lo sia alla maniera platonica, cioè per sua essenza. Come tu stesso hai citato Girgenti dice che per Giustino l'anima è immortale perché Dio la fa essere tale, cioè la fa sussistere affinché non cada nel nulla. Il problema se l'anima sia immortale per sua essenza, o se sia invece immortale perché Dio la fa essere tale, non c'entra nulla con quanto stavo scrivendo, e cioè che il risultato alla fine è il medesimo, vale a dire che l'anima sopravvive alla morte mentre la citazione decurtata della WTS dava ad intendere il contrario. Inoltre, se tu avessi letto con attenzione quello che io avevo scritto, avresti notato che avevo precisato che la concezione di Giustino non è quella dei platonici. Nel mio post si legge: "Come si vede, Giustino non dice che non sono Cristiani coloro che credono nell’immortalità dell’anima, bensì che non sono veri Cristiani coloro che non credono nella resurrezione dei morti alla fine dei tempi ma solo ed esclusivamente all’immortalità dell’anima, come fossero dei platonici".


Vediamo infatti al riguardo il giudizio di uno dei maggiori studiosi di Giustino Martire, Giuseppe Girgenti. A p. 122 del lavoro citato, dopo aver preso in considerazioni le tesi di alcuni studiosi, dice:

"...Giustino a nostro avviso, in questo caso, ha imboccato una via morta: per annunziare la grande novità del messaggio cristiano - la resurrezione dei morti -, non ha ritenuto opportuno integrare questa dottrina con l'impostazione platonica dell'immortalità naturale dell'anima"



Ma capisci cosa vuol dire questa frase? O speri che gli altri utenti non abbiano le categorie filosofiche per capirlo? Qui Girgenti sta semplicemente dicendo che Giustino non ha importato la concezione platonica dell'immortalità dell'anima, cioè l'idea che l'anima sia sussistente di per sé (per natura) e che sia separata dal corpo. Evidentemente i tuoi lettori sono ignari del fatto che si può essere immortalisti e al contempo non essere platonici... Tommaso d’Aquino ad esempio è immortalista, crede che l'anima sia immortale, ma non crede come Platone che sia sussistente di per sé, bensì la dice forma humani corporis (forma del corpo), e arriva a dire che siccome l'anima non è sussistente di per sé, anche dopo la morte l'anima debba in qualche maniera rimanere connessa al suo corpo, cosa resa possibile dal fatto che l'eternità è atemporale, e dunque l'anima in realtà non è in sincrono con l'epoca in cui il suo corpo è dissolto, ma con qualsiasi epoca.
La Chiesa stessa oggi non è platonica nell'immortalità dell'anima, tant'è che sul catechismo c'è un paragrafo che si intitola "corpore et anima unus". Girgenti dice solo che Giustino non sposa la “la impostazione platonica dell'immortalità naturale dell'anima", non che per Giustino l’anima non sia immortale; semplicemente è Dio che la fa essere tale: ma resta il punto, l’anima sopravvive.

Mi rendo conto che voi TdG possiate equivocare, perché sulle vostre riviste si martella l’idea fasulla che l’immortalità dell’anima cristiana sia un derivato del platonismo, e che “immortalità dell’anima” equivalga ad “immortalità dell’anima platonica”. Ma non è così. Si può essere immortalisti e non essere platonici, il cattolicesimo stesso è immortalista e non è platonico. Questo avviene perché l’impostazione che dà il catechismo stesso al problema dell’anima viene dalla tradizione aristotelico-tomista, e non da quella platonico-agostiniana.
Mentre per Agostino (platonico) l’uomo è “un anima che si serve di un corpo”, per Tommaso d’Aquino (aristotelico) l’uomo è un essere di materia la cui “forma” (in senso aristotelico) è l’anima. Al che Tommaso arriva a dire che non è l’anima dentro il corpo, ma il corpo dentro l’anima
Tu invece hai fatto una lista di citazioni di Girgenti, del tutto inutili, dove questo autore si attarda a dire che la concezione di Giustino dell’immortalità dell’anima non è quella platonica. E chi se ne frega…
Io non ho mai detto che Giustino è immortalista alla maniera di Platone, anzi, ho scritto il contrario, ho detto infatti che critica chi intende l’immortalità dell’anima come i platonici. Non mi frega niente del fatto che Giustino non sia platonico sull’anima, perché neppure la Chiesa Cattolica oggi lo è, checché ne dica la WTS che non sa neppure cosa voglia dire la parola “platonismo”.


“"I capitoli IV, V e VI del Prologo del Dialogo con Trifone costituiscono una discussione sulla nozione di immortalità dell'anima, che sfocia nella confutazione di questo caposaldo del Platonismo"

Nel suo ragionamento dimostra che poiché le anime sono create verosimilmente cesseranno di esistere, come tutto ciò che è creato. Dunque le anime sono mortali. Le anime sopravvivono non per natura (come sostiene Platone) ma per volontà divina (Dial. 5,3) “



E allora? Chi ha mai negato una cosa del genere? Io ho scritto semplicemente che per Giustino le anime sopravvivono dopo la morte. Specificare se siano immortali perché Dio le renda tali o se invece siano immortali in sé e per sé è irrilevante ai fini della discussione, e io neppure ero entrato nel problema, perché il risultato non cambia: le anime sopravvivono, mentre la citazione tarocca della WTS dava ad intendere il contrario. Quando Girgenti dice che la discussione sfocia nella confutazione dell’immortalità dell’anima come caposaldo del platonismo, intende appunto dire che Giustino confuta che l’anima sia immortale alla maneira dei platonici, cioè per sua propria natura (ma questo non implica che l’anima non sia immortale nel senso che continua a sopravvivere dopo la morte perché Dio la tiene nell’essere). Tra l’altro, se tu conoscessi la dottrina cattolica, sapresti che è perfettamente lecito credere che l’anima non sia immortale in sé, per natura, ma che sia Dio a renderla tale e a mantenerla nell’essere, anzi, per la dottrina cattolica questo è vero per tutto il creato.
Vi linkerei volentieri un’analisi fatta dal mio amico Berescitte sugli equivoci dei tdG quando trattano il pensiero cattolico dell’immortalità dell’anima, da essi rozzamente scambiato per “platonismo”, ma purtroppo le regole di questo forum lo vietano, motivo per cui mi limito a citarlo, perché delinea in poche lettere quello che io voglio spiegarvi, cioè che: “La Chiesa, ufficialmente, usa dire “anima intellettiva” o “anima spirituale”, ritenendo appunto solo questa umana immortale. Immortale nel senso che non è disgregabile ad opera di agenti fisico-chimico-meccanici e non che abbia l’immortalità di diritto. L’unico immortale per natura è Dio. Le anime umane (e gli spiriti angelici) l’immortalità ce l’hanno come dono partecipato da Lui e con la garanzia che Dio, il quale se volesse potrebbe distruggerle, si è impegnato per l’eternità a non nullificarle mai, neanche se le persone a cui appartengono divenissero reprobe e dannate.

Questo è quello che i cattolici credono, e, come ripeto, non c’entra nulla con Platone o con l’impostazione platonica dell’immortalità dell’anima. Platone infatti nel Fedone dice che se l’anima è per essenza “vita”, non può diventare il suo contrario, cioè la “morte”. Questo è quello che dice chi crede che l’anima sia immortale per natura, ma né Giustino né il magistero attuale affermano questo. Quando dunque il mio amico domingo7 (cattolico) chiedeva se ci fossero testimonianze antiche della fede dell’immortalità dell’anima, io gli ho risposto citandogli Giustino, e non c’è stato nessun errore da parte mia in questo, perché Giustino è immortalista esattamente come lo sono io, cioè non in senso platonico, ma nel senso che l’anima è resa immortale dalla partecipazione a Dio che tiene le anime nell’esistenza.


“Si potrebbe osservare che la dottrina di Giustino possa sembrare contradittoria, oscillando tra mortalità ed immortalità. Comunque sia, dice il Girgenti:

"Il concetto di immortalità dell'anima è una creazione tipicamente greca [...] abbiamo già ricordato che il messaggio cristiano pone il problema dell'uomo in termini completamente diversi. Nei testi sacri il termine "anima" non ha le stesse caratteristiche delle accezioni greche. “



Ma chi l’ha mai negato. Ma soprattutto cosa c’entra? Lo sa anche un catechista della terza media che il termine anima nel cristianesimo, e soprattutto nel cattolicesimo, non ha la stessa accezione che nel mondo greco e platonico. Ripeto: cosa c’entra, e soprattutto, cosa avrebbe di poco cattolico affermare questo?
Mi rendo conto che per voi TdG dire “immortalità dell’anima” equivalga a dire “platonismo”, ma siccome non è così, e si può credere all’immortalità dell’anima anche senza essere platonici, qual è il problema? Io non ho né negato né affermato che Giustino abbia impostato il tema dell’immortalità dell’anima in senso non platonico, semplicemente era irrilevante ai fini della discussione, cioè che interessava ribadire è che per Giustino sopravvive un’anima anche dopo la morte del corpo.
Come scrive il catechismo corpo ed anima sono uno: “L'unità dell'anima e del corpo è così profonda che si deve considerare l'anima come la « forma » del corpo; ciò significa che grazie all'anima spirituale il corpo, composto di materia, è un corpo umano e vivente; lo spirito e la materia, nell'uomo, non sono due nature congiunte, ma la loro unione forma un'unica natura.” (n. 365)

Questo è quanto di più distante esista dalla “psyche” platonicamente intesa, ma per i TdG se uno dice “anima immortale” dice “anima platonica”. Purtroppo per loro, non è così.



“Giustino si limiterebbe ad affermare la risurrezione della carne ma senza per questo negare esplicitamente l'idea platonica dell'immortalità dell'anima.



MA DOVE HO SCRITTO CHE NON NEGA L’IDEA PLATONICA dell’immortalità dell’anima????
Ho scritto l’esatto contrario! Dire che non nega l’immortalità dell’anima, non vuol dire che non nega l’idea platonica dell’immortalità dell’anima.


“La differenza fondamentale è questa: il cristianesimo non punta affatto sulla immortalità dell'anima, ma sullarisurrezione dei corpi. Si tratta di uno dei nuovi dogmi della nuova fede. E la resurrezione implica il ritorno alla vita del corpo" (il grassetto è dell'autore) “



Ma che rivelazione sconvolgente! E dimmi, cosa ci sarebbe di diverso rispetto a quello che insegna la Chiesa, cioè che il centro della fede cristiana è la resurrezione? Te lo faccio pure dire dal papa cosa crediamo: “Oggi abbiamo riscoperto l’indivisibilità dell’uomo; viviamo con rinnovata intensità la nostra corporeità e la sperimentiamo come necessaria modalità per realizzare l’unico essere dell’uomo. Da qui possiamo comprendere in un modo nuovo il messaggio biblico, che non promette l’immortalità dell’anima separata dal corpo, ma a tutto l’uomo”(Joseph Ratzinger, Introduzione al Cristianesimo, Brescia, 2005, Queriniana, pag. 337)

A questo punto sorge una domanda: ma voi sapete cosa dicono i cattolici sull’immortalità dell’uomo? Perché dalle vostre critiche pare che non abbiate le idee per nulla chiare


“E questo è incomprensibile al dualismo platonico, che considera il corpo la tomba o il carcere dell'anima che da sola costituisce l'essenza dell'uomo. “



E chi ha mai detto che Giustino è platonico? Io ho detto che per Giustino l’anima sopravvive alla morte del corpo ed è immortale. Non ho specificato se però sia immortale perché lo sia per natura o perché Dio la fa essere tale. Dunque, perché mi attacchi? Le mie affermazioni restano del tutto corrette. Se Giustino nega che l’anima sia immortale è solo nel senso di “immortale per natura”, ma resta il fatto che essa, grazie all’intervento di Dio, sopravviva alla morte del corpo, il che è esattamente quello che ancora oggi la Chiesa insegna nel suo magistero. Ergo, qual è il problema? Resta altresì vero che la citazione della WTS sia ingannevole, perché vuole assimilare Giustino alla sua concezione escatologica, e farlo passare per qualcuno che crede che l’anima non sopravviva alla morte del corpo, quando invece Giustino dice semplicemente, come qualunque cattolico del resto, che l’anima non sopravvive per sua propria natura ma perché Dio la tiene nell’essere. Ma la cosa comica è che io avevo già spiegato tutto ciò, cioè la differenza tra l’idea platonica dell’immortalità dell’anima e l’idea cattolica in questo stesso forum, in una discussione con l’utente Primula Rossa, discussione infinita perché


MESSAGGIO CENSURATO.

UTENTE POLYMETIS: L'IRONIA E' LEGITTIMA, MA ASTIENITI DAGLI INSULTI O SARAI WARNATO.

ELL / MOD


non riusciva a capire la differenza tra “immortalità dell’anima” e “platonismo”, facendo coincidere le due cose, discussione in cui tu stesso, Barnabino, partecipasti. Eppure ancora oggi cadi nel medesimo errore, perché, dinnanzi ad una mia difesa del fatto che Giustino credesse all’immortalità dell’anima, mi fai un’inutile predicozzo per spiegarmi che Giustino non credeva all’immortalità dell’anima in senso platonico (cioè per natura), cosa che io non avevo mai affermato (e che non mi interessa affermare), e che anzi, ho esplicitamente negato.

Detto questo, ripropongo le mie citazioni da dove si evince chiaramente che Giustino creda all’immortalità dell’anima (non nel senso che sia immortale di per sé, ma che Dio la rende tale), e che ovviamente non ti sei degnato di commentare, volendo giocare la carta di un bizantinismo terminologico che nulla aveva a che fare con questo io affermavo:


“Ora, è provato che le anime sopravvivono dopo la morte dal fatto che l’anima di Samuele fu invocata dalla strega, come aveva chiesto Saul.” (Dialogo con Trifone 105,4)

“Ma poiché a tutti coloro che sono vissuti rimane la sensibilità ed è apprestata una punizione eterna, non trascurate di persuadervi e di credere che queste sono cose vere.
La negromanzia, infatti, e le osservazioni di fanciulli incontaminati e le evocazioni di anime umane e gli spiriti che, presso i maghi, sono detti evocatori di sogni e loro assistenti e tutti i fenomeni che avvengono per opera dei conoscitori di scienze occulte, vi persuadano che anche dopo la morte le anime mantengono le facoltà sensitive.” Giustino, Apologia prima, 18,2-3

"Se dunque noi sosteniamo alcune teorie simili ai poeti ed ai filosofi da voi onorati ed alcune anche superiori e divine e, soli, possiamo dimostrarvele, perché siamo ingiustamente odiati più di tutti?
Quando diciamo che tutto è stato ordinato e prodotto da Dio, sembreremo sostenere una dottrina di Platone; quando parliamo di distruzione nel fuoco, quella degli Stoici; quando diciamo che le anime degli iniqui sono punite mantenendo la sensibilità anche dopo la morte, e che le anime dei buoni, liberate dalle pene, vivono felici, sembreremo sostenere le stesse teorie di poeti e di filosofi ; quando diciamo che non bisogna adorare opere di mano umana, siamo d'accordo con il comico Menandro e con quanti espressero le stesse idee. Dimostrarono infatti che il creatore è superiore a ciò che è creato." Giustino, Apologia prima, 20,3-5

"Tutte le teorie formulate da filosofi e poeti sull'immortalità dell'anima, o sulle punizioni dopo morte, o sulla contemplazione delle cose celesti, o su simili dottrine, essi le hanno potute comprendere e le hanno esposte prendendo le mosse dai Profeti." Giustino, Apologia prima, 44,5

Non solo Giustino credeva nell'immortalità delle anime, ma anche che i filosofi che avevano sostenuto una tale dottrina l'avessero appresa dai Profeti. Egli infatti sostiene che alcuni filosofi furono in certi tratti ispirati da Dio, perché lo Spirito soffia dove vuole, e ci sono dei semi di verità ovunque. "Tutto quanto di vero è stato detto dai filosofi, appartiene a noi cristiani"...

Da ultimo, c'è un'interessante esegesi che Giustino fa di un logion Gesù, quello in cui Gesù, interrogato dai sadducei sulla risurrezione, risponde che YHWH è il Dio dei vivi e non dei morti.
Il nostro apologista vide nella risposta di Gesù una conferma dell’immortalità dell’anima, il Signore infatti disse che YHWH non era il dio dei morti, ma dei vivi.
“Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui.” (Lc 20, 37-38)

Giustino si chiede perché Gesù dica al presente che Abramo Isacco e Giacobbe “vivono per Lui”, e non “vivranno”. La frase di Gesù sembra proprio dire che Dio è anche in questo istante il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, perché questi ultimi non sono morti(cioè nullificati) ma vivi (si veda anche la trasfigurazione) .
A testimonianza di questo ragionamento vi riporto un passo molto interessante dalla I Apologia.
Nel passo di Luca che ho citato Gesù non si limita a rispondere alla domanda dei sadducei, la quale riguardava solo la resurrezione, bensì rilancia affermando quella e insieme dell'altro....
I sadducei gli chiedono della resurrezione, Cristo risponde affermando non solo la resurrezione l'immortalità dell'anima. Il ragionamento di Giustino come ripeto è il seguente: come può dire “Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe” se sono morti da tempo, e come può mettere costoro in relazione col fatto che egli è il Dio dei vivi, se essi sono ormai nulla? Per questo interprete palestinese ciò implica che essi sono tuttora vivi. Citiamo Giustino:

“Le parole dette a Mosè dal rovo: "Io sono colui che è, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, e il Dio dei tuoi Padri" indicano che essi, anche dopo morti sopravvivono e sono uomini dello stesso Cristo. Infatti, primi fra tutti gli uomini, si diedero alla ricerca di Dio Abramo, padre di Isacco, ed Isacco, padre di Giacobbe, come scrisse anche Mosè.” (Prima Apologia, 63, 14)




“ giacché i passi che cita dimostrano, al più, che Giustino sosteneva la soppravvivenza di un'anima sensibile dopo la morte, manon alla sua immortalità, esattamente come sostiene la WTS. “



Di grazia, dove la WTS, esattamente come Giustino, sosterebbe la sopravvivenza di “un'anima sensibile dopo la morte”? Per i TdG “anima” equivale ad individuo, alla persona fisica, ergo dopo la morte c’è il nulla sino alla resurrezione. Invece per Giustino l’anima è immortale, nel senso che ho detto e che è proprio anche del cattolicesimo, cioè non che sia immortale per sua natura, ma che è resa tale da Dio. Avevo specificatamente detto che quando dico “immortalità dell’anima” non intendo la cosa alla maniera platonica, dunque le tue critiche sono speciose, e si basano su un equivoco terminologico per costruire un “uomo di paglia”. Stai tentando di attribuirmi una concezione che non mi sono mai sognato di sostenere al fine di poterla demolire, asserendo che io avrei detto che Giustino è immortalista alla maniera di Platone. Io non ho mai detto nulla di simile, anzi, ho scritto il contrario, quindi le critiche di Girgenti non c’entrano nulla con le mie affermazioni. Resta provato che non solo Giustino pensa cose diverse da quelle della WTS (il che non è certo un problema), ma che il modo in cui la WTS cita Giustino è ingannevole, perché fa credere che per quest’autore, al pari che per i TdG, esista solo la resurrezione, e l’anima non sopravviva.
La WTS fa spesso questo giochetto, cita degli studiosi che giustamente dicono che il cristianesimo antico non possedeva “l’idea greca” (i.e. platonica) dell’immortalità dell’anima, e danno a bere ai loro lettori che questo significhi che il cristianesimo non conoscesse una concezione dell’immortalità dell’anima tout court, quando invece questi studiosi spesso affermavano semplicemente che non c’è l’idea platonica dell’immortalità dell’anima )cioè dualista). Infatti, come si può pretendere che i lettori della WTS, e qualunque lettore non colto in filosofia in generale, sappia la differenza tra immortalismo platonico ed ilemorfismo?

Per Christopher


“Semmai si tratta di precisare cosa intendesse esattamente Giustino con il termine anima. Era ancora fedele al concetto biblico che presuppone l’unità psicosomatica o aveva iniziato ad aderire alla dicotomia anima/corpo secondo la concezione ellenistica (pur non accettando comunque ancora, come detto sopra, l’immortalità dell’anima)? “



Ecco i disastri concettuali di chi ragiona cogli schemi della WTS.
1)Il concetto biblico dell’anima non esiste. La Bibbia presenta una molteplicità di opinioni frutto dell’inculturaione. Non esiste una teologia biblica, né una cristologia biblica, né una cristologia biblica, né tanto meno una dottrina biblica dell’anima, bensì esistono pareri diversi, spesso contraddittori, che si sono succeduti nel tempo. Si può parlare di “teologia biblica” e scrivere libri con nomi simili solo nel senso di esporre tutte le diverse teologie che si trovano nella Bibbia. Sostenere il contrario è appannaggio dei fondamentalisti, che non devono avere udienza nel mondo scientifico.
2)Non esiste una concezione “ellenistica” dell’immortalità dell’anima. I greci di epoca ellenistica non sono tutti immortalisti, e neppure tutti dualisti. Quella che tu chiami “concezione ellenistica” è la concezione platonica, ma questa non è propria né di Giustino né dei cattolici di oggi.
3)Non occorre credere alla dicotomia anima-corpo per credere all’immortalità dell’anima. Giustino crede che l’anima sia immortale (cioè che Dio la renda tale), e al contempo non crede che l’anima sia una sostanza separata dal corpo.

Ad maiora
Polymetis
00mercoledì 14 luglio 2010 20:28
Per The Line


E non vedo come non condividere il parere di Barnabino sul dilettantismo di chi afferma che Giustino credesse nell'immortalità naturale dell'anima.



Visto che non l'ho mai affermato e che questa è solo un'allucinazione di Barnabino, non ho nulla da replicare...

Ad maiora
Aquila-58
00mercoledì 14 luglio 2010 21:43
Re:
Polymetis, 14/07/2010 20.24:

Ma la cosa comica è che io avevo già spiegato tutto ciò, cioè la differenza tra l’idea platonica dell’immortalità dell’anima e l’idea cattolica in questo stesso forum, in una discussione con l’utente Primula Rossa, discussione infinita perché il poveretto, al pari di qualunque TdG, [...]

L'OFFESA DI POLYMETIS E' STATA MODERATA

ELL / MOD





E bravo il nostro filosofo Polymetis.
Gentile, educato, come sempre...
Anch' io sono un povero "TdG, inebetito dagli insulsi schemi concettuali propinati dalla WTS".
Certo, caro filosofo, non mi metto a leggere tutto il tuo trattato di filosofia, perchè ho cose ben più importanti da fare.
Pensa che mi hai perfino attaccato la malattia: quando scrivo i miei post, i miei fratelli stessi mi accusano di essermi.....polymeticizzato!
Ora io, essendo un poveraccio "inebetito dagli insulsi schemi concettuali propinati dalla WTS", non ho capito letteralmente un acca di quella che è (dovrebbe essere) la tua idea circa un eventuale concetto di "anima immortale" (la cosa ti meraviglia? Non credo, dai...).
Che vuoi, essendo un insulso... geovista, il mio cervello è necessariamente limitato, e più di tanto non riesce a recepire di cotanta filosofia [SM=x1408403]
Ora, caro amico, io non credo neppure lontanamente che l' uomo possieda un' anima immortale (questa è la mia opinione, ovviamente), ma quel che mi preme è sapere sinteticamente [SM=x1408399] la tua opinione in tal senso.
Ergo, ti chiedo queste cose.
1) lascia perdere la filosofia, perchè a me non interessa. Se vuoi interloquire con me, lascia da parte la filosofia;
2) prendi solo ed esclusivamente la Sacra Bibbia (senza farmi il solito, inutile sermone sul canone e company...)
3) spiegami con le Sacre Scritture, l' esistenza di quel qualcosa (come definirla?) a cui tu credi, e a cui io non credo neppure lontanamente;
4) citami una sola Scrittura per volta (non diecimila), a sostegno della tua tesi, e su quella Scrittura restiamo, finchè non avremo dimostrato a tutti gli astanti chi ha ragione e chi ha torto.
Perchè una cosa è certa, filosofo: uno, tra me e te, è in gravissimo errore.

5) quando avremo sviscerato quella Scrittura fino allo sfinimento, allora passeremo alla prossima.
Ti va bene come programmino?
Sono qui che attendo.
Spara!
[SM=g27987]



dispensa.
00mercoledì 14 luglio 2010 21:59
Re:
Polymetis, 14/07/2010 20.28:




e si Dio l'immortalità la dà a tutti fedeli e infedeli, angeli e demoni, e la dà nel momento che li fa venire all'esistenza, e decide che non gliela toglierà mai.

La natura non esiste, la natura la decide Dio, e se Dio decide che la vita di quell'anima non abbia mai da finire, buona o cattiva, non importa, allora la sua decisione stabilisce la sua natura immortale, immortalità generata creata in continuazione da Dio, diventa, è natura.

E immortalità non significa eternità, ne tanto più assoluta, poichè l'immortalità di una creatura ha un inizio stabilito per decisione divina; e che non abbia mai da finire, la rende eterna solo in questo senso.

Cioè Immortale significa essere non soggetto a una morte naturale; quindi di natura immortale.

Mentre la sua morte potrebbe essere causata dall'intervento divino.


Per dire questo dobbiamo avere un contesto, un evento che ci faccia comprendere che l'immortalità la si intende solo in questo modo, e non che Dio stesso non possa più mettere a morte una sua creatura, perchè immortale a 360 gradi.

Va da se che la continuazione della esistenza dell'anima alla morte del corpo ,rende tale unità corporea assolutamente priva di senso e contro sua natura celeste di spirito.

L'anima se fosse uno spirito vivente, e il corpo solo un vestito, una prigione, in realtà violenterebbe se stessa vivendo una forma esistenziale che non gli appartiene, e che è quella materiale.

Sarebbe come se una anima viva la vita delle scimmie, dei pesci, dei serpenti, una sorta di trasmigrazione in un corpo o forma vivente che non ha nulla ha che fare con la propria essenza di spirito.

Sarebbe come se un uomo vada a dimorare nel corpo di un altro uomo.

Che poi lo spirito vivente e il corpo vivente sono due nature distinte, capaci di pensare e amare entrambe in modo a se stanti lo fa comprendere chiaramente Paolo in 1 Corinti 15, quando pone l'alternativa di quale corpo avrebbe rivestito il morto che doveva tornare in vita alla risurrezione, cioè se con quello di polvere o quello celeste mediante mutazione di natura umana.

Nella natura celeste avrebbe trovato l'immortalità , come Adamo nella natura carnale avrebbe trovato l'eternità come ricompensa se si sarebbe mostrato fedele.
Ciò rende implicito l'esistenza di Due nature distinte nella libertà di pensare e provare a essere fedeli a prescindere dalla loro diversità di natura vivente.

Che l'anima sia atemporale..perchè eterna, e quindi può ricongiungersi a ritroso nel tempo con il suo corpo non ancora dissolto, (per avere continuità altrimenti oggettivamente risulterebbe una clonazione,questo valendo per chi ha dei volontari o involontari limiti razionali e di consapevolezza interiore); è pura teoria astratta, quanto la favola di cappuccetto rosso e i sette nani.

Poichè dovremmo essere atemporali anche quando siamo uniti con il corpo, e se non lo siamo allora si che il corpo diventa prigione per la vera essenza di tale anima.
Ma un anima atemporale non dovrebbe avere mai un inizio temporale [SM=x1408399], il che sarebbe eclatante contraddizione porre la creatura in questo modo, praticamente facendola Dio [SM=x1408403]


In sintesi leggo solo violenza in queste congetture di origine spiritica.







(SimonLeBon)
00giovedì 15 luglio 2010 00:02
Re:
Polymetis, 7/14/2010 8:24 PM:


... Non mi frega niente del fatto che Giustino non sia platonico sull’anima, perché neppure la Chiesa Cattolica oggi lo è, checché ne dica la WTS che non sa neppure cosa voglia dire la parola “platonismo”.
...

Ad maiora



Leggendo il Poly, oggi è già ... domani!

Bella questa personificazione della WTS, detto cosi' sembra avere un'anima anche lei! [SM=x1408403]

Come il Poly sa benissimo, quando non fa politica e non bara, l'accusa di "platonismo" alla CCR non è stata inventata nè viene certo dai soli banchi della WTS (con o senz'anima).

Simon
barnabino
00giovedì 15 luglio 2010 00:08
Caro Polymetis,


Essendo io laureato su Platone, e specializzato sul platonismo tardo antico (per la precisione il platonismo di Porfirio e Giuliano), la tua pretesa di farmi delle precisazioni su quest'argomento è decisamente fuori luogo



Infatti io ho precisato che ad essere fuori posto sono i toni che usi, volgari e grotteschi per uno che dice di essere uno studioso, rispetto a quest'argomento.


Per Giustino l'anima sopravvive alla morte del corpo, questo ho inteso dire



Poiché il tema del post era l'immortalità dell'anima e non la sua sopravvivenza devo supporre che come specializzato sul platonismo tarco antico non aiuti il lettore a facendo chiarezza.

Che Giustino sostenga che, in qualche modo, l'anima sensibile sopravviva alla morte l'ho detto anche io, mi pare e la Torre di Giardia che hai citato non lo nega, dato che dice che alcune anime sono mortali, se ne deduce che altre sono immortali.


è depistante la citazione della WT, intesa a far credere che per Giustino l'anima muore col corpo



Guarda, la WTS si limita a dire

"Anziché dire che tutte le anime sono immortali, come dicono gli odierni capi religiosi, Giustino Martire scrisse: “Alcune anime periscono”"

Taziano, scrittore cristiano che visse durante l’ultima parte del secondo secolo, scrisse: “O Greci! L’anima non è di per se stessa immortale . . . muore e si dissolve col corpo, quando non conosce la verità . . . perciò resta isolata dalla luce, sprofonda nella materia e muore con la carne”

Un recente libro cattolico sui primi scrittori della cristianità, opera di un erudito, mostra che altri “padri della Chiesa” pure insegnarono che molte anime muoiono. Esso dice dell’anima: “Come Giustino e Teofilo di Antiochia [del secondo secolo], Arnobio [vicino all’inizio del quarto secolo] ammette che non è immortale per natura, ma che può esser resa immortale per grazia dell’Iddio cristiano”.

In verità, c’è una grande differenza fra questa idea che l’anima “non è immortale per natura” e l’idea moderna che l’immortalità sia innata in essa
"

E non mi pare davvero depistante, non si parla di sopravvivenza dell'anima, su cui i TdG potrebbero essere d'accordo, ma di immortalità innata dell'anima.


Le citazioni da te presentate di Girgenti non negano che per Giustino l'anima sia immortale



Se è per quello neppure i TdG negano che un'anima possa divenire immortale per dono divino. Vedi che siamo d'accordo e non c'è bisogno di fare tanta cagnare, che tanto solo quella sei capace a fare?


vale a dire che l'anima sopravvive alla morte mentre la citazione decurtata della WTS dava ad intendere il contrario



Rileggi le citazioni della TdG del 1970 riportate, a ma non pare davvero che a Giustino venisse attribuita l'idea che l'anima non possa sopravvivere.

La citazione decontestualizzata si trova non nella W70 ma in una dell'82 e non è dei redattori della Torre di Guardia, che in quel trafiletto si limita a riportare un domanda posta in una lettera di un lettore al Daily Thelegraph di Londra, con la seguente risposta del teologo anglicano John Dunnett: “Perciò non solo Giustino Martire e Ireneo, ma anche Ignazio, Policarpo, Lattanzio e altri primi Padri non potevano sostenere che l’anima dei cristiani andasse in cielo dopo la morte

Qui la Torre di Guardia non fa intendere nulla, ma si limita a riportare un parere, per cui le tue osservazioni volgari sono del tutto fuopri luogo. Possibile che ti sia impossibile stabilire una comunicazione normale con i testimoni di Geova e chiunque altro non sia cattolico?


non che per Giustino l’anima non sia immortale; semplicemente è Dio che la fa essere tale: ma resta il punto, l’anima sopravvive



Anche i TdG credono che i figlio di Dio sopravvivranno e riceveranno l'immortalità. Quello che invece è ovvio è che per Giustino non tutte le anime sono immortali, alcune moriranno.


Io non ho mai detto che Giustino è immortalista alla maniera di Platone



E la Torre di Guardia parla chiaramente che Giustino e altri negano l'idea di "anima immortale per natura", dunque mi pare che siamo d'accordo. Cosa hai allora da gridare come una gallina strozzata?


Io ho scritto semplicemente che per Giustino le anime sopravvivono dopo la morte



Anche i testmoni di Geova lo dicono, le anime alla morte non sono completamente annientate.


Vi linkerei volentieri un’analisi fatta dal mio amico Berescitte sugli equivoci dei tdG quando trattano il pensiero cattolico dell’immortalità dell’anima, da essi rozzamente scambiato per “platonismo”



Perché questo tipo non viene a parlane qui invece di farne (da buon cattolico) oggetto di pettegolezzo in parrocchia?

I TdG non dicono che il cristianesimo abbia mutuato tout court il concetto platonico di immortalità dell'anima, ma solo che da esso sia stato influenzato, rispetto al concetto biblico di "anima" che non conosceva alcun dualismo corpo/anima.


non c’è stato nessun errore da parte mia in questo, perché Giustino è immortalista esattamente come lo sono io, cioè non in senso platonico, ma nel senso che l’anima è resa immortale dalla partecipazione a Dio che tiene le anime nell’esistenza



Forse era meglio specificare, non credi? Perché anche i TdG credono che l'anima sia resa imnmortale da Dio...

Shalom

barnabino
00giovedì 15 luglio 2010 00:28
Per essere più seri...


1)Il concetto biblico dell’anima non esiste. La Bibbia presenta una molteplicità di opinioni frutto dell’inculturaione



Beh, allora parliamo della concezione antropologica del I secolo nell'ambiente in cui visse Gesù, una concezione magari variegata, magari, ma che mi pare possiamo delineare. Che in generale i giudei avessero ereditato un'antropologia diversa da quella greca ed il NT contenga una concezione di anima e di destino dell'anima differente da quello del mondo greco mi pare che sia possibile affermarlo senza passare per fondamentalisti della Bible Belt...


2)Non esiste una concezione “ellenistica” dell’immortalità
dell’anima. I greci di epoca ellenistica non sono tutti immortalisti, e neppure tutti dualisti. Quella che tu chiami “concezione ellenistica” è la concezione platonica, ma questa non è propria né di Giustino né dei cattolici di oggi



Mi sembra che lo abbiamo già detto, se leggi il post di "Apostolo" si sofferma proprio sulle varie concezioni, e come potrebbero aver influenzato il cristianesimo.


3)Non occorre credere alla dicotomia anima-corpo per credere all’immortalità dell’anima. Giustino crede che l’anima sia immortale (cioè che Dio la renda tale), e al contempo non crede che l’anima sia una sostanza separata dal corpo



Infatti i TdG, attendondosi alle Scritture, non credono alla dicotomia anima/corpo ma accettano tranquillamente che un'anima possa diventare immortale per immeritata benignità di Dio. Dove sarebbe il problema?

Shalom
Polymetis
00giovedì 15 luglio 2010 02:56
PEr Barnabino


“Infatti io ho precisato che ad essere fuori posto sono i toni che usi, volgari e grotteschi per uno che dice di essere uno studioso, rispetto a quest'argomento. “



Il mio tono è la precisa risposta alla tua ironica pretesa di avermi colto in fallo, quando invece banalmente non hai capito nulla di quello che ho scritto, e continui a non capirlo. Mi riferisco in particolare [...]


L'apprezzamento di Barnabino è stato moderato

ELL / MOD




[...] se una persona scrive che Giustino crede all’immortalità dell’anima tu pensi immediatamente che quella persona stia dicendo che Giustino crede ad un’immortalità dell’anima platonica, cioè all’anima che è immortale per sua stessa essenza. Così facendo non solo dimostri di non aver letto attentamente il mio post, dove invece si specificava che Giustino ha il parere dei platonici, ma per di più si mostra una duplice ignoranza perché si crede che un cattolico quando dice “immortalità dell’anima” abbia interesse ad intenderla in senso platonico, cosa che invece è ad anni luce della mia antropologia.


“Poiché il tema del post era l'immortalità dell'anima e non la sua sopravvivenza devo supporre che come specializzato sul platonismo tarco antico non aiuti il lettore a facendo chiarezza.”



Non vedo proprio perché. Come già detto non tollero che si restringa l’idea dell’immortalità dell’anima all’accezione che questo termine ha nel platonismo. E’ del tutto corretto parlare di anima immortale anche fuori dal platonismo. Per di più, non c’era nessuna confusione nel mio post, visto che avevo chiaramente specificato che la concezione di Giustino non era quella platonica, anzi, in questo stesso forum ho dovuto spiegare più volte la differenza tra questa concezione e quella cattolica di matrice tomista.
La domanda di domingo7 era se ci fossero altri autori antichi che credessero all’immortalità dell’anima, e Giustino è tra questi. Stabilire se sia immortale per sua propria natura o per dono di Dio non c’entrava con la domanda, ed era una precisazione non richiesta.


“he Giustino sostenga che, in qualche modo, l'anima sensibile sopravviva alla morte l'ho detto anche io, mi pare “



Sì, ma il problema non è cosa tu hai detto di Giustino, ma la tua accusa secondo cui io avrei detto qualcosa di diverso, cioè la tua clamorosa pretesa di attribuirmi l’affermazione che secondo Giustino l’anima sarebbe immortale per sua natura, cosa che non mi sono mai sognato di scrivere.


“Anche i TdG credono che i figlio di Dio sopravvivranno e riceveranno l'immortalità. Quello che invece è ovvio è che per Giustino non tutte le anime sono immortali, alcune moriranno. “




La frase: “Τούτου χάριν καὶ ἀποθωνήσκουσιν αἱ ψυχαὶ καὶ κολάζονται” significa semplicemente che non sono immortali per natura, cioè che sono corruttibili se Dio non lo volesse.
Quando Giustino parla di alcune anime che muoiono (quelle dei dannati), lo fa nello stesso senso in cui ancora oggi i cattolici possono dire che le anime all’inferno moriranno e che l’inferno è la morte, vale a dire intendendo che la vera “vita” è la partecipazione all’esistenza divina, e dunque l’inferno è uno stato di morte dell’anima. Questo non vuol dire che, dal punto di vista metafisico, l’anima sia morta, vuol dire che non partecipa della vita, cioè di Dio. Infatti Giustino non dice che le anime dei dannati siano annientate, al contrario descrive altrove i loro tormenti (I Apol 18,2-3), e dunque sostenere che ne predichi l’estinzione sarebbe contraddittorio.
Come face notare J. Danielou presso i Padri occorre distinguere due problematiche: una schiettamente metafisica (la consistenza dell’anima dopo la morte) e una religiosa (la partecipazione dell' uomo alla vita dell’essere Divino). Vale a dire che i Padri della Chiesa, come Giustino, possono dire morta un’anima che non partecipi alla vita Divina nell’aldilà, senza con questo voler intendere che metafisicamente si sia dissolta. Vivere è l'esser con Dio, morire è l'esserne separati. J. Danielou precisava : «L'immortalité, c'est l'état de l'homme, âme et corps, quand il est sous l'emprise du "pneuma" divin, de la "ruah" (....). La mort est un manière d'exister, celle de l'homme privé des énergies divines, qui le transfigurent» (La doctrine de la mort chez les Pères de l'Église, in AA. VV., Le mystére de la mort et sa célébration (Lex Orandi 12, Paris 1956, p. 136-137)


Se è per quello neppure i TdG negano che un'anima possa divenire immortale per dono divino. Vedi che siamo d'accordo e non c'è bisogno di fare tanta cagnare, che tanto solo quella sei capace a fare? “



La cosa è profondamente diversa. I tdG credono che i risorti potranno essere immortali, se Dio non li fa fuori dopo il millennio, qui invece si parla di qualcosa di diverso, cioè la sopravvivenza e l’immortalità delle anime DOPO la morte, anime che sopravvivono al corpo. Non si sta dunque parlando della stessa cosa. Il tuo è un mero gioco di parole, che non inganna nessuno. Presso i TdG “anima” è un termine per indicare la persona intera, cioè quello che indicava nefesh nell’Antico Testamento. Quindi per un TdG dire che un’anima possa diventare immortale vuol banalmente dire che Dio resuscita un corpo, una persona. Qui in Giustino si parla di tutt’altro, qui “anima” è intesa come la parte immateriale e spirituale dell’uomo, e Giustino la dice immortale, nel senso che sopravvive alla morte. I tdG non affermano nulla di neppure lentamente simile. Essi infatti sono monisti, l’uomo è un unico, l’anima è la persona. La concezione di Giustino invece, sebbene non sia dualista, è duale in alcuni punti (corpo-anima), e addirittura ternaria in altri (corpo-anima-spirito). Per i TdG l’anima invece è la persona stessa, ergo non è altro che il corpo. Non così per Giustino che distingue anima e corpo, come si può leggere: “La nostra dottrina dunque appare più splendida di ogni dottrina umana, perché per noi si è manifestato il Logos totale, Cristo, apparso per noi in corpo, mente, anima”. (2 Ap, 10.1)
A questo si aggiunga la testimonianza del De Resurrectione, da alcuni considerato non di Giustino, ma che comunque chiarisce bene il concetto:
Che cos'è l'uomo, se non un animale razionale, composto di anima e di corpo? Forse che l'anima da sola è l'uomo? No, ma è soltanto l'anima dell'uomo. Forse l'uomo è detto corpo? No, ma è detto corpo dell'uomo. Se dunque nessuna di queste componenti da sola è uomo, ma dall'unione di ambedue si definisce l'uomo...”(De res., 8)

Anima e corpo sono distinti, ma non separati, e l’uomo è dato dall’unione di entrambi. Tutto ciò è quanto si può trovare nell’attuale magistero cattolico, che non predica la dicotomia tra anima e corpo, bensì la loro incidibile unione a costituire la realtà dell’uomo.


“Vedi che siamo d'accordo e non c'è bisogno di fare tanta cagnare, che tanto solo quella sei capace a fare? “



Sarei io a fare cagnara? No, sei tu con le tue offese e le tue accuse assurde, accuse in cui hai osato scrivere che io sarei [...]

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ELL / MOD



e questo perché nelle tue fantasie hai dedotto che io avrei dato del platonico a Giustino quanto all’anima. Non solo non l’avevo mai scritto, ma anzi, avevo asserito il contrario. Semmai è indicativo il fatto che tu, leggendo che io asserivo che l’anima per Giustino è immortale, abbia automaticamente pensato che io attribuissi a Giustino la dottrina platonica secondo cui l’anima è immortale per natura. Questo fa capire come i TdG siano condizionati a fare un’equivalenza automatica tra immortalismo e platonismo, condizionamento inculcato dalla WTS.


“La citazione decontestualizzata si trova non nella W70 ma in una dell'82 e non è dei redattori della Torre di Guardia, che in quel trafiletto si limita a riportare un domanda posta in una lettera di un lettore al Daily Thelegraph di Londra”



Riportando questa citazione senza prenderne le distantze l’hanno fatta loro, esattamente come hanno fatto loro la risposta sempliciotta dell’asino che ha scritto su quel giornale.


“Qui la Torre di Guardia non fa intendere nulla, ma si limita a riportare un parere, per cui le tue osservazioni volgari sono del tutto fuopri luogo. “



Le uniche affermazioni volgari e fuori luogo sono le tue, visto che tutta questa discussione si basa su una tua denigrazione dei miei confronti, denigrazione basata sul fatto che la tua mente, basata sulla categorie di Brooklyn, non capisce che se una persona parla di immortalità dell’anima non per questo dev’essere platonico o attribuire ad uno scrittore una tesi immortalista di matrice platonica.


“Possibile che ti sia impossibile stabilire una comunicazione normale con i testimoni di Geova e chiunque altro non sia cattolico?”



Ma ti sei letto? [...]

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ELL / MOD


Come s’è visto, non c’è una sola delle mie affermazioni che sia scorretta, o che potesse ingenerare l’idea che per me Giustino abbia una concezione dell’immortalità dell’anima di stampo platonico, concezione che neppure i cattolici hanno tra l’altro e che dunque non mi interesserebbe neppure ritrovare in Giustino.


“E la Torre di Guardia parla chiaramente che Giustino e altri negano l'idea di "anima immortale per natura", dunque mi pare che siamo d'accordo. Cosa hai allora da gridare come una gallina strozzata?”



Ma io non urlo per questo, ma perché tu mi hai attribuito una tesi non mia, approfittandone per darmi indebitamente dell’incompetente sul medio-platonismo, a me, che ho dedicato la vita alla tradizione platonica. Il tutto si basava invece sulla tua incapacità di leggere e capire quello che scrivo.


“Anche i testmoni di Geova lo dicono, le anime alla morte non sono completamente annientate.”



Le anime dei morti sono nulla, se con anima si intende la parte spirituale dell’uomo. Se invece con anima si intende alla maniera dei TdG la “persona” intera, allora l’unica sopravvivenza che i TdG è il permanere nel ricordo di Dio. Ma questa non è certo una sopravvivenza dell’individuo, che di fatto cessa di esistere fino alla resurrezione. Anzi, in realtà anche dopo, visto che a risorgere non è lui ma uno uguale a lui…


“Perché questo tipo non viene a parlane qui invece di farne (da buon cattolico) oggetto di pettegolezzo in parrocchia? “



E perché visto che la mia affermazione su Giustino era nel forum di Achille tu non hai risposto lì?
Inoltre, la tua risposta non commenta quello che Berescitte ha scritto.


“I TdG non dicono che il cristianesimo abbia mutuato tout court il concetto platonico di immortalità dell'anima”



Un tdG medio non sa nulla del platonismo, conosce solo la filastrocca “l’immortalità dell’anima viene da Platone”, senza ovviamente che sappia chi è Platone. Ma tu lo sai chi è, a proposito? Hai letto i suoi Dialoghi?
Quanto poi a quello che tu possa pensare, beh, non è quello che mi interessa. A me importa la filastrocca che le pubblicazioni dello Schiavo inculcano: i distinguo che tu puoi fare personalmente non mi riguardano. Per il TdG l’immortalità dell’anima è platonica, la Trinità è copiata dai Babilonesi e la domenica l’ha inventata Costantino e la croce è copiata dal culto del dio Tammuz perché lo dice il mitico Vine…


“ma solo che da esso sia stato influenzato, rispetto al concetto biblico di "anima" che non conosceva alcun dualismo corpo/anima.



Da capo: i cattolici non credono al dualismo corpo anima, è Platone a crederci. Non confondiamo le concezioni dualiste (platoniche) con le concezioni duali (aristotelico-tomiste).


“Forse era meglio specificare, non credi? “



Non c’è nulla da specificare, perché solo nella mente dei tdG dire “immortalità dell’anima” equivale a parlare automaticamente di platonismo. Non è così per il resto del mondo né per i cattolici, né era quello che Domingo7 mi chiedeva. Per di più, ho specificato che quella di Giustino non era una concezione platonica.


“ Perché anche i TdG credono che l'anima sia resa imnmortale da Dio...



Il che, da capo, è un puro sofisma, perché i TdG con anima intendono la persona, e dunque parlano di anima resa immortale nel senso di persona resuscitata. Non è quello che dice Giustino.


“Beh, allora parliamo della concezione antropologica del I secolo nell'ambiente in cui visse Gesù, una concezione magari variegata, magari, ma che mi pare possiamo delineare. Che in generale i giudei avessero ereditato un'antropologia diversa da quella greca ed il NT contenga una concezione di anima e di destino dell'anima differente da quello del mondo greco mi pare che sia possibile affermarlo senza passare per fondamentalisti della Bible Belt... “



Sì è possibile affermarlo, infatti non mi interessa tentare di dimostrare che il giudaismo del I secolo avesse una concezione platonica dell’immortalità dell’anima, perché non è la dottrina cattolica a sostenere una cosa del genere.


“nfatti i TdG, attendondosi alle Scritture, non credono alla dicotomia anima/corpo ma accettano tranquillamente che un'anima possa diventare immortale per immeritata benignità di Dio. Dove sarebbe il problema?



Il problema è che voi non capite che neppure il cattolicesimo (nella sua corrente prevalente, cioè tomista) crede ad una dicotomia anima e corpo. Pare altresì problematico farvi capire che quando Giustino dice che l’anima può essere resa immortale da Dio per grazia sta parlando della parte spirituale ed immateriale dell’uomo, e non di quella che i TdG chiamano anima, cioè la persona intera. Infatti parla di cose come la necromanzia per testimoniare l'esistenza dell'anima dopo la morte, cioè il contatto con le anime sopravvissute alla morte del corpo.
PS: non è possibile attenersi alle Scritture, perché le Scritture non hanno alcun parere.


"Dove sarebbe il problema?"



Nell'interpretazione di Giustino che tu, tendenziosamente ed erroneamente, mi hai attribuito.


Per Aquila


“E bravo il nostro filosofo Polymetis.
Gentile, educato, come sempre... “



Ho solo regolato un maleducato che mi attribuito pensieri mai pronunciati.


“Ora io, essendo un poveraccio "inebetito dagli insulsi schemi concettuali propinati dalla WTS", non ho capito letteralmente un acca di quella che è (dovrebbe essere) la tua idea circa un eventuale concetto di "anima immortale" (la cosa ti meraviglia? Non credo, dai...)”



Un vero peccato, ma questo è spiacevole, perché essendo la mia idea quella del magistero significa che non sai cosa insegna la dottrina cattolica.
Comunque, non è argomento di questa discussione che cosa io o i cattolici credano dell'anima, qui si parla della scandalosa recensione che Barnabino ha preteso di fare ad alcune delle mie affermazioni, tutte correttissime, riguardo a Giustino.


“Ergo, ti chiedo queste cose.
1) lascia perdere la filosofia, perchè a me non interessa. Se vuoi interloquire con me, lascia da parte la filosofia; “



Impossibile, tu stesso stai facendo filosofia per dirmi di non fare della filosofia. Inoltre, parlando di anime, non si può prescindere, per una valutazione dei termini in gioco, da una conoscenza dei significati di questi termini nel greco dell’epoca.


“2) prendi solo ed esclusivamente la Sacra Bibbia (senza farmi il solito, inutile sermone sul canone e company...)


Impossibile, ed è proprio il sermone sul canone che te l’avrebbe spiegato: io non ho la tua stessa Bibbia… La mia dice, tra le altre cose: “Le anime dei giusti, ... sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero; la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina ma essi sono nella pace. Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza è piena di immortalità.”(Sap 3,1-4)
Io so qual è la Bibbia perché non mi rifaccio alla sola Bibbia, e dunque posso darti da chi prendo il canone della Bibbia. Ma chi si rifà alla sola Bibbia, in quale libro della Bibbia ha trovato scritto quali sono i libri della Bibbia? E dunque, tu come sai e da dove sai com’è composta la Bibbia? Vedi, io non posso prendere in mano “la sola Bibbia”, perché la Bibbia non mi dice qual è la Bibbia, e dunque non saprei proprio che cosa prendere in mano. Inoltre il sottoscritto non si basa sulla sola Bibbia, perché la sua Chiesa esiste e predica la propria dottrina da prima che avesse la Bibbia con cui la criticate, da prima che il suo canone contemplasse tutti i libri che attualmente essa contempla. La fede della Chiesa precede la Bibbia, e non ne dipende, semmai è il contrario: è il NT ad essere una trascrizione parziale della fede della Chiesa, non la Chiesa che si basa sul NT. Per la Chiesa il NT è solo uno specchio, in cui la Chiesa vede se stessa, perché vede UNA SUA CREAZIONE, tarda.


“spiegami con le Sacre Scritture, l' esistenza di quel qualcosa (come definirla?) a cui tu credi, e a cui io non credo neppure lontanamente; “



Vedi io, esattamente come i primi cristiani, mi baso sulla predicazione degli apostoli, non sulla sola predicazione degli apostoli che è finita per iscritto, e che da nessuna parte pretende di essere esaustiva. Inoltre, io non credo che la Bibbia si interpreti da sola.


“citami una sola Scrittura per volta (non diecimila), a sostegno della tua tesi, e su quella Scrittura restiamo, finchè non avremo dimostrato a tutti gli astanti chi ha ragione e chi ha torto.”



Ma neanche per idea accetterei un metodo siffatto, che anzi, ritengo sia marcio ed eretico in partenza. Questo metodo infatti si basa sull’assunto protestante che la Scrittura sia trasparente, e che si possa dimostrare che un versetto dice qualcosa anziché qualcos’altro. I cattolici sono di tutt’altro avviso: noi crediamo che con la Bibbia si possa dimostrare tutto ed il suo contrario, e la Babele delle diecimila sette protestanti ne è la prova. Tutte convinte di basarsi sul “Sola Scriptura”, e tutte con una teologia diversa. Sostenere che con la Sola Bibbia si possa arrivare alla chiarezza su qualcosa sarebbe del tutto eretico, sarebbe un dare ragione a Lutero, sarebbe affermare che la Bibbia basta da sola, e che essa possa bastare a dirimere le controversie. Che eresia! Noi cattolici al contrario pensiamo, e la storia lo mostra, che con la Sola Bibbia non si arrivi da nessuna parte, perché ad uno scritto, a differenza che ad una persona, non puoi rivolgere domande per la spiegazione di un passo oscuro, e così ogni spiegazione diventa provvisoria e frutto dell’arbitrio umano (i TdG col quarto cambiamento del modo di intendere “generazione” in Matteo dovrebbero saperne qualcosa!). Dunque noi crediamo che Dio non sia stato tanto sprovveduto da fornirci di un libro scritto che ciascuno poteva interpretare come voleva, ma che ci abbia dato anche una Chiesa per dirci quale, tra le mille letture possibili, sia quella giusta. La Chiesa con questo mandato è ovviamente l’unica che esiste sin dal principio, ma soprattutto quella che esiste da prima della creazione della Bibbia, e che anzi la Bibbia l’ha creata. Litigare sulla Sola Bibbia per noi cattolici è dunque un’attività a priori inconcludente, e anzi, godiamo infinitamente nel vedere che non è possibile giungere ad alcuna soluzione definitiva col la Sola Bibbia, perché questa è la prova che la Bibbia di per sé non basta, e infatti nessuno prima della riforma s’era mai sognato che bastasse.

Per Dispensa


“e si Dio l'immortalità la dà a tutti fedeli e infedeli, angeli e demoni, e la dà nel momento che li fa venire all'esistenza, e decide che non gliela toglierà mai. “



Carissimo, come sempre, non capisco nulla di quello che scrivi, per me non è italiano. Ergo evita di scrivermi perché non comprendo nulla e leggerti mi dà un fastidio immane.


Ad maiora
dom@
00giovedì 15 luglio 2010 04:45
"Carissimo, come sempre, non capisco nulla di quello che scrivi, per me non è italiano. Ergo evita di scrivermi perché non comprendo nulla e leggerti mi dà un fastidio immane

Vita eterna. E l'anima immortale sono la stessa cosa!!? [SM=g28004]
EverLastingLife
00giovedì 15 luglio 2010 09:44
Ho moderato Polymetis, Barnabino e The Line.

Invito tutti a limitarsi a discutere argomenti
e a non lanciare epiteti all'indirizzo di alcuno.

Sono ammessi:

1) toni animati e vivaci
2) ironia e sarcasmo

Sono categoricamente esclusi gli insulti (anche non volgari,
tipo 'pagliaccio', 'inebetito', 'ignorante' etc.)

Giacché non posso mettermi a fare le pulci a centinaia di commenti,
mi appello al senso di responsabilità cristiana di tutti.

Grazie!

ELL / MOD
Barnaba1977
00giovedì 15 luglio 2010 09:47
Re:
Polymetis, 15/07/2010 2.56:


Se è per quello neppure i TdG negano che un'anima possa divenire immortale per dono divino. Vedi che siamo d'accordo e non c'è bisogno di fare tanta cagnare, che tanto solo quella sei capace a fare? “



La cosa è profondamente diversa. I tdG credono che i risorti potranno essere immortali, se Dio non li fa fuori dopo il millennio,



Non è così.

Polymetis, 15/07/2010 2.56:


“Qui la Torre di Guardia non fa intendere nulla, ma si limita a riportare un parere, per cui le tue osservazioni volgari sono del tutto fuopri luogo. “



Le uniche affermazioni volgari e fuori luogo sono le tue, visto che tutta questa discussione si basa su una tua denigrazione dei miei confronti, denigrazione basata sul fatto che la tua mente, basata sulla categorie di Brooklyn, non capisce che se una persona parla di immortalità dell’anima non per questo dev’essere platonico o attribuire ad uno scrittore una tesi immortalista di matrice platonica.



Il teologo Werner Jaeger dice: “Il fatto più importante nella storia della dottrina cristiana fu che il padre della teologia cristiana, Origene, era un filosofo platonico della scuola di Alessandria. Egli prese da Platone l’intero dramma cosmico dell’anima e lo incorporò nella dottrina cristiana”. (The Harvard Theological Review)

Non è solo la WTS ad affermarlo... forse non siamo i soli ad avere confusione in merito, viste le vostre profonde divisioni interpretative interne.

Polymetis, 15/07/2010 2.56:

Ma io non urlo per questo, ma perché tu mi hai attribuito una tesi non mia, approfittandone per darmi indebitamente dell’incompetente sul medio-platonismo, a me, che ho dedicato la vita alla tradizione platonica.



"Me... a me... io..." Egocentrico! Caro mio... ci sono anche altre cose più costruttive a cui dedicarsi.

Polymetis, 15/07/2010 2.56:

Anzi, in realtà anche dopo, visto che a risorgere non è lui ma uno uguale a lui…



Proprio tu mi cadi sul concetto di identità?!?! Dimmi la differenza tra due individui perfettamente uguali, nei sentimenti e nei pensieri. Su questo si basa anche il vostro concetto di trinità.

Polymetis, 15/07/2010 2.56:

Un tdG medio non sa nulla del platonismo, conosce solo la filastrocca “l’immortalità dell’anima viene da Platone”, senza ovviamente che sappia chi è Platone.



Veramente crediamo che l'origine risalga a molto prima... forse addirittura ai babilonesi. Poi gira e rigira, platonica, o tomista, o quel che sia, è stata elaborata, girata e rigirata, manipolata, fino ad arrivare a quello che è oggi. Non crediamo che “l’immortalità dell’anima viene da Platone”. Non siamo come il 99% dei cattolici a cui viene insegnata la filastrocca “l'anima è immortale” senza accertarsi poi di sapere quel che hanno capito... anzi, prova a domandare in giro cosa pensano dell'anima le persone, poi mi dirai se c'è o no confusione in merito nelle vostre fila.

Polymetis, 15/07/2010 2.56:

A me importa la filastrocca che le pubblicazioni dello Schiavo inculcano: i distinguo che tu puoi fare personalmente non mi riguardano.



E come sai non siamo noi l'origine di questa immane confusione. Ricordati che se non sai spiegare una cosa, vuol dire che non la conosci.

Polymetis, 15/07/2010 2.56:

Per il TdG l’immortalità dell’anima è platonica, la Trinità è copiata dai Babilonesi e la domenica l’ha inventata Costantino e la croce è copiata dal culto del dio Tammuz perché lo dice il mitico Vine…



Sì... sì... a certa gente bisogna dargli ragione per forza... [SM=x1408399]

Polymetis, 15/07/2010 2.56:

Da capo: i cattolici non credono al dualismo corpo anima, è Platone a crederci. Non confondiamo le concezioni dualiste (platoniche) con le concezioni duali (aristotelico-tomiste).



Ma dai!!! Siete voi a fare in modo che i vostri credenti abbiano confusione in merito e poi vi meravigliate se scriviamo cose come queste:


*** ie pp. 15-16 parr. 15-17 L’idea si fa strada nell’ebraismo, nella cristianità e nell’Islam ***
15 Nel XIII secolo gli insegnamenti di Aristotele stavano acquistando popolarità in Europa, in gran parte perché erano disponibili in latino le opere di studiosi arabi che ne avevano commentato ampiamente gli scritti. Il teologo cattolico Tommaso d’Aquino fu profondamente colpito dal pensiero aristotelico. Tramite i suoi scritti le idee di Aristotele esercitarono sul pensiero della chiesa maggiore influenza di quelle di Platone. Questa tendenza, tuttavia, non influì sulla dottrina dell’immortalità dell’anima.
16 Aristotele pensava che l’anima fosse inseparabile dal corpo e non continuasse ad avere un’esistenza individuale dopo la morte e che se qualcosa di eterno esisteva nell’uomo si trattava di un intelletto astratto, non personale. Questo modo di vedere l’anima non concordava con la credenza della chiesa che le anime delle persone sopravvivessero alla morte. Perciò Tommaso d’Aquino modificò l’idea aristotelica dell’anima, asserendo che l’immortalità dell’anima si può dimostrare razionalmente. Così la credenza della chiesa nell’immortalità dell’anima rimase intatta.
17 All’inizio del Rinascimento, durante il XIV e il XV secolo, ci fu un rinnovato interesse per Platone. La famosa famiglia Medici di Firenze aiutò persino a stabilire un’accademia per favorire lo studio della filosofia platonica. Nel XVI e nel XVII secolo l’interesse per Aristotele diminuì. E la Riforma del XVI secolo non modificò l’insegnamento circa l’anima. Benché i riformatori protestanti non fossero d’accordo con la dottrina del purgatorio, accettarono l’idea della punizione o del premio eterni.



Polymetis, 15/07/2010 2.56:

Non c’è nulla da specificare, perché solo nella mente dei tdG dire “immortalità dell’anima” equivale a parlare automaticamente di platonismo. Non è così per il resto del mondo né per i cattolici, né era quello che Domingo7 mi chiedeva. Per di più, ho specificato che quella di Giustino non era una concezione platonica.



Ma come ci conosci poco... parlare di penetrazione del concetto con il platonismo è una cosa, poi, mi ripeto, parlare di una successiva rielaborazione è un'altra.

Polymetis, 15/07/2010 2.56:

i TdG con anima intendono la persona, e dunque parlano di anima resa immortale nel senso di persona resuscitata.



Non è proprio così...

Polymetis, 15/07/2010 2.56:

Il problema è che voi non capite che neppure il cattolicesimo (nella sua corrente prevalente, cioè tomista) crede ad una dicotomia anima e corpo.



Prevalente dove?!?! Ma tra i teologi! Chiedete al 99% dei laici cosa ne pensa... ne saresti sorpreso... Ma la religione è per la gente o per pochi? E chi si interessa che credano in cose sbagliate?

Polymetis, 15/07/2010 2.56:

Ad maiora



[SM=x1408425]

P.S. Mi fa piacere riaverti qui. Risollevi un po' i toni della conversazione e sei sempre spunto per nuove ricerche.
Barnaba1977
00giovedì 15 luglio 2010 10:09
Re:
EverLastingLife, 15/07/2010 9.44:

Giacché non posso mettermi a fare le pulci a centinaia di commenti,
mi appello al senso di responsabilità cristiana di tutti.



Tranquillo, ti aiutiamo!
The Line
00giovedì 15 luglio 2010 10:12
Re:

Ho moderato ... The Line.



Non capisco in cosa sia stato moderato, visto che non mi pare di aver offeso nessuno, nè mi pare che dal mio post sia stata cancellata una virgola.

Grazie
barnabino
00giovedì 15 luglio 2010 11:33
Caro Polymetis,


Il mio tono è la precisa risposta alla tua ironica pretesa di avermi colto in fallo, quando invece banalmente non hai capito nulla di quello che ho scritto, e continui a non capirlo



Guarda che ho capito benissimo quello che hai detto, tanto è vero che ti sei sentito in dovere di scrivere una decina di pagine per specificare meglio...


In realtà l’ignoranza è tutta tua, perché se una persona scrive che Giustino crede all’immortalità dell’anima tu pensi immediatamente che quella persona stia dicendo che Giustino crede ad un’immortalità dell’anima platonica



Se non specifichi diversamente in genere si intende quello, quando immortalità dell'anima è contrapposto a risurrezione dei morti parliamo di due prospettive diverse non di una generica sopravvivenza della persona o della concezione tomistica, che non ha nulla a che fare con il periodo in questione. Come detto in una prospettiva di salvezza anche i TdG credono nell'immortalità dell'anima.

D'altronde, se eri in vena approfondimnenti, avresti dovuto anche specificare cosa intendeva Giustino per "anima" perché anche questo offre differenti letture.


per di più si mostra una duplice ignoranza perché si crede che un cattolico quando dice “immortalità dell’anima” abbia interesse ad intenderla in senso platonico, cosa che invece è ad anni luce della mia antropologia



Che voi cattolici ve la siete fatta per una decina di secoli con Platone e poi siete diventati amanti di quello che prima era considerato il suo parente povere Aristotele è una questione che a me non interessa, qui stiamo parlando di Giustino e non dell'anima nella tua concezione della teologia cattolica.


Quando Giustino parla di alcune anime che muoiono (quelle dei dannati), lo fa nello stesso senso in cui ancora oggi i cattolici possono dire che le anime all’inferno moriranno e che l’inferno è la morte, vale a dire intendendo che la vera “vita” è la partecipazione all’esistenza divina, e dunque l’inferno è uno stato di morte dell’anima



Questa francamente è una tua inferenza, che non si trova espressa in Giustino, dimmi dove.

Semmai nella I Apologia 8,4 dice che ad essere condannate alla punizione eterna saranno le anime unite ai corpi. Al di là della valenza escatologia mi pare ovvia che Giustino salvi, giustamente, l'unità dell'uomo inteso come anima vivente. Altrove dice che saranno punite "fin quando Dio vorrà che esistono e siani punite" (Dial. 5,3)


Infatti Giustino non dice che le anime dei dannati siano annientate, al contrario descrive altrove i loro tormenti (I Apol 18,2-3), e dunque sostenere che ne predichi l’estinzione sarebbe contraddittorio.



Abbiamo già detto che Girgenti osserva come la dottrina sull'anima di Giustino appare contraddittoria, oscillando tra mortalità ed immortalità.

La soluzione proposta da Young (Justin Martyr and the Death of the Soul, Studia Patristica XVI, 1985) è la seguente: per Giustino l'anima morirebbe con il corpo e subirebbe una dissoluzione temporanea sino alla resurrezione dell'uomo nella sua sostanziale unità di anima e corpo.


i Padri della Chiesa, come Giustino, possono dire morta un’anima che non partecipi alla vita Divina nell’aldilà, senza con questo voler intendere che metafisicamente si sia dissolta



Se è dissolto il corpo e se per i padri anima e corpo costituiscono un'unità capisci bene che si tratta di una prospettiva contraddittoria e che non è espressa da nessuna parte in Giustino. In Dial. 5,1-2 Giustino spiega come avviene la morte dell'anima: quando Dio non vuole più l'anima (ciò che vive, e non la vita in sé) abbandona il corpo e l'uomo non è più, così quando l'anima non deve più esistere si separa da lei lo spirito vivificante e l'anima non è più.


La cosa è profondamente diversa. I tdG credono che i risorti potranno essere immortali, se Dio non li fa fuori dopo il millennio, qui invece si parla di qualcosa di diverso, cioè la sopravvivenza e l’immortalità delle anime DOPO la morte, anime che sopravvivono al corpo



Guarda che anche i TdG credono che le "anime" (dipende dall'accezione che diamo al termine) sopravvivano dopo la morte... il problema è sempre che accezione diamo alla parola "anima" e che accezione diamo a quella di "sopravvivenza".


Presso i TdG “anima” è un termine per indicare la persona intera, cioè quello che indicava nefesh nell’Antico Testamento



Appunto, dipende dall'accezione che diamo ad "anima", è ovvio che la tua tesi presuppone rinunciare al significato di nefesh/psiche come è inteso nelle Scritture, che altrimenti non avrebbe senso, e trasformarlo in altro. Ma questo scartamenti semantico è riconosciuto anche dai teologi cattolici che dopo la provocazione dei teologi protestanti (le cui istanze un qualche modo sono le stesse dei TdG, d'altronde) hanno esistato a continuare ad usare la parola anima per descrivere la questione della salvezza.


La concezione di Giustino invece, sebbene non sia dualista, è duale in alcuni punti (corpo-anima), e addirittura ternaria in altri (corpo-anima-spirito)



Dipende da cosa intendiamo, perché le affermazioni di Giustino sono basate sull'inscindibilità di anima e corpo professata dai cristiani, poiché la risurrezione è la risurrezione integrale dell'uomo. Il Vaccaro commenta: "Si dice psyche, ma, con Giustino, forse, si intende proprio nefesh". Ovvero Giustino (e poi Tertulliano) si rendono conto del pericolo del scivolamenteo prima semantico e poi concettuale della psyche verso caratteri di disincarnazione ed autonomia.


A questo si aggiunga la testimonianza del De Resurrectione, da alcuni considerato non di Giustino, ma che comunque chiarisce bene il concetto



Mi pare che lo chiarisca in senso opposto a quello che intendi: l'uomo non è solo anima e non è solo corpo, è l'unità dei due. Dio non chiama solo una parte ma l'intero, che è insieme anima e corpo. Qui Giustino cerca proprio di spiegare con i termini a lui conosciuti l'unità psicosomatica della nefesh/psiche biblica.


Sarei io a fare cagnara? No, sei tu con le tue offese e le tue accuse assurde, accuse in cui hai osato scrivere che io sarei un “piccolo apologeta dilettante in malafede”



Perché, non è vero? Uno studioso serio possa usare i termini che tu ti permetti di usare con noi? Non mi pareva che il tuo post avesse intenti scientifici né tanto meno lasciasse posto ad approfondimenti e discussioni, ti sei limitato a fare della apologia di bassa specie, evitando ogni tipo di analisi seria. Lo capisci che se usi espressioni di disprezzo verso chiunque non ti comporti da studioso ma da dilettante? In quale congresso mai useresti verso un collega da cui dissenti (anche pesantemente) i termini che usi qui verso i testimoni di Geova?

Perdonami, ma se non vuoi offese forse dovresti imparare ad esprimerti anche tu in termini meno beceri, piuttosto che parlare di "clamorosi falsi", "vecchietti di Broolyn", "Bible Belt" e altre amenità del genere.

Io ti richiamo solo ad un tono più professionale e conciliante, senza che questo significhi non esprimere la tua opinione. Ma sembra che tu sua assolutamente incapace di esprimerti in questi termini... mah.


Semmai è indicativo il fatto che tu, leggendo che io asserivo che l’anima per Giustino è immortale, abbia automaticamente pensato che io attribuissi a Giustino la dottrina platonica secondo cui l’anima è immortale per natura



Poiché in genere si intende quello e poiché era di quello che parlava la rivista da te condannata senza appello non capisco perché avrei dovuto fare delle distinzioni senza una tua indicazione.

La Torre di Guardia diceva che Giustino Martire negava la dottrina dell'immortalità naturale dell'anima: non mi pare davvero "clamoroso falso".


Riportando questa citazione senza prenderne le distantze l’hanno fatta loro, esattamente come hanno fatto loro la risposta sempliciotta dell’asino che ha scritto su quel giornale.



Evidenetemente sulla questione dell'anima può esistere un dibattito, specialmente in campo protestante ma anche in quello cattolico, ti è mai passato per la testa? Darne semplicemente notizia ti pare "sempliciotto".


Le uniche affermazioni volgari e fuori luogo sono le tue, visto che tutta questa discussione si basa su una tua denigrazione dei miei confronti, denigrazione basata sul fatto che la tua mente, basata sulla categorie di Brooklyn, non capisce che se una persona parla di immortalità dell’anima non per questo dev’essere platonico o attribuire ad uno scrittore una tesi immortalista di matrice platonica.



Guarda, lasciamo perdere il dibattito sulla volgarità e maleducazione. Come ti ho detto se vuoi rispetto devi guadagnartelo, e non è certo scivendo insulti contro i testimoni di Geova o parlando delle "categorie di Brooklyn" che ti dimostri una persona matura.

Riguardo al discorso Platonismo/Anima nel cristianesimo, non è che sono i TdG gli unici ad aver posto il problema ed il collegamento tra le due cose, ma tutta la teologia protestante dell'inizio del novecento convinta di riconquistare la concezione biblica della concezione atropologica-escatologica cercando elementi spuri introdotti nell'ellenizzazione. Che tu sia d'accordo o meno non si tratta di un discorso portato avanti non dai testimoni di Geova (per cui ha un valore teoogico e non storico) ma da persone come Stange, Schatter, Althaus, Barth, Cullmann, cioè alcuni dei più grandi e acuti teologi del novencento.

Se poi vogliamo buttarla sul volgare, sui "vecchietti di Brooklyn", sulla Bible Belt e tutto il corollario di insulti più o meno velati che utilizzi per offenderci allora è un altro discorso, ma non lamentartio se ti chiamo "dilettante" e "piccolo apologeta", perché è questo quello che diventi.


Ma questa non è certo una sopravvivenza dell’individuo, che di fatto cessa di esistere fino alla resurrezione. Anzi, in realtà anche dopo, visto che a risorgere non è lui ma uno uguale a lui…



Non direi che cessa di esistere, l'individuo vive in Dio. Quale luogo più adatto e sicuro alla sopravvivenza dell'individuo? Può cessare di esistere qualcosa che vive in Dio? Abbiamo bisogno di invenarci un'anima che viva separata dal corpo per assicurare la sopravvivenza dell'individuo? Non mi pare questa la concezione di Paolo della risurrezione...


E perché visto che la mia affermazione su Giustino era nel forum di Achille tu non hai risposto lì?



Perché non partecipo a forum che fanno propaganda razzista contro la mia religione. Ci sono commenti alluncinanti, violenti e calunniosi.


Inoltre, la tua risposta non commenta quello che Berescitte ha scritto



Quando invece di spettegolare verrà qui a parlarne ben volentieri. Non mi piaccione le persone ipocrite, se ha qualcosa da dire venga a dirlo direttamente agli interessati, ma so bene che non ha alcuan intenzione di farlo, da bravo cattolico.


A me importa la filastrocca che le pubblicazioni dello Schiavo inculcano: i distinguo che tu puoi fare personalmente non mi riguardano. Per il TdG l’immortalità dell’anima è platonica, la Trinità è copiata dai Babilonesi e la domenica l’ha inventata Costantino e la croce è copiata dal culto del dio Tammuz perché lo dice il mitico Vine



Ci sono diversi gradi di comprensione, come puoi immaginare. Voglaimo parlare a cosa crede dell'anima la vecchietta che chiede la grazia a Padre Pio? Diciamo che anche il più modesto dei TdG è comunque più consapevole di un cattolico di media cultura.


i cattolici non credono al dualismo corpo anima, è Platone a crederci. Non confondiamo le concezioni dualiste (platoniche) con le concezioni duali (aristotelico-tomiste)



Sarebbe da capire cosa credavo i cattolici prima di Tommaso e di scoprire Aristotele e cosa credono oggi, che si è abbandonata la scolastica... ha ancora senso parlare di anima? E che senso ha?


Non è quello che dice Giustino



Ne abbiamo già parlato: Giustino non mette in dubbio l'unità di anima e corpo. Non esiste l'uomo senza questa unità.

Shalom


The Line
00giovedì 15 luglio 2010 12:51

Quello che non mi è chiaro è se Polymetis ritiene che Giustino credesse non tanto nell'immortalità per grazia delle anime (abbiamo assodato che è così), ma nel non ovvio contrario, cioè nella mortalità certa di alcune d'esse.



dispensa.
00giovedì 15 luglio 2010 16:48

La frase: “Τούτου χάριν καὶ ἀποθωνήσκουσιν αἱ ψυχαὶ καὶ κολάζονται” significa semplicemente che non sono immortali per natura, cioè che sono corruttibili se Dio non lo volesse.
Quando Giustino parla di alcune anime che muoiono (quelle dei dannati), lo fa nello stesso senso in cui ancora oggi i cattolici possono dire che le anime all’inferno moriranno e che l’inferno è la morte, vale a dire intendendo che la vera “vita” è la partecipazione all’esistenza divina, e dunque l’inferno è uno stato di morte dell’anima. Questo non vuol dire che, dal punto di vista metafisico, l’anima sia morta, vuol dire che non partecipa della vita, cioè di Dio. Infatti Giustino non dice che le anime dei dannati siano annientate, al contrario descrive altrove i loro tormenti (I Apol 18,2-3), e dunque sostenere che ne predichi l’estinzione sarebbe contraddittorio.
Come face notare J. Danielou presso i Padri occorre distinguere due problematiche: una schiettamente metafisica (la consistenza dell’anima dopo la morte) e una religiosa (la partecipazione dell' uomo alla vita dell’essere Divino). Vale a dire che i Padri della Chiesa, come Giustino, possono dire morta un’anima che non partecipi alla vita Divina nell’aldilà, senza con questo voler intendere che metafisicamente si sia dissolta. Vivere è l'esser con Dio, morire è l'esserne separati. J. Danielou precisava : «L'immortalité, c'est l'état de l'homme, âme et corps, quand il est sous l'emprise du "pneuma" divin, de la "ruah" (....). La mort est un manière d'exister, celle de l'homme privé des énergies divines, qui le transfigurent» (La doctrine de la mort chez les Pères de l'Église, in AA. VV., Le mystére de la mort et sa célébration (Lex Orandi 12, Paris 1956, p. 136-137)


[SM=x1408403]

chiacchere inutili, perchè la vita spirituale è una cosa la vita biologica impersonale una altra , e non me ne importa nulla se il poly nella sua limitatezza mentale non capisce le cose più elementari.

E meno male che lo trova detestabile , altrimenti mi sarei preoccupato

Adamo non fu punito semplicemente considerandolo morto da un punto di vista spirituale , perchè se se era sufficiente questo, la vita da lui non si doveva ritirare mai,non doveva essere o divenire mortale, poichè ciò che era valido per la sua anima ,cioè l'avergli concesso il dono della vita senza limiti valeva inevitablemte anche oer il suo corpo che è la manifestazione visibile della sua presenza.

ma va da se che quando Cristo dice che chi sarà trovato fedele avrà la vita, pone il paragone di esempio della risurrezione di Lazzaro che di certo non era una risurrezione spirituale tranne per qualcuno che probabilmente si ubriacava di vino la notte.

vivere è l'essere con Dio non vale per uno ribelle, piuttosto per lui vivere è essere lontano da Dio che lo costringe a una vita che non accetta come uomo o donna che sia.
dispensa.
00giovedì 15 luglio 2010 16:55

La cosa è profondamente diversa. I tdG credono che i risorti potranno essere immortali, se Dio non li fa fuori dopo il millennio, qui invece si parla di qualcosa di diverso, cioè la sopravvivenza e l’immortalità delle anime DOPO la morte, anime che sopravvivono al corpo. Non si sta dunque parlando della stessa cosa. Il tuo è un mero gioco di parole, che non inganna nessuno. Presso i TdG “anima” è un termine per indicare la persona intera, cioè quello che indicava nefesh nell’Antico Testamento. Quindi per un TdG dire che un’anima possa diventare immortale vuol banalmente dire che Dio resuscita un corpo, una persona. Qui in Giustino si parla di tutt’altro, qui “anima” è intesa come la parte immateriale e spirituale dell’uomo, e Giustino la dice immortale, nel senso che sopravvive alla morte. I tdG non affermano nulla di neppure lentamente simile. Essi infatti sono monisti, l’uomo è un unico, l’anima è la persona. La concezione di Giustino invece, sebbene non sia dualista, è duale in alcuni punti (corpo-anima), e addirittura ternaria in altri (corpo-anima-spirito). Per i TdG l’anima invece è la persona stessa, ergo non è altro che il corpo. Non così per Giustino che distingue anima e corpo, come si può leggere: “La nostra dottrina dunque appare più splendida di ogni dottrina umana, perché per noi si è manifestato il Logos totale, Cristo, apparso per noi in corpo, mente, anima”. (2 Ap, 10.1)
A questo si aggiunga la testimonianza del De Resurrectione, da alcuni considerato non di Giustino, ma che comunque chiarisce bene il concetto:




discussioni blasfeme

I tg credono che i morti risorgono immortali se alla fine dei mille anni non li fa fuori??

E quando mai lo hanno insegnato i tg questo??

Adesso capisco perchè non può capire quello che gli scrivo, se non capisce nemmeno quello che insegnano i tg.

che squallida limitatezza di intendere, non comprendendo che il corpo è l'anima stessa nel senso che la personalità di una creatura di carne è il potenziale di quel corpo vivente di esprimersi come persona cosciente , e non un mero oggetto di possesso come ne deriverebbe dal dualismo corpo anima.

Se ti arriva un colpo in testa la tua nima biologica non si ricorda nemmeno più il suo nome, dimostrazione pratica di come l'anima è nel sangue, cioè il suo cervello, il suo cuore.
dispensa.
00giovedì 15 luglio 2010 17:04

Ma neanche per idea accetterei un metodo siffatto, che anzi, ritengo sia marcio ed eretico in partenza. Questo metodo infatti si basa sull’assunto protestante che la Scrittura sia trasparente, e che si possa dimostrare che un versetto dice qualcosa anziché qualcos’altro. I cattolici sono di tutt’altro avviso: noi crediamo che con la Bibbia si possa dimostrare tutto ed il suo contrario, e la Babele delle diecimila sette protestanti ne è la prova. Tutte convinte di basarsi sul “Sola Scriptura”, e tutte con una teologia diversa. Sostenere che con la Sola Bibbia si possa arrivare alla chiarezza su qualcosa sarebbe del tutto eretico, sarebbe un dare ragione a Lutero, sarebbe affermare che la Bibbia basta da sola, e che essa possa bastare a dirimere le controversie. Che eresia! Noi cattolici al contrario pensiamo, e la storia lo mostra, che con la Sola Bibbia non si arrivi da nessuna parte, perché ad uno scritto, a differenza che ad una persona, non puoi rivolgere domande per la spiegazione di un passo oscuro, e così ogni spiegazione diventa provvisoria e frutto dell’arbitrio umano (i TdG col quarto cambiamento del modo di intendere “generazione” in Matteo dovrebbero saperne qualcosa!). Dunque noi crediamo che Dio non sia stato tanto sprovveduto da fornirci di un libro scritto che ciascuno poteva interpretare come voleva, ma che ci abbia dato anche una Chiesa per dirci quale, tra le mille letture possibili, sia quella giusta. La Chiesa con questo mandato è ovviamente l’unica che esiste sin dal principio, ma soprattutto quella che esiste da prima della creazione della Bibbia, e che anzi la Bibbia l’ha creata. Litigare sulla Sola Bibbia per noi cattolici è dunque un’attività a priori inconcludente, e anzi, godiamo infinitamente nel vedere che non è possibile giungere ad alcuna soluzione definitiva col la Sola Bibbia, perché questa è la prova che la Bibbia di per sé non basta, e infatti nessuno prima della riforma s’era mai sognato che bastasse



la chiesa ha creato la bibbia ?? [SM=x1408403] [SM=x1408403]


capirai che sforzo l'avere ereditato un messaggio di cui si è fatta padrona iniziandone ad adulterare il significato nella misura cui gli serviva a uso e consumo dei suoi vari tiranni e despoti..

Credo che il messaggio cristiano non è stato creato dalla chiesa nella sua violenza in bene e in male, proprio perchè quel messaggio contraddice e condanna le sue eresie.

Quello che ha creato la chiesa è soltanto un impostura di sacro e profano di cui il cristo zeus ne è l'emblema per eccellenza.





dispensa.
00giovedì 15 luglio 2010 17:15
Re:
Polymetis, 15/07/2010 2.56:


Per Dispensa


“e si Dio l'immortalità la dà a tutti fedeli e infedeli, angeli e demoni, e la dà nel momento che li fa venire all'esistenza, e decide che non gliela toglierà mai. “



Carissimo, come sempre, non capisco nulla di quello che scrivi, per me non è italiano. Ergo evita di scrivermi perché non comprendo nulla e leggerti mi dà un fastidio immane.


Ad maiora



sai quanto mi importa discutere con chi è disposto a inginocchiarsi pure alla specie degli asini perchè Cristo vi sedette sopra, solo in maniera più relativa rispetto al tipo di arma con cui venne ucciso il Cristo , questo per lo scopo di inneggiare e lodare adorare la morte perchè questo ci salva,... alla faccia del non dimostrare egoismo. Baa!!!! puààà.

Sarebbe come se volessi spiegare la relatività di Einstein a un bambino ( viziato) di due anni.

O la morale sessuale.

Ergo comprendi che i miei commenti prendono solamente spunto dalle barzellette che scrivi.

Ad mai incontrarci


Aquila-58
00giovedì 15 luglio 2010 17:24
Re:
Polymetis, 15/07/2010 2.56:


Per Aquila

io non ho la tua stessa Bibbia… La mia dice, tra le altre cose: “Le anime dei giusti, ... sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero; la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina ma essi sono nella pace. Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza è piena di immortalità.”(Sap 3,1-4)


Ad maiora




Oh, finalmente una "Scrittura"!
La domanda che ti faccio è la seguente:
cosa significa esattamente, per te, questo passo "biblico" che citi dalla cosiddetta Sophìa Salomònos?

(Post Scriptum: riesci ad essere sintetico nella tua risposta?
Ergo, riesci a darmi una risposta il più possibile concisa, e non un post lungo come la galleria del San Gottardo?
Permettiamo a tutti di capire, quindi ti chiedo concisione, ok?
Ci sentiamo domani, se ci sarai.
Questo pomeriggio sarò impegnatissimo, e stasera avrò l' adunanza presso la vera ekklesìa di Dio, "colonna e sostegno della verità" (1 Timoteo 3:15).
Per cui, di nuovo, a domani pomeriggio sul tardi
Ciao)
[SM=g27987]



Polymetis
00giovedì 15 luglio 2010 20:59
Per Barnaba1977


“Il teologo Werner Jaeger dice: “Il fatto più importante nella storia della dottrina cristiana fu che il padre della teologia cristiana, Origene, era un filosofo platonico della scuola di Alessandria. Egli prese da Platone l’intero dramma cosmico dell’anima e lo incorporò nella dottrina cristiana”. (The Harvard Theological Review) “



Ti dispiace smettere di copiare a caso? Cosa c’entra Origene con l’argomento in questione? Niente. E tra l’altro, se conoscessi Origene, sapresti che per mi suoi scivolamenti platonici è stato dichiarato eretico. Egli credette sulla scia di Platone alla pre-esistenza delle anime e all’apocatastasi (dottrina stoica), per questo vennero dichiarate eretiche ed eterodosse queste sue tesi.


“Non è solo la WTS ad affermarlo... forse non siamo i soli ad avere confusione in merito, viste le vostre profonde divisioni interpretative interne.”



Il documento che citi non parla minimamente dell’immortalità dell’anima, sono due righe fuori dal contesto che possono parlare di qualunque cosa. Inoltre, io non sto dicendo che la dottrina dell’immortalità dell’anima non abbia subito un’influsso della tradizione platonica in determinati autori, e Agostino ne è la prova vivente, ho solo detto che è errato identificare immortalismo con immortalismo platonico, e che dunque è del tutto infondata la critica di Barnabino al mio scritto, che al leggere il mio scritto dove si afferma che Giustino crede all’immortalità dell’anima mi ha accusato indebitamente di avergli conferito una concezione platonica che vede l’anima immortale per essenza.


“"Me... a me... io..." Egocentrico! Caro mio... ci sono anche altre cose più costruttive a cui dedicars”



In questo caso la cosa costruttiva è il legittimo mettere a tacere chi per spirito di polemica mi attribuisce una tesi che non ho mai proferito.


“Proprio tu mi cadi sul concetto di identità?!?! Dimmi la differenza tra due individui perfettamente uguali, nei sentimenti e nei pensieri”



Essere uguali non vuol dire che uno sia l’altro. Dimmi, siccome Dio secondo voi TdG vi ricreerà dal nulla, basandosi unicamente sul ricordo che ha di voi, allora non potrebbe forse egli creare una persona identica a te anche in questo istante accanto a dove sei ora? E saresti tu? No, è solo una persona uguale a te. Voi non avete lo stesso principium individuationis, perché il tuo io è separato dal suo io.


“Su questo si basa anche il vostro concetto di trinità. “



Ma neanche per idea… Se dicessimo che sono meramente tre esseri della stessa natura avremmo semplicemente tre dèi accostati. Le persone della Trinità non si limitano ad essere della stessa natura, cioè identiche per sostanza, ma sussistono nella stessa sostanza, che è una per tutti e tre, e non meramente uguale per tutti e tre. Sussistono nelle stessa sostanza, senza niente a dividerle o a separarle, ma con solo le mutue relazioni tra di loro a distinguerle (senza separarle).


“Veramente crediamo che l'origine risalga a molto prima... forse addirittura ai babilonesi”



Ecco, i babilonesi, l’altro popolo a cui viene attribuito ogni male dell’umanità… Comunque riformulo: il concetto di anima immortale secondo i TdG sarebbe entrato nel cristianesimo tramite la mediazione del platonismo. In realtà alla WTS poco importa che sia Platone o i babilonesi, quello che conta è mettere in fila pareri, magari contraddittori tra di loro, che additino un’origine esogena del concetto di immortalità dell’anima.


“Non siamo come il 99% dei cattolici a cui viene insegnata la filastrocca “l'anima è immortale” senza accertarsi poi di sapere quel che hanno capito... anzi, prova a domandare in giro cosa pensano dell'anima le persone, poi mi dirai se c'è o no confusione in merito nelle vostre fila. “



Purtroppo non so cosa abbia capito la moltitudine, il problema è che la moltitudine non ha la pretesa di interessarsi di genealogie storiche del concetto. Dire che l’anima è immortale è una frase del tutto corretta, ma coloro che non si sono profondati nei misteri di questo concetto non si mettono a discutere di donde arrivi questa dottrina. Al contrario pare che i TdG, pur non sapendo nulla come i loro colleghi cattolici di cosa voglia dire anima per il magistero della Chiesa, si divertano a dire che deriva dagli antichi Babilonesi o dal platonismo, entrambi argomenti dei quali, sono certo, non sanno nulla.


“E come sai non siamo noi l'origine di questa immane confusione. Ricordati che se non sai spiegare una cosa, vuol dire che non la conosci. “



E chi ha mai detto che non la so spiegare o che la Chiesa non la sa spiegare? Semplicemente ad ogni luogo si addice un grado di profondità diversa. Ad un bambino del catechismo non posso spiegare la dottrina dell’anima dal punto di vista filosofico, e mi accontenterò di dichiarala immortale. Purtroppo molti TdG hanno abbandonato la Chiesa cattolica convinti che tutta la fede fosse quella che avevano imparato prima di fare la cresima a 13 anni, ed evidentemente non si rendono conto che esiste il catechismo degli adulti, corsi di teologia per laici, o addirittura percorsi di laurea dove si spiegano queste cose e si potranno trovare tutte le spiegazione che si vorranno.


“ristotele pensava che l’anima fosse inseparabile dal corpo e non continuasse ad avere un’esistenza individuale dopo la morte e che se qualcosa di eterno esisteva nell’uomo si trattava di un intelletto astratto, non personale. Questo modo di vedere l’anima non concordava con la credenza della chiesa che le anime delle persone sopravvivessero alla morte. Perciò Tommaso d’Aquino modificò l’idea aristotelica dell’anima, asserendo che l’immortalità dell’anima si può dimostrare razionalmente. Così la credenza della chiesa nell’immortalità dell’anima rimase intatta.”



Questa lettura che la rivista da di Aristotele sposa passivamente le tesi degli averroisti, giustamente confutate da Tommaso nel “De unitate intellectus contra averroistas”, dove l’Aquinante mostra che per Aristotele esiste un’immortalità dell’anima intellettiva. Io stesso appartengo a quegli storici della filosofia antica che ritengono Aristotele un immortalista. Dice Aristotele: “E questo intelletto è separato, impassibile e non mescolato e intatto per sua essenza: infatti l’agente è sempre superiore al paziente e il principio è superiore alla materia (…). Separato (scil. dalla materia), esso è solamente ciò che appunto è, e questo solo è immortale ed eterno”. (De anima, III, 5, 430)
Gli averroisti sostennero che siccome di questo intelletto è detto venire “da fuori” allora esso non appartenga individualmente all’uomo bensì ad un Intelletto comune cui i singoli parteciperebbero, sebbene sia detto che stia “nell’anima”. Ma questa è l’interpretazione degli averroisti, per nulla necessaria. Una critica si può trovare in G. Reale, Storia della filosofia greca e romana, vol. 4, Aristotele e il primo Peripato, Milano, Bompiani, 2004, pp. 136-139.


“Non è proprio così... “



Ah sì? E che cos’è allora l’anima per voi se non la persona integralmente concepita?


“Prevalente dove?!?! Ma tra i teologi! Chiedete al 99% dei laici cosa ne pensa... ne saresti sorpreso...”



Come già detto, la mancata volontà di approfondire un concetto non può essere certo ascritta alla Chiesa, ma solo a chi decida che la sua fede può rimanere allo stato embrionale.

Per BArnabino


“Guarda che ho capito benissimo quello che hai detto, tanto è vero che ti sei sentito in dovere di scrivere una decina di pagine per specificare meglio... “



Ma davvero? E dimmi allora, dove avrei affermato che “Giustino si limiterebbe ad affermare la risurrezione della carne ma senza per questo negare esplicitamente l'idea platonica dell'immortalità dell'anima.”
Mi spieghi dove avrei attribuito a Giustino un’affermazione dell’immortalità dell’anima in senso platonico? Dove avrei detto che Giustino non nega il platonismo?


“Se non specifichi diversamente in genere si intende quello, quando immortalità dell'anima è contrapposto a risurrezione dei morti”



Ma generalmente per chi? Sveglia… Ti devo forse ricordare che il cristianesimo, cattolico, ortodosso e riformato non ritiene affatto incompatibili l’immortalità dell’anima e la resurrezione dei corpi? Che alcuni teologi abbiano ritenuto incompatibili queste due prospettive, non è un segreto per nessuno, ma non si vede proprio da dove tu tragga l’idea che “in genere” le due cose sono viste come contrapposte… Inoltre qui il problema non è se immortalità dell’anima e risurrezione della carne siano compatibili o meno, ma la tua inutile accusa secondo cui io, attribuendo a Giustino l’immortalità dell’anima, gli avrei attribuito l’immortalità dell’anima in senso platonico. Quindi non c’entra nulla se immortalità dell’anima e risurrezione siano o meno contrapposti, semmai la tua argomentazione si basa sull’assunto implicito che chi parla di immortalità dell’anima lo faccia in genere alla maniera platonica. Ma questo è falso. Non è vero che la teologia cristiana se parla di immortalità dell’anima lo fa in senso platonico. Il tuo è stato un clamoroso errore, perché hai erroneamente dedotto che se io parlavo di immortalità dell’anima in Giustino dovevo per forza aver detto che l’anima per Giustino è immortale per sua stessa essenza. Ignoravi dunque che per la teologia cattolica stessa l’anima non è immortale per sua stessa essenza ma solo in quanto partecipa a Dio, e dunque hai letto nelle mie frasi delle dichiarazioni inesistenti, quando invece avevo specificato che Giustino criticava l’impostazione platonica.


“parliamo di due prospettive diverse”



Sono due prospettive diverse, ma non necessariamente contrastanti, che infatti avevano cominciato a coesistere anche nel giudaismo.


“Non di una generica sopravvivenza della persona o della concezione tomistica, che non ha nulla a che fare con il periodo in questione.”



Il fatto che il tomismo non abbia nulla a che fare col periodo in questione non cambia che tu hai erroneamente dedotto che se uno parla di immortalismo lo faccia alla maniera platonica, come se non si potesse credere che l’anima è immortale ma non per sua essenza.


“ Come detto in una prospettiva di salvezza anche i TdG credono nell'immortalità dell'anima.”



Solo che anima nel tuo lessico non vuol più dire qualcosa che sopravvive alla morte del corpo bensì la persona intera resuscitata.


“D'altronde, se eri in vena approfondimnenti, avresti dovuto anche specificare cosa intendeva Giustino per "anima" perché anche questo offre differenti letture. “


E perché avrei dovuto fare approfondimenti? La domanda di domingo7 era banalmente se esistessero testimonianze dell’immortalità dell’anima nei Padri della Chiesa, e io ho risposto. Specificare se l’anima sia immortale per sua essenza o perché resa tale da Dio era una precisazione ulteriore non richiesta: l’errore è stato unicamente tuo che davanti alla mia dichiarazione che Giustino sia immortalista hai automaticamente dedotto che io avrei affermato che lo sia alla maniera dei platonici, quando un cattolico non ha nessun interesse ad affermare una cosa del genere.


“Che voi cattolici ve la siete fatta per una decina di secoli con Platone e poi siete diventati amanti di quello che prima era considerato il suo parente povere Aristotele è una questione che a me non interessa, qui stiamo parlando di Giustino e non dell'anima nella tua concezione della teologia cattolica. “



E’ invece destramente interessante perché se tu avessi avuto presente questo fatto non avresti letto in un cattolico che dice che qualcuno è immortalista una dichiarazione automatica del fatto che quella persona è anche un platonico che ritiene l’anima in sé sussistente per natura. Questo tuo errore nella lettura del mio post è stato indotto dal vizio di identificare immortalismo con platonismo che vi è stato installato dalla lettura delle Torre di Guardia.


“Questa francamente è una tua inferenza, che non si trova espressa in Giustino, dimmi dove. “



No, non è una mia inferenza, è di J. Danielou. E comunque se è un’inferenza, è ovvio che non sia espressa, ma semplicemente sia una deduzione dai dati. Non si può infatti dire che sopravvivano solo le anime dei buoni mentre quelle dei malvagi sarebbero punite con l’annientamento. Vediamo infatti asserito che le anime dei malvagi vengono punite, e non si parla di anima nel senso di nefesh, perché questa anima viene associata alla negromanzia, all’evocazione degli spiriti dei morti, ecc. Analizziamo qualche passo:
“Ma poiché a tutti coloro che sono vissuti rimane la sensibilità ed è apprestata una punizione eterna, non trascurate di persuadervi e di credere che queste sono cose vere.
La negromanzia, infatti, e le osservazioni di fanciulli incontaminati e le evocazioni di anime umane e gli spiriti che, presso i maghi, sono detti evocatori di sogni e loro assistenti e tutti i fenomeni che avvengono per opera dei conoscitori di scienze occulte, vi persuadano che anche dopo la morte le anime mantengono le facoltà sensitive.” Giustino, Apologia prima, 18,2-“

Il fatto che parli di evocazione delle anime da parte di maghi esclude che qui si possa parlare di anima nel senso di nefesh, cioè di anime\persone già resuscitate. Anche questo secondo brano parla senz’altro della punizione di anime che sopravvivono alla morte del corpo:

“Se dunque noi sosteniamo alcune teorie simili ai poeti ed ai filosofi da voi onorati ed alcune anche superiori e divine e, soli, possiamo dimostrarvele, perché siamo ingiustamente odiati più di tutti?
Quando diciamo che tutto è stato ordinato e prodotto da Dio, sembreremo sostenere una dottrina di Platone; quando parliamo di distruzione nel fuoco, quella degli Stoici; quando diciamo che le anime degli iniqui sono punite mantenendo la sensibilità anche dopo la morte, e che le anime dei buoni, liberate dalle pene, vivono felici, sembreremo sostenere le stesse teorie di poeti e di filosofi ; (Giustino, Apologia prima, 20,3-5)

Dunque è stabilito che le anime anche dei dannati soffrono delle pene e mantengono la sensibilità. L’unica scappatoia che potrebbe delinearsi è sostenere che sia una punizione temporanea, e che, dopo averle torturate e punite per un certo tempo, Dio semplicemente smetta di farle esistere e queste svaniscono. Ora, è naturale che sia per Giustino che per la dottrina cattolica Dio potrebbe smettere di far esistere un’anima, il problema è: secondo Giustino lo farà? Pare di no, giacché si dice che la punizione delle anime sarà eterna. “Ma poiché a tutti coloro che sono vissuti rimane la sensibilità ed è apprestata una punizione eterna (κόλασις αἰωνία ἀποκείται), non trascurate di persuadervi e di credere che queste sono cose vere. “ (Giustino, Apologia prima, 18,2). Si parla dunque di “supplizio eterno”, come nei Vangeli del resto, con la differenza che se nei Vangeli la WTS traduce κόλασις con “stroncamento”, qui il giochetto non è possibile perché si dice che l’anima mantiene la sensibilità (αἴσθησις μένει), e dunque non è affatto stroncata bensì suppliziata.
Dunque, se la punizione è eterna, siamo costretti per non far contraddire Giustino ad interpretare la cosiddetta morte di alcune anime nel medesimo senso con cui i cattolici parlano di morte nell’anima, cioè nel senso che l’inferno è il luogo della non partecipazione a Dio, che è la vita, e dunque l’anima è come morta perché separata dalla Vita, in uno stato di fallimento esistenziale. Come scriveva Agostino: “Ho provato che l'anima può subire la morte. Il Vangelo non può essere contraddetto se non da un'anima empia. Ecco, mi si presenta anche qui e mi viene in mente la risposta che posso dare: non può opporsi alla vita se non un'anima morta. Il Vangelo è la vita; l'empietà e l'infedeltà sono la morte dell'anima. Ecco, essa può morire eppure è immortale.(…) Questa breve esposizione deve bastarvi a farvi capire e tenere per certo che il corpo separato dall'anima è morto e che l'anima separata da Dio è morta. Ogni uomo separato da Dio è un'anima morta. ” (Sermo 56, 4,5)

Il discorso non deve stupire. Questi Padri della Chiesa, e Giustino, leggono banalmente il terribile avvertimento di Gesù: “E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna.” (Mt 10,28)

A prescindere da che cosa significasse questo detto sulle labbra di Gesù, è chiaro che Giustino banalmente lo sta riecheggiando, e i cattolici non fanno altro da duemila anni. Siccome l’anima non è immortale per sua propria essenza, Giustino ammette in via ipotetica, in modo del tutto ortodosso, che Dio potrebbe uccidere delle anime. Ma questo non dice nulla di diverso rispetto a quello che dice la dottrina cattolica attuale. Il problema non è però se Dio abbia il potere di far morire della anime, ma se lo faccia. Ora, come già detto lo fa e non lo fa, ma in due sensi diversi. Non lo fa in senso metafisico, cioè l’anima non è annientata, mentre lo fa in senso religioso e spirituale, perché l’anima all’inferno in quanto separata da Dio può essere detta morta (Dante stesso nella Commedia descrive la sua condizione di peccato con la celebre frase “tanto è amare che poco più è morte”). Dunque c’è dunque alcun bisogno di leggere in Giustino nulla di eterodosso. Tutti i suoi richiami sulla mortalità di alcune anime sono contro i platonici, a rimarcare che Dio potrebbe uccidere le anime e che esse non sono immortali per natura, ma poi Giustino sa bene che, al di là di questa possibilità astratta, l’anima del malvagio subisce il tormento eterno (prima senza corpo, poi col corpo).
E comunque, sia che si concepisca la pena di quest’anima come eterna sia che la si concepisca come non eterna, resta comunque l’idea che l’anima sopravviva al corpo (per sempre o per un tempo x), e questo è incompatibile col monismo rigido della WTS che non concepisce la sopravvivenza dell’anima (intesa come parte spirituale dell’uomo) in nessun caso.


“Semmai nella I Apologia 8,4 dice che ad essere condannate alla punizione eterna saranno le anime unite ai corpi. “



Questo è tanto vero quanto irrilevante. Infatti, da capo, l’immortalità dell’anima non esclude la resurrezione della carne. Anche per i cattolici di oggi l’anima subisce una punizione, e dopo la resurrezione ne subisce un’altra (che noi chiamiamo simbolicamente “seconda morte”). Che Giustino dunque, da buon CATTOLICO (e non sia scandaloso o antistorico chiamarlo così, l’affermazione è del tutto voluta) attribuisca in alcuni luoghi la punizione alla persona resuscitata, non esclude che egli l’abbia attribuita altrove anche alla sola anima.


“Al di là della valenza escatologia mi pare ovvia che Giustino salvi, giustamente, l'unità dell'uomo inteso come anima vivente”



La qual cosa non può che rendermi felice, visto che concorda in pieno con la dottrina cattolica. Come ripeto siete voi gli eretici che vi perdete un pezzo del puzzle, cioè che salvezza della persona intera, e quindi del corpo, per Giustino non esclude né contraddice il fatto che già l’anima prima di questa riunificazione sia beata o dannata.


“Altrove dice che saranno punite "fin quando Dio vorrà che esistono e siani punite" (Dial. 5,3)”



Per capire questo testo bisogna rendersi conto che siamo all’interno del dibattito col vegliardo cristiano, e che l’interlocutore del vegliardo è un platonico che dovrà riconoscere l’inconsistenza degli assunti del platonismo. Il vegliardo arriva a far ammettere al platonico che l’anima non è immortale, ma questa affermazione va intesa tenendo conto che è con un platonico che sta discutendo, quindi “l’anima non è immortale” va inteso come “l’anima non è immortale” alla maniera platonica. Infatti il vegliardo è tutto teso a dimostrare che tutto quello che ha avuto un inizio, può avere una fine, e dunque, se l’anima fosse immortale per essenza, dovrebbe essere increata, ma se fosse increata, sarebbe uguale a Dio, quindi l’anima non può essere immortale (ma da capo, non è “immortale” nel senso che a questo termine dà ad un platonico, cioè non è immortale perché non divina ed ingenerata). Tuttavia viene obiettato al vecchio che questa sarebbe una gran fortuna per i malvagi, che dunque non dovrebbero scontare le loro pene. Al che il vecchio risponde che lui ha semplicemente detto che l’anima non è immortale alla maniera platonica, non che non sopravvive alla morte del corpo. Infatti è Dio a renderla immortale. A questo punto si colloca l’importante testo da te citato, che parla chiaramente di uno stato intermedio: “Ma non sostengo che tutte le anime muoiano, questo, infatti, sarebbe davvero un gran fortuna per i cattivi. Cosa allora? Ritengo che le anime dei buoni soggiornino in un luogo migliore, e quelle dei cattivi e malvagi in un posto peggiore, nell’attesa del tempo del giudizio. Allora quelle che risulteranno degne di Dio non moriranno più; le altre invece saranno punite fin quando Dio vorrà che esistano e siano punite” (Dial. 5,3)
Pare dunque che ci sia uno stato intermedio prima della resurrezione, dove le anime sopravvivono con una sorte già differenziata, e che in seguito avvenga la resurrezione, il giudizio finale, dove le anime del malvagi continueranno ad essere punite e quelle dei giusti continueranno ad essere premiate. Ora è vero che c’è scritto che le anime malvagie esisteranno fin quando Dio lo vorrà, ma non c’è scritto che Dio metterà mai fine alla loro esistenza. Qui c’è la banale constatazione che queste anime dannate potranno essere eliminate da Dio se egli lo vorrà, ma questa è una mera possibilità metafisica che anche il cattolicesimo ammette, tuttavia non c’è scritto da nessuna parte che Dio farà mai una cosa simile, pur potendola fare.


“Abbiamo già detto che Girgenti osserva come la dottrina sull'anima di Giustino appare contraddittoria, oscillando tra mortalità ed immortalità.
La soluzione proposta da Young (Justin Martyr and the Death of the Soul, Studia Patristica XVI, 1985) è la seguente: per Giustino l'anima morirebbe con il corpo e subirebbe una dissoluzione temporanea sino alla resurrezione dell'uomo nella sua sostanziale unità di anima e corpo. “



No, Girgenti non dice che la dottrina di Giustino è contraddittoria, ma che ad alcuni è apparsa contraddittoria. Non è contraddittoria se, come Girgenti spiega, si tiene a mente che quando Giustino nega l’immortalità dell’anima intende semplicemente negare l’immortalità dell’anima dei platonici, perché è davanti ad un interlocutore platonico che il vegliardo la nega ed è dunque la concezione che i platonici davano a questo termine ad essere negata. Si può cioè dire che per Giustino un’anima sopravviva, ma non per sua propria natura, bensì per grazia di Dio. La posizione di Young, è citata anche da Girgenti come ovviamente saprai, e la respinge, con queste parole:

“Alcuni hanno ritenuto contraddittoria la dottrina di Giustino, il quale oscillerebbe tra la mortalità e l’immortalità dell’anima. M.O. Young vedrebbe la soluzione nella dottrina della resurrezione dei corpi: l’anima morirebbe con il corpo e subirebbe una dissoluzione temporanea sino alla resurrezione dell’uomo, nella sua sostanzia unità di anima e corpo. (M.O. Young, Justin Martyr and the Death of the Soul, Studia Patristica XVI, 1985, Berlino, pp. 209-215) A noi sembra che, indipendentemente dalla resurrezione, Giustino sostenga semplicemente che l’anima sopravvive alla morte solo per esplicito volere di Dio; viceversa, si dissolverebbe” (Giuseppe Girgenti, Giustino Martire Il primo cristiano platonico, Milano, 1995, Vita e Pensiero, p. 128)

L’idea di Young infatti presenta delle difficoltà che paiono insormontabili, e non riesce a dar conto di passi come questi: “Ora, è provato che le anime sopravvivono dopo la morte dal fatto che l’anima di Samuele fu invocata dalla strega, come aveva chiesto Saul.” (Dialogo con Trifone 105,4)

Qui, ovviamente, non è possibile che si parli di Samuele risorto, bensì dell’anima di Samuele. La testimonianza è inequivocabile, così chiara che la WTS quando legge questo passo s’affretta a spiegare che a Saul in realtà apparve non Samuele ma un demone. I TdG possono anche pensarla così, ma il problema non è cosa apparve a Saul, ma cosa Giustino pensasse che fosse apparso a Saul, e il fatto che per il nostro apologeta sia apparsa l’anima di Samuele prova egli riteneva che le anime sopravvivessero dopo la morte.
Allo stesso modo non può riferirsi alla sopravvivenza dei risorti il passo che parla di Abramo, Isacco e Giacobbe che sarebbero ancora vivi, in quanto essi non sono ancora risorti:
“Le parole dette a Mosè dal rovo: "Io sono colui che è, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, e il Dio dei tuoi Padri" indicano che essi, anche dopo morti sopravvivono e sono uomini dello stesso Cristo. Infatti, primi fra tutti gli uomini, si diedero alla ricerca di Dio Abramo, padre di Isacco, ed Isacco, padre di Giacobbe, come scrisse anche Mosè.” (Prima Apologia, 63, 14)


“Se è dissolto il corpo e se per i padri anima e corpo costituiscono un'unità capisci bene che si tratta di una prospettiva contraddittoria”



Ma per nulla. Non scambiare la tua non conoscenza delle mille vie del pensiero filosofico per delle contraddizioni inesistenti che la filosofia cattolica ha affrontato e brillantemente risolto da secoli. Come ripeto, che corpo ed anima siano uniti, non implica che l’anima non sopravviva alla morte del corpo, e soprattuto quello che conta è che lo implichi per Giustino. Quello che cessa di essere è l’uomo, visto come composto, ma non l’anima. L’anima non è l’uomo (Platone avrebbe detto di sì, non io).
E poi perché mi spieghi perché chiami padri quelli che non sono i tuoi padri?


“n Dial. 5,1-2 Giustino spiega come avviene la morte dell'anima: quando Dio non vuole più l'anima (ciò che vive, e non la vita in sé) abbandona il corpo e l'uomo non è più”



Secondo me hai dato delle coordinate sbagliate. In Dial 5,1-2 c’è una mera discussione sul fatto che l’anima non è immortale (nel senso platonico del termine) in quanto per essere incorruttibile dovrebbe essere ingenerata, ma per essere ingenerata dovrebbe essere Dio, ergo siccome non è Dio, l’anima può ipoteticamente perire. Si parla anche del problema se il mondo sia o meno increato.
Che quando l’anima abbandoni il corpo l’uomo non sia più è del tutto ovvio, e così insegna anche la teologia cattolica. Infatti come spiega Tommaso “Il corpo e l’anima non sono due sostanze esistenti in atto, ma dalla loro unione risulta una sola sostanza in tutto” (Summa Contra Gentiles, II, 69)


“Guarda che anche i TdG credono che le "anime" (dipende dall'accezione che diamo al termine) sopravvivano dopo la morte... il problema è sempre che accezione diamo alla parola "anima" e che accezione diamo a quella di "sopravvivenza". “



Il che è esattamente quello che ho specificato dopo, dovresti leggere tutto uno scritto prima di replicare.


“Appunto, dipende dall'accezione che diamo ad "anima", è ovvio che la tua tesi presuppone rinunciare al significato di nefesh/psiche come è inteso nelle Scritture”



Questo, oltre che essere irrilevante, è pure falso. La discussione non verte su che cosa significhi psyche nelle Scritture, ma su cosa significhi psyche in Giustino, e sulla impropria equivalenza che tu hai fatto, leggendo i miei scritti, tra immortalismo e platonismo. Quanto al significato che nefesh\psyche ha nelle Scritture, la domanda è priva di senso ed è irricevibile, essa infatti si basa sul presupposto che esista un solo significato e che sia costante in testi del X secolo a.C. come del I d.C. Mi rifiuto dunque di trovare un minimo comune denominatore tra tutti i significati di nefesh e di psyche nel corpus biblico perché chiunque non sia un fondamentalista sa che esso non esiste, e che ogni epoca presenta connotati tutti suoi. Inoltre, non siamo neppure d’accordo su cosa siano le Scritture, quindi è del tutto inutile parlarne. Per me, esattamente come per la Chiesa antica ancor prima che questa avesse il NT attuale, è Scrittura anche la Sapienza, per dirne una. E non dice forse la Sapienza “Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero; la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina ma essi sono nella pace. Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza è piena di immortalità.”(Sap 3,1-4)
Non si può dunque discutere, perché non sappiamo neppure su che cosa discutere. Anche prescindendo dalla canonicità o meno di Sapienza, il testo è comune un indicatore di quanto è noto agli specialisti da tempo, e cioè che almeno dal III secolo a.C. (Libro dei Vigilanti) se non prima iniziò a girare per il giudaismo l’idea che potesse esistere un’anima disincarnata. Essa fu fatta propria dai farisei e dagli esseni, (su questo P. Sacchi, Storia del II Tempio, Torino, SEI, p. 330 nota 1). Inoltre si legge Flavio Giuseppe:

“I Farisei …credono alla immortalità delle anime, e che sotto terra vi siano ricompense e punizioni per coloro che seguirono la virtù o il vizio: eterno castigo è la sorte delle anime cattive, mentre le anime buone ricevono un facile transito a una nuova vita. I Sadducei ritengono che le anime periscano come i corpi. …..Gli Esseni. considerano l’anima immortale e credono di dovere lottare soprattutto per avvicinarsi alla giustizia. [Giuseppe Flavio, Antichità Giudaiche, XVIII, 11-18].

Non ho dunque intenzione di farmi intrappolare in un falso problema chiamato “immortalità dell’anima o risurrezione della carne”, come si vede il giudaismo del tempo non era di per sé incompatibilista tra queste due prospettive, e dunque, a maggior ragione, non si può ritenere che lo fosse Giustino. Sostenere che Giustino non possa credere alla sopravvivenza dell’anima (come parte spirituale dell’uomo) perché Giustino si basava sull’Antico Testamento è cioè fuorviante, perché il giudaismo coevo poteva leggere le due prospettive in modo conciliatorio.


“Ma questo scartamenti semantico è riconosciuto anche dai teologi cattolici che dopo la provocazione dei teologi protestanti (le cui istanze un qualche modo sono le stesse dei TdG, d'altronde) hanno esistato a continuare ad usare la parola anima per descrivere la questione della salvezza. “



Questa provocazione, come tu la Chiesa, è stata del tutto legittima, ed è già stata ampiamente digerita ed assimilata nella teologia cattolica, togliendone però gli estremismi. Oscar Cullmann aveva preteso di mettere i cristiani, con un titolo un tantino pubblicistico, davanti ad un aut-aut, “immoralità dell’anima o resurrezione dei morti?”. La provocazione è servita a ricordare a troppi platonismi che girano che la fede della Chiesa e del NT è un annuncio della salvezza dell’uomo intero, cioè che il cristiano a differenza del platonico vuole che anche la sua carne, che è stata parte di lui, sia redenta e salvata, altrimenti non si darebbe affatto un riscatto dell’uomo. Questo risveglio ha fatto sì che l’attuale papa arrivasse a scrivere la già citata frase: “Oggi abbiamo riscoperto l’indivisibilità dell’uomo; viviamo con rinnovata intensità la nostra corporeità e la sperimentiamo come necessaria modalità per realizzare l’unico essere dell’uomo. Da qui possiamo comprendere in un modo nuovo il messaggio biblico, che non promette l’immortalità dell’anima separata dal corpo, ma a tutto l’uomo”(Joseph Ratzinger, Introduzione al Cristianesimo, Brescia, 2005, Queriniana, pag. 337)

Se il messaggio biblico non è centrato sull’immortalità dell’anima, ciò non significa però che vi si debba rinunciare, e questo è stato ulteriormente ribadito in tutta una nuova fase di studi che, reagendo a questo monismo troppo accentuato, hanno messo in luce le idee giudaiche sullo stato intermedio, e le idee patristiche, mostrando che la fede dell’immortalità dell’anima ha pieno diritto di cittadinanza nella Chiesa e non è un’alternativa escludente la resurrezione. Un esempio recente di questi studi lo si potrò trovare nel bel testo che raccoglie gli interventi del XVIII congresso dell’ACFEB (Association Catholique française pour l’étude de la Bible), dal titolo “Le juidaïsme à l’aube de l’ère chrétienne”, in particolare l’intervento dal significativo titolo “Immortalité? Resurrection? Faut-il choisir?” di M. Gilbert.
I cattolici non hanno avuto problemi a farsi ricordare che l’uomo è un tutt’uno e che la Bibbia non prevede un piano per la salvezza della sola anima, già Tommaso d’Aquino aveva avvertito che l’anima senza il suo corpo è come una mano mozzata dal resto dell’organismo, e che sebbene sopravviva sia in una condizione deficitaria, di carenza ontologica, che attende di essere resuscitata col suo corpo risorto. Tommaso scriveva altresì che in modo misterioso l’anima deve continuare a rimanere il connessione col suo corpo, perché non può essere la forma di niente, e ciò è reso possibile dal fatto che l’anima è atemporale e dunque non in sincrono con una data in cui il corpo dell’individuo è dissolto. Questo dibattino nato in casa protestante è dunque stato recepito in casa cattolica, trovandovi non cose nuove ma semmai estremismi monisti che andavano moderati.


“Che voi cattolici ve la siete fatta per una decina di secoli con Platone e poi siete diventati amanti di quello che prima era considerato il suo parente povere Aristotele è una questione che a me non interessa”




Mi sfugge il senso di questa frase, perché è come se volesse attribuire l’epoca precedente all’aristotelismo di Tommaso sotto l’egida di Platone. Non è così: nel medioevo latino Platone sapevano a malapena di fosse, e le sue uniche opere disponibili erano dei frammenti del Timeo.


“Dipende da cosa intendiamo, perché le affermazioni di Giustino sono basate sull'inscindibilità di anima e corpo professata dai cristiani, poiché la risurrezione è la risurrezione integrale dell'uomo. “


Il fatto che, esattamente come nella fede cattolica, ci sia una prospettiva unitaria e si preveda la salvezza integrale dell’individuo, non implica di per sé un’inscindibilità di anima e corpo, infatti come s’è visto per Giustino l’anima sopravvive dopo la morte.


“ Il Vaccaro commenta: "Si dice psyche, ma, con Giustino, forse, si intende proprio nefesh". Ovvero Giustino (e poi Tertulliano) si rendono conto del pericolo del scivolamenteo prima semantico e poi concettuale della psyche verso caratteri di disincarnazione ed autonomia. “



Se non mi dici dov’è la pagina della citazione, come faccio a ricontestualizzarla?
Un’affermazione del genere è troppo netta. Certamente in Giustino che anche quello che i TdG chimano nefesh, cioè l’idea del tutto unito dell’uomo, ed è certamente vero che Giustino è preoccupato del dualismo platonico e di chi vuole fare dell’anima un essere in cui risieda l’uomo tutto, ma come già specificato né nel cattolicesimo né in Giustino queste legittime esigenze configgono con la fede della sopravvivenza dell’anima dopo la morte. Ancora continua il tuo equivoco, volto a credere che essere pro immortalità dell’anima significhi concepire la sopravvivenza di quest’ultima alla maniera dei platonici.


“Mi pare che lo chiarisca in senso opposto a quello che intendi: l'uomo non è solo anima e non è solo corpo, è l'unità dei due.”



Il che, da capo, non è nulla di diverso da quello che la Chiesa insegna. Scriveva il Sommo Dottore, Tommaso d’Aquino: “è chiaro che l’uomo non è soltanto anima ma un insieme, che risulta composto di anima e di corpo. Platone invece, poiché riteneva che il sentire fosse un’operazione della sola anima, poteva affermare che l’uomo è "un’anima, che si serve del corpo". “ (Summa Theologiae, Iª q. 75 a. 4 co. ) E ancora più esplicitamente: “Non ogni sostanza particolare è ipostasi o persona, ma solo quella, la quale possiede la natura completa della specie. Perciò la mano o il piede non possono dirsi ipostasi o persona. Così neppure l’anima, che è solo parte della specie umana.” ( Iª q. 75 a. 4 ad 2 )
Giustino nel brano del De resurrectione distingue l’anima dal corpo, quindi non è possibile dire che coincidano, però dire che l’anima da sola, esattamente come il corpo da solo, non è l’uomo. Ergo da capo non è come tra i TdG dove l’anima non esiste, o è solo un nome per chiamare l’individuo intero (vale a dire che il l’anima coincide col corpo). Al contrario quel pezzo distingue anima e corpo, che dunque non si identificano, e poi dice che l’uomo è l’unione dei due e non si dà l’uomo senza l’unione dei due. Questa, come nel caso della prospettiva cattolica, è la prospettiva duale e non dualista di cui stavo parlando.


“Perché, non è vero? Uno studioso serio possa usare i termini che tu ti permetti di usare con noi?”


I miei presunti termini offensivi non sono altro che una replica ad un medesimo tono usato da te, e per giunta da te principiato. Ma non è questo il problema. E’ diverso scrivere un articolo scientifico per dei colleghi, o scrivere una tesi di laurea, e invece una discussione che si può fare in internet. Così come è diverso il contegno da tenere coi colleghi dal giusto sdegno verso chi mi attacca senza sapere quello che dice, travisando quello che scrivo, e pretendendo senza fondamento alcuno di darmi del dilettante su un’argomento che invece è proprio il mio precipuo campo. Ma c’è gente che pensa di poter discutere spulciando in internet e su Google Books, senza seguire minimamente il dibattito accademico dall’intero: tu sei di questo genere di interlocutori.
Dunque non c’è nulla di errato nel rimettere al proprio posto coloro che osano gonfiarsi e pretendere di attribuirmi errori così grossolani come l’aver attribuito a Giustino la concezione di un’anima immortale per sua propria essenza.


“Non mi pareva che il tuo post avesse intenti scientifici né tanto meno lasciasse posto ad approfondimenti e discussioni, ti sei limitato a fare della apologia di bassa specie, evitando ogni tipo di analisi seria.”


Quale post? Il mio in risposta al tuo o il post diretto a domingo7? Il mio post diretto a Domingo7 semplicemente, e senza errori, rispondeva alla domanda del mio interlocutore che mi chiedeva quali autori credevano l’anima immortale. Non c’era alcun bisogno di specificare che non intendevano l’anima immortale alla maniera platonica, perché questo non è il senso che i cattolici danno all’immortalità dell’anima, e dunque in un discorso tra cattolici tale precisazione è superflua, oltre che non richiesta dal mio interlocutore.
Quanto alla mia risposta al tuo intervento, non è affatto apologia di bassa lega, semmai è il tuo attacco, del tutto gratuito e basato sul nulla, dove hai preteso di attribuirmi affermazioni di fantasia, e dove mi hai dato del “piccolo apologeta dilattante” che è stato apologia di bassa lega. La mia replica ha semplicemente rimesso le cose a posto, facendo notare che non solo non avevo detto nulla di quello che tu gratuitamente mi avevi attribuito, ma per di più che avevo specificato, seppure en passant, il contrario di quanto tu volevi dar ad intendere. Avevo infatti detto chiaramente che Giustino criticava l’immortalità dell’anima così come intesa dai platonici. La mia analisi è quanto di più serio esista e sia compatibile con un forum. Ho replicato che non occorre pensare ad un Giustino immortalista alla maniera di Platone per attribuirgli la credenza nell’immortalità dell’anima, cioè l’idea che essa sopravviva alla morte, il che, in un forum sui TdG, serviva anche a mostrare come sia fuori luogo per i TdG citare questo autore, che è agli antipodi della loro concezione escatologica.


“Lo capisci che se usi espressioni di disprezzo verso chiunque non ti comporti da studioso ma da dilettante?”



Devo dunque desumere che siccome tu usi lo stesso tono sei un dilettante? In realtà il problema così come lo poni è mal posto. Non userei mai questo tono con un ricercatore o un professore del mio ateneo, per la banalissima ragione che li conosco e so che studiano in modo scientifico le loro rispettive materie. Ma niente obbliga ad essere cortesi con chi non è cortese, e mostra anzi boria, rivelando il suo dilettantismo nel non capire neppure quello che scrivo. Tra l’altro, come ripeto, sei recidivo, perché già in una discussione con Primula Rossa su questo forum avevo spiegato cosa intendano i cattolici con “immortalità” dell’anima, cioè che essa è immortale perché Dio la fa partecipare della Sua Essenza e non per natura propria.


“n quale congresso mai useresti verso un collega da cui dissenti (anche pesantemente) i termini che usi qui verso i testimoni di Geova?”


Infatti voi non siete le persone con cui starei ad un convegno, o forse mi sono perso qualcosa sulla vostra formazione accademica? Come ripeto non si può pretendere, se si tratta un argomento, che abbia lo stesso trattamento chi affronta quell’argomento per professione, e chi invece lo fa come dilettante improvvisato. In questo caso il platonismo è esattamente il mio campo. E per lo stesso motivo per cui approveremmo che un medico possa giustamente redarguire i ciarlatani che curano i pazienti senza essere dottori in medicina, medicandoli a suon di cristalli e pendoli, così giustamente chi sia storico della filosofia antica può dare una regolata a coloro che si improvvisino storici del pensiero antico. Ma c’è di più, qui non si tratta solo dell’improvvisarsi storici del pensiero antico, ma di pretendere di correggere lo specialista del campo, cioè, per tornare all’esempio di prima, tu sei stato pari al santone televisivo che pretenda di dare lezioni e correggere il medico laureato in medicina sulla sua materia. Chiedere un chiarimento senza partire subito all’attacco, poi rivelatosi carente, non sarebbe stato meglio? E chi biasimerebbe il medico se, vistosi attaccato dal praticone non medico con motivi pretestuosi ed assurdi proprio in materia di medicina, lo mandi giustamente a quel paese? Ma io non sono arrivato a tanto, mi sono limitato a glossare il tuo testo e a mostrare quanto sia infondate le accuse di incomprensione della filosofia di Giustino che mi rivolgi.


Perdonami, ma se non vuoi offese forse dovresti imparare ad esprimerti anche tu in termini meno beceri, piuttosto che parlare di "clamorosi falsi", "vecchietti di Broolyn", "Bible Belt" e altre amenità del genere. “



Vediamo… Non ricordo d’aver mai usato l’espressione “vecchietti di Brooklyn”, ma, a difesa di chi la usa, occorre dire che non è un’offesa ma una constatazione vista l’età media del CD, qui ritratto in una foto:

Che i TdG condividano le concezioni fondamentaliste riguardo all’inerranza biblica che si trovano nelle Bible Belt, è anch’essa una mera constatazione.
Che poi sia un “falso clamoroso” dare ad intendere sulla base di una citazione, fatta propria citandola, che per Giustino l’anima non sopravviva alla morte del corpo, è evidente. L’unico dilemma è se la WTS sia o meno in buonafede, cioè se riportando quella citazione decurtata di Giustino apparsa sul Daily Telegraph, e il condensato di ignoranza del teologo anglicano che ha commentato la lettera, la WTS sapesse o meno che si trattava di interpretazioni erronee, e che Giustino non nega affatto che le anime dei buoni dimorino nella beatitudine prima della resurrezione e quelle dei malvagi siano punite. Poiché non ho prove della loro malafede, si dovrà dire “in dubio pro reo”, e cioè che la WTS dica una cosa falsa senza saperlo. Non posso certo aspettarmi infatti che i redattori della WTS sappiano qualcosa di Giustino.
Resta comunque il fatto che la citazione di Giustino, con quei puntini di sospensione, sembra far dire all’autore che coloro che credono all’immortalità dell’anima non sono cristiani, quando invece la citazione completa dice non sono da ritenersi cristiani quelli che credono alla sola immortalità dell’anima ma non alla resurrezione, come fossero dei platonici. Tra le due cose c’è una differenza abissale, perché con quella citazione decurtata la WTS da surrettiziamente ad intendere che allora tutti i cristiani attuali, giacché credono all’immortalità dell’anima, non siano davvero cristiani. Invece il brano di Giustino aveva tutt’altro significato, e cioè condannare il platonismo. Questa rivista in cui la citazione “non credete che siano cristiani” compare non fa parola di una distinzione tra l’immortalità per natura e l’immortalità dell’anima per grazia. Vi fa accenno la rivista del 1970, non quella del 1982. E’ vero che io ho messo le coordinate della WTS del 1970, ma la citazione ovviamente non era presa da lì visto che non c’è in quella rivista. Il mio errore di citazione si deve al fatto che avevo già analizzato quella citazione in passato, e dunque per riproporla non sono andato di nuovo a leggere per intero la rivista in cui compariva, avendo già la citazione in mano e mancandomi solo le coordinate di dove fosse comparsa.
Quando, avendo solo in mano la citazione decurtata del Dialogo con Trifone, ho dovuto andarmi a cercare da quale rivista l’avessi mai presa, ho inserito nel motore di ricerca del Cd-rom delle pubblicazioni le due parola “Giustino” ed “anima”. Come risultato mi sono apparsi due record, il primo dalla WT del ’82 intitolato “Il significato delle notizie”, e il secondo, quello della rivista del ’70, intitolato “la vostra anima è immortale?”. Senza indugio, visto il titolo chiaro, ho pensato che la citazione era stata presa dalla rivista del 1970, mentre ho pensato che nel I pezzo, quello del ’82, Giustino fosse citato en passant e l’articolo non fosse sull’anima in Giustino, giacché il titolo del pezzo non lo dava a vedere.
E’ la rivista dell’82 dunque quella da analizzare, ed in essa si instilla l’idea, tramite una citazione taroccata, che chiunque creda all’immortalità dell’anima sia un eretico in base agli standard di Giustino. L’unico dilemma è se la WTS fosse o meno cosciente del fatto che la citazione proposta dal Daily Telegraph era un tarocco, un falso. A prescindere dal fatto che lo sapesse o meno, la WTS l’ha comunque utilizzata facendola propria.


“Poiché in genere si intende quello”



Ma quando mai? Perché asserire che una persona crede all’immortalità dell’anima significherebbe dire di solito che quella persona è platonica? E soprattutto, perché l’attribuzione dell’immortalità dell’anima a qualcuno dovrebbe avere il senso da te asserito sulla bocca di un cattolico, cioè sulla bocca di una persona la cui religione non crede affatto che le anime siano immortali per natura ma solo per partecipazione alla grazia divina?


“e poiché era di quello che parlava la rivista da te condannata senza appello “



Come già spiegato, e come tu stesso hai messo in luce, non era la rivista del ’70 quella che stavo citando, né io potevo aver trovato lì la citazione visto che non c’è. Il mio brano si riferiva al fatto che, al pari che nella rivista del 1982, gira ed è a tutt’oggi utilizzata questa citazione dai TdG, che è in tutto e per tutto un falso, convinti come sono che il brano dica che chi crede all’immortalità dell’anima non sia cristiano.


“non capisco perché avrei dovuto fare delle distinzioni senza una tua indicazione. “



Guarda se una persona non fa una precisazione non è che tu puoi attribuirgliela tu, assumendo non si sa in base a cosa che il significato che tu vedi in una parola sia il più frequente.


“La Torre di Guardia diceva che Giustino Martire negava la dottrina dell'immortalità naturale dell'anima: non mi pare davvero "clamoroso falso".



Quella che lo specifica è la Torre di Guardia del 1970, mentre il falso clamoroso è in quella del 1982, che non fa alcun accenno a questo distinguo tra le due modalità di immortalità dell’anima.


“Evidenetemente sulla questione dell'anima può esistere un dibattito, specialmente in campo protestante ma anche in quello cattolico, ti è mai passato per la testa? Darne semplicemente notizia ti pare "sempliciotto".”



Può essere certamente oggetto di dibattito se esista l’immortalità dell’anima nel NT, ma non può essere oggetto di dibattito che la citazione, così come si presenta, nella sua decurtazione, veicola un’idea che non è quella di Giustino, né è oggetto di dibattito ma bensì certezza che WTS ricama su un’idea attribuita al santo palestinese e che egli non si sarebbe mai sognato. La WTS partendo dalla citazione di Giustino decurtata per sostenere che i cristiani non possono credere all’immortalità dell’anima (quando invece il problema di Giustino è chi crede alla sola immortalità dell’anima senza la resurrezione). Non può cioè esservi alcun dubbio sensato sul fatto che Giustino dica che le anime sopravvivono alla morte, e chi dice il contrario si attira addosso difficoltà esegetiche insormontabili.


“Guarda, lasciamo perdere il dibattito sulla volgarità e maleducazione. Come ti ho detto se vuoi rispetto devi guadagnartelo, e non è certo scivendo insulti contro i testimoni di Geova o parlando delle "categorie di Brooklyn" che ti dimostri una persona matura”



Cos’è ha di offensivo parlare di “categorie di Brookyn”? Vuol dire semplicemente “le categorie concettuali del magistero dei TdG”, così come esistono categorie mentali del magistero cattolico.


“Riguardo al discorso Platonismo/Anima nel cristianesimo, non è che sono i TdG gli unici ad aver posto il problema ed il collegamento tra le due cose, ma tutta la teologia protestante dell'inizio del novecento convinta di riconquistare la concezione biblica della concezione atropologica-escatologica cercando elementi spuri introdotti nell'ellenizzazione.”



Questo dibattito come già detto è tanto giustificato quanto irrilevante. La WTS servendosi di quella citazione di Giustino ha inteso affermare che secondo quest’autore chi crede alla sopravvivenza dell’anima non può dirsi cristiano, e dunque, come glossa la rivista, tutti i cristiani di oggi sono eretici. Stabilire o meno se abbiano ragione i TdG nel leggere la Bibbia non ha nulla a che fare col fatto che essi attribuiscono a Giustino un parere che non gli appartiene, e ci riescono con una frase amputata. E’ irrilevante ai fini di questa discussione se la Bibbia insegni davvero l’immortalità dell’anima, e che conta è che Giustino a quest’immortalità ci credeva, seppure non era quella platonica, mentre la citazione fatta dalla WTS, così come si presenta, dà ad intendere il contrario.


“Se poi vogliamo buttarla sul volgare, sui "vecchietti di Brooklyn", sulla Bible Belt e tutto il corollario di insulti più o meno velati che utilizzi per offenderci allora è un altro discorso, ma non lamentartio se ti chiamo "dilettante" e "piccolo apologeta", perché è questo quello che diventi. “



Stai tentando abilmente di spostare il discorso su argomenti che non sono pertinenti. Io non ho detto un emerito nulla sulle ragioni o i torti della corrente cullmaniana riguardo alla lettura della Bibbia, ho semplicemente detto che la WTS fa un uso disonesto di una citazione di Giustino attribuendogli un pensiero non suo, cioè che tutti i cristiani che credono all’immortalità dell’anima sono eretici, e questo non ha nulla a che fare col problema di stabilire chi abbia ragione nel leggere l’antropologia biblica. La Bibbia è una cosa, Giustino è un’altra. Tu hai preteso, leggendo che io ho affermato che per Giustino l’anima è immortale, di avermi colto in fallo, e questo perché mi hai erroneamente attribuito l’affermazione che Giustino sia un platonico. Questo è lo stratagemma noto come “uomo di paglia”, si attribuiscono all’interlocutore tesi che non possiede al fine di poterlo demolire meglio.
E’ inutile che, facendoti forte del dibattito sull’immortalità dell’anima nel NT tu cerchi di dare a me del piccolo apologeta dilettante, infatti io non avevo detto assolutamente nulla di questo dibattito, mi ero limitato a riportare l’affermazione, del tutto corretta, che per Giustino a differenza dei TdG l’anima è immortale, cioè sopravvive al corpo. E avevo altresì detto che la citazione riportata dalla WTS faceva passare un’idea opposta a questa.


“Non direi che cessa di esistere”



Vedi che se leggi troppo inizi a pensare fuori dagli schemi della WTS e partorisci eresie? Come puoi dire che non cessa di esistere se la vostra letteratura dice proprio “una volta morta la persona non esiste più” (Potete vivere, 1982, p. 88).


“l'individuo vive in Dio. “



E in che senso vive in Dio? I TdG risponderebbero che vive solo come ricordo, non come autocoscienza. Ma questa non è una sopravvivenza individuale. O forse sei passato al condizionalismo, e vuoi parlarmi del sonno dell’anima?


“Perché non partecipo a forum che fanno propaganda razzista contro la mia religione. Ci sono commenti alluncinanti, violenti e calunniosi.”



E dunque perché mai Berescitte dovrebbe partecipare a questo forum, dove si riserva il medesimo trattamento, se non peggiore, alla Chiesa Cattolica? O vuoi negarlo? Vuoi un piccolo florilegio di frasi pronunciate contro la Chiesa Cattolica in questo forum? O vuoi qualche pubblicazione dei TdG dove si paragona la Chiesa Cattolica ad una meretrice satanica?


“Quando invece di spettegolare verrà qui a parlarne ben volentieri. Non mi piaccione le persone ipocrite, se ha qualcosa da dire venga a dirlo direttamente agli interessati”



Da capo, allora questa discussione dovrebbe starsi svolgendo nel forum di Achille, dov’è iniziata. Inoltre la citazione di Berescite serviva semplicemente ad illustrarti cosa pensino i cattolici sull’anima, cioè che non è immortale per sua propria essenza alla maniera dei platonici.


“arebbe da capire cosa credavo i cattolici prima di Tommaso e di scoprire Aristotele e cosa credono oggi, che si è abbandonata la scolastica... ha ancora senso parlare di anima? E che senso ha? “



E’ funzionale alla teologia dello stato intermedio, che è dogma di fede.


Ne abbiamo già parlato: Giustino non mette in dubbio l'unità di anima e corpo. Non esiste l'uomo senza questa unità. “



Ne abbiamo già parlato: il cattolicesimo stesso non mette in dubbio l’unità di anima e corpo, e il cattolicesimo stesso dice che non esiste l’uomo senza questa unità. Sono i TdG quelli diversi… Giustino infatti dice che anima e corpo sono uniti, i TdG dicono invece che l’anima è il corpo, cioè coincide con esso. I termini sono alquanto diversi.

Ad maiora
(Gladio)
00giovedì 15 luglio 2010 23:34
Poly fra qualche miliardata di anni quando trapasserai di là......facci sapere com'è.......scrivici mi raccomando [SM=x1408425] [SM=x1408425]

A noi lasciaci in carne ed ossa di qua....... [SM=x1408430]

Ciao Bello
barnabino
00venerdì 16 luglio 2010 01:55
Caro Polymetis,


Ma davvero? E dimmi allora, dove avrei affermato che “Giustino si limiterebbe ad affermare la risurrezione della carne ma senza per questo negare esplicitamente l'idea platonica dell'immortalità dell'anima.”



Poiché tu hai detto esplicitamente che la Torre di Guardia del 1970, che affermava che Giustino non professava l'immortalità naturale dell'anima, era "un clamoroso falso" mi pare che non potevo che dedurne altro che era a quello che ti riferivi.


Ma generalmente per chi? Sveglia… Ti devo forse ricordare che il cristianesimo, cattolico, ortodosso e riformato non ritiene affatto incompatibili l’immortalità dell’anima e la resurrezione dei corpi?



Infatti, sei tu che hai tirato fuori questo discorso. Io mi sono limitato a mostrare che la Torre di Guardia ha ragione, e non fa "un clamoroso falso" quando dice che Giustino non credeva all'immortalità naturale dell'anima.


ma la tua inutile accusa secondo cui io, attribuendo a Giustino l’immortalità dell’anima, gli avrei attribuito l’immortalità dell’anima in senso platonico



Visto che ritieni "un clamoroso falso" l'affernazione della Torre di Guardia che citando Altaner dice:

“Come Giustino e Teofilo di Antiochia [del secondo secolo], Arnobio [vicino all’inizio del quarto secolo] ammette che non è immortale per natura, ma che può esser resa immortale per grazia dell’Iddio cristiano”

non vedo come avrei potuto pensare diversamente. Il riferimento della Torre di Guardia a Giustino è all'immortalità per natura.


Sono due prospettive diverse, ma non necessariamente contrastanti, che infatti avevano cominciato a coesistere anche nel giudaismo



E chi ha mai messo in dubbio che nel giudaismo, seppure parzialmente, vi fosse una tendenza di questo tipo? Mi sembra di parlare con uno sprovveduto. Se questa concezione antropologica penetrò nel giudaismo possiamo immaginare nel cristianesimo di origine pagana del II secolo.


Solo che anima nel tuo lessico non vuol più dire qualcosa che sopravvive alla morte del corpo bensì la persona intera resuscitata



Se mi permetti l'errore lessicale non lo faccio io ma la tua chiesa (e per sua stessa ammissione!) che usa "anima" in modo improprio e approssimativo. Se la tua chiesa può permettersi delle approsimazioni lessicali non vedo perché non possa permettermele io.

Tanto più che per me è davvero l'anima, cioè la persona intera, ad essere immortale, cioè a ricevere la grazia, e non solo una una parte di essa.


La domanda di domingo7 era banalmente se esistessero testimonianze dell’immortalità dell’anima nei Padri della Chiesa, e io ho risposto



No, tu non hai risposto a Domingo criticando esplicitamente l'affermazione della Torre di Guardia del 1970 su Giustino Martire, e sostenendo che si trattasse di un "clamoroso falso".


No, non è una mia inferenza, è di J. Danielou



Resta un'inferenza. Sai, tra le tette di una prostituta parigiana e l'altra ogni tanto il nostro cardinale qualche colpo lo perdeva...


Non si può infatti dire che sopravvivano solo le anime dei buoni mentre quelle dei malvagi sarebbero punite con l’annientamento



Abbiamo già detto della posizione contraddittoria di Giustino che su questo punto, secondo alcuni studiosi, oscilla tra mortalità ed immortalità dell'anima. Che a te sfugga è davvero bizzarro.


Non si può infatti dire che sopravvivano solo le anime dei buoni mentre quelle dei malvagi sarebbero punite con l’annientamento



Sarebbe da capire cosa intende qui Giustino con "anima", perché non sono sicuro che usi psyche sempre con la stessa identica accezione. Abbiamo già visto come per Giustino il corpo non può essere separato dell'anima e l'anima dal corpo, ma Dio chiama a sopravvivere l'uomo nella sua unità, ho già citato il Dial. 6,1-2 che dice che quando l'anima lascia il corpo non c'è più l'uomo. Comunque in Dial. 5,1 dice:

"Per questo motivo le anime muoiono e vengono punite"

e al 5,3

"Ma non sostengo che tutte le anime muoiano"

Dunque "alcune" anime, effettivamente, sembrano morire in quanto non sono immortali. Questo crea il problema (platonico, d'altronde quello era Giustino) della morte come fortuna per i malvagi (Fedone 107c) che viene risolto da Giustino in questo modo:

"Allora quelle [anime] che risulteranno degne di Dio non moriranno più, le altre invece saranno punite per il tempo che Dio vorrà che vivano e siano punite".

Non mi pare che qui si neghi che le "anime" dei reprobi siano destinate a non morire mai.

Ripeto, siano di fronte a una dottrina contraddittoria, e la messa a punto dello Young, citato dal Visonà alla sua traduzione del Dialogo (Paoline 1988) è questa: l'anima morirebbe con il corpo e subirebbe una dissoluzione temporanea sino alla risurrezione dell'uomo nella sua sostanziale unità di anima e corpo.

D'altronde anche per gli ingiusti la ricompensa e la pena non è dell'anima, intesa come realtà separata dal corpo, ma dell'uomo risuscitato. Nella I Apol. 52,3 dice che: "nella seconda venuta [parousia] Gesù riscusciterà i corpi di tutti gli uomini che sono esistiti, rivestirà di incoruttibilità quelli dei giusti e manderà quegli degli ingiusti, insieme ai cattivi demoni, in un'eterna pena corporale, nel fuoco eterno"

Come vedi non è ben chiaro cosa Giustino intenda con "anime" dato che qui sono gli "uonini" risuscitati, nella loro corporeità, a ricevere la punizione eterna.


quando diciamo che le anime degli iniqui sono punite mantenendo la sensibilità anche dopo la morte



Il problema è che cosa sono queste "anime sensibili", giacché le anime dei giusti immortali perché premiate da Dio mentre quelle dei malvagi punite eternamente (forse, perché Dial. 5,3 sostiane diversamente) a quanto pare saranno premiati e puniti dopo la risurrezione, e dunque con tutto il corpo. premio e castigo per Giustino sembrano riguardare non una "parte" dell'essere umano, ma tutto l'uomo, nella sua interezza "psichica".

Insomma, mi pare che per Giustino nella Geenna non ci va solo l'anima secondo l'antropologia greca, ma ci va la nefesh, l'intera persona, anima e corpo.


Siccome l’anima non è immortale per sua propria essenza, Giustino ammette in via ipotetica, in modo del tutto ortodosso, che Dio potrebbe uccidere delle anime



Appunto, ma che sia ortodosso o meno, in merito al pensiero di Giustino, francamente ci importa poco.


resta comunque l’idea che l’anima sopravviva al corpo (per sempre o per un tempo x), e questo è incompatibile col monismo rigido della WTS che non concepisce la sopravvivenza dell’anima (intesa come parte spirituale dell’uomo) in nessun caso



Ripeto, tutto dipende dal significato che diamo ai termini, il termine "anima" nelle Scritture non significa necessariamente "parte spirituale dell'uomo" e neppure è così ovvio che in Giustino l'anima sensibile sia una "parte spirituale" (cosa vuol dire in Giustino questo?) che possa esistere indipendentemente dal corpo, anzi, si direbbe il contrario. L'anima potrebbe essere concepita da Giustino perfino come qualcosa di materiale, se non la nefesh?


Infatti, da capo, l’immortalità dell’anima non esclude la resurrezione della carne



Francamente di cosa dice la tua religine non me ne frega molto, io ho solo osservato che per Giustino non è una "parte spirituale" che sarà oggetto della salvezza o della punizione, ma l'uomo nella sua interezza. Mi pare che Giustino ancora salvi la nefesh, la concezione unitaria dell'uomo, contro l'idea di un'anima che abbia un'esistenza indipendente dal corpo.


per Giustino non esclude né contraddice il fatto che già l’anima prima di questa riunificazione sia beata o dannata



La beatitudine e dannazione a me sembrano successivi alla "riunificazione", ammesso che di riunificazione si parli. Dove in Giustino si parlerebbe di risurrezione intesa come "riunificazione dell'anima con il corpo"? Mi pare che piuttosto a risorgere sia l'uomo nella sua interezza, che per Giustino è anima/corpo vivoficati dallo spirito di Dio.


Pare dunque che ci sia uno stato intermedio prima della resurrezione, dove le anime sopravvivono con una sorte già differenziata, e che in seguito avvenga la resurrezione, il giudizio finale, dove le anime del malvagi continueranno ad essere punite e quelle dei giusti continueranno ad essere premiate



Come detto la dottrina di Giustino è un pò confusa e non è chiaro in che senso le anime sensibili starebbero in questo stato di attesa. Ho già citato la soluzione di M.O. Young a questo riguardo: l'anima subirebbe una dissoluzione temporanea sino alla ressurezione del corpo.


Qui c’è la banale constatazione che queste anime dannate potranno essere eliminate da Dio se egli lo vorrà, ma questa è una mera possibilità metafisica che anche il cattolicesimo ammette, tuttavia non c’è scritto da nessuna parte che Dio farà mai una cosa simile, pur potendola fare



Su questo ci sarebbe da discutere, ma esula l'argomento che stiamo trattando. Quello che è inconfutabile è che per Giustino esiste la possibilità di una dissoluzione dell'anima (qui intesa come nefesh) nel momento in cui Dio ritirasse il suo spirito, la ritiene solo una punizione troppo blanda per chi avesse fatto il male.


L’idea di Young infatti presenta delle difficoltà che paiono insormontabili, e non riesce a dar conto di passi come questi: “Ora, è provato che le anime sopravvivono dopo la morte dal fatto che l’anima di Samuele fu invocata dalla strega, come aveva chiesto Saul.” (Dialogo con Trifone 105,4)



Appunto che si parla di dottrina contraddittoria, qui Giustino, forse per spiegare un passo difficile, introduce l'idea le anime dei giusti, compresa quella di Gesù che per questo affidò il suo spirito al Padre, potessere cadessero in potere di angeli malvagi...


Allo stesso modo non può riferirsi alla sopravvivenza dei risorti il passo che parla di Abramo, Isacco e Giacobbe che sarebbero ancora vivi, in quanto essi non sono ancora risorti



Così che questi uomini sussistano in Cristo dopo la loro morte non dimostra necessariamente l'esistenza di una componente spirituale che sopravvive al corpo, dato che Giustino indica sempre l'uomo come unità indivisibile di anima e corpo.


Dunque, al di là delle speculazioni che possiamo fare sullo stato intermedio, la salvezza dell'anima, l'immortalità dell'anima, per Giustino non riguarda una parte spirituale detta "anima"


Quello che cessa di essere è l’uomo, visto come composto, ma non l’anima



E dunque dovremmo anche dire quello che se cessa di essere l'uomo e non l'anima, quello che ritorna a vivere, quello che è immortale, non è l'anima ma è l'uomo come unità di corpo e anima. Giustino dice che né anima né corpo da soli sono uomo e quello che Dio ha ha chiamato alla vita e alla risurrezione è l'uomo, non solo una parte ma l'intero.


E poi perché mi spieghi perché chiami padri quelli che non sono i tuoi padri?



Mi sembrava di farti una cortesia.


Questo, oltre che essere irrilevante, è pure falso. La discussione non verte su che cosa significhi psyche nelle Scritture, ma su cosa significhi psyche in Giustino, e sulla impropria equivalenza che tu hai fatto



Io ti ho solo riportato la tesi, a mio parere molto lucida e intelligente, di Andrea Vaccaro in "Perché rinunziare all'anima?" (EDB, 2001). Per Vaccaro Giustino, assertore della rissurezione integrale dell'uomo, pur usando psyche, intende ancora nefesh (p.79).


Quanto al significato che nefesh\psyche ha nelle Scritture, la domanda è priva di senso ed è irricevibile, essa infatti si basa sul presupposto che esista un solo significato e che sia costante in testi del X secolo a.C. come del I d.C. Mi rifiuto dunque di trovare un minimo comune denominatore tra tutti i significati di nefesh e di psyche nel corpus biblico



Che io abbia mai parlato di "un solo significato" credo che sia impossibile. Ho detto semplicemente che nel corpus biblico possiamo tracciare una serie di significati che ci permettono di giungere ad un minimo comun denominatore, pur con le dovute differenze. Ti rimando al Kittel o al DENT.


Per me, esattamente come per la Chiesa antica ancor prima che questa avesse il NT attuale, è Scrittura anche la Sapienza, per dirne una



Che sia Scrittura o meno fa poco differenza per lo storico...


Non ho dunque intenzione di farmi intrappolare in un falso problema chiamato “immortalità dell’anima o risurrezione della carne”, come si vede il giudaismo del tempo non era di per sé incompatibilista tra queste due prospettive



Come tu ho detto neppure per i TdG vi è incompatibilità: la nefesh risorgendo diventa immortale ed incorruttibile per volontà divina.


Questa provocazione, come tu la Chiesa, è stata del tutto legittima, ed è già stata ampiamente digerita ed assimilata nella teologia cattolica,



Allora non vedo cosa ti scandalizzi e perché continui ad usare chi usa anima nel senso più vicino a quello biblico. Forse quello che la teologia cattollica ha digerito a te sembra essere restato un pò sullo stomaco.


Se il messaggio biblico non è centrato sull’immortalità dell’anima, ciò non significa però che vi si debba rinunciare



Visto che tu mi accusavi di alchimie lessicali io intendevo rinunciare non all'immortalità (a cui credo anche io) ma all'uso di "anima" una parola che mal si adatta, per ammissione della tua stessa chiesa, al concetto che deve esprimere.

Shalom
barnabino
00venerdì 16 luglio 2010 02:24
In limine:


Come già spiegato, e come tu stesso hai messo in luce, non era la rivista del ’70 quella che stavo citando, né io potevo aver trovato lì la citazione visto che non c’è



Ma invece metti la data della W del 1970, forse prima di parlare di "clamoroso falso" era necessario controllare. Io comunque ho guardato la data da te citata, e si parla dell'anima naturalmente immortale, io mi sono rifatto a quello, dando per scontato che è a quello che ti riferissi.


Il mio brano si riferiva al fatto che, al pari che nella rivista del 1982, gira ed è a tutt’oggi utilizzata questa citazione dai TdG, che è in tutto e per tutto un falso, convinti come sono che il brano dica che chi crede all’immortalità dell’anima non sia cristiano



Quello non è un articolo, ma viene solo riportata tale e quale la citazione di un teologo anglicano che risponde alla domanda di un lettore, che evidentemente ha idee diverse dalle tue. La WTS aveva già espresso il suo parere su Giustino in passato, e quel trafiletto vale per quel che vale, non è certo una discussione sul concetto di anima in Giustino (o gli altri scrittori citati dal teoologo inglese).


Quella che lo specifica è la Torre di Guardia del 1970, mentre il falso clamoroso è in quella del 1982, che non fa alcun accenno a questo distinguo tra le due modalità di immortalità dell’anima.



Il falso non lo fa la Torre di Guardia, ma il teologo anglicano citato, d'altronde non era un articolo in cui si discutesse qualcosa, non è inserito in una discussione sulla dottrina della risurrezione.


Può essere certamente oggetto di dibattito se esista l’immortalità dell’anima nel NT, ma non può essere oggetto di dibattito che la citazione, così come si presenta, nella sua decurtazione, veicola un’idea che non è quella di Giustino, né è oggetto di dibattito ma bensì certezza che WTS ricama su un’idea attribuita al santo palestinese e che egli non si sarebbe mai sognato



La decurtazione non l'ha fatta la WTS e così il commento.


La WTS partendo dalla citazione di Giustino decurtata per sostenere che i cristiani non possono credere all’immortalità dell’anima



Mi pare ridicola la tua lamentela, se tu stesso dici che per noi l'immortalità in genere è quella platonica chi leggeva capiva quello e non altro. Se poi il teologo anglicano si spinge oltre parlane con lui e non prendertela con chi l'ha citato.


Questo dibattito come già detto è tanto giustificato quanto irrilevante. La WTS servendosi di quella citazione di Giustino ha inteso affermare che secondo quest’autore chi crede alla sopravvivenza dell’anima non può dirsi cristiano, e dunque, come glossa la rivista, tutti i cristiani di oggi sono eretici



L'opinione di un teologo anglicano, mi pare interessante.


Io non ho detto un emerito nulla sulle ragioni o i torti della corrente cullmaniana riguardo alla lettura della Bibbia, ho semplicemente detto che la WTS fa un uso disonesto di una citazione di Giustino attribuendogli un pensiero non suo



Il pensiero è quello di un teologo anglicano, che esprime la sua opinione su Giustino. Che la WTS lo citi non mi senbra disonesto, non viene presentato come veità incontrovertibile ma come il parere di un teologo.


Vedi che se leggi troppo inizi a pensare fuori dagli schemi della WTS e partorisci eresie? Come puoi dire che non cessa di esistere se la vostra letteratura dice proprio “una volta morta la persona non esiste più” (Potete vivere, 1982, p. 88)



Forse non puoi basarti su qualche frasetta per copire il nostro pensiero, al riguardo.


E in che senso vive in Dio? I TdG risponderebbero che vive solo come ricordo, non come autocoscienza. Ma questa non è una sopravvivenza individuale. O forse sei passato al condizionalismo, e vuoi parlarmi del sonno dell’anima?



Vedi, ai cristiani non interessa sapere come l'individuo vive in Dio per essere risorto. La nostra religione è seguire le orme di Cristo e non perdersi nelle speculazioni sull'anima o sulla metafisica. Non a questo che Cristo ci ha chiamati, non è questo che fece il nostro modello quando venne sulla terra, eppure lui avrebbe potuto spiegarci molto dettagliatamente ogni cosa.

Tutto, qui. Il messaggio cristiano è molto semplice.


O vuoi qualche pubblicazione dei TdG dove si paragona la Chiesa Cattolica ad una meretrice satanica?



Non abbiamo certo timore a parlarne direttamente con i cattolici. Non è che scriviamo e poi evitiamo il confronto. Noi diciamo la verità e non abbiamo paura a confrontarci. Berescitte e altri invece sembra che non abbiamo alcuna intenzione di confrontarsi. Male.


Da capo, allora questa discussione dovrebbe starsi svolgendo nel forum di Achille, dov’è iniziata



Ripeto, non vedo perché dovrei frequantare un forum razzista in cui si inneggia alla persecuzione dei TdG.


E’ funzionale alla teologia dello stato intermedio, che è dogma di fede



E senza Aristolele come facevano Gesù e Paolo?


Sono i TdG quelli diversi… Giustino infatti dice che anima e corpo sono uniti, i TdG dicono invece che l’anima è il corpo, cioè coincide con esso



Ma cosa dici? Per i TdG l'anima non è il corpo... anche se Karl Rahner, forse...

Shalom

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