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Czesław Miłosz

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    Chameleon.
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    TdG
    00 9/22/2018 12:52 AM
    Uno tra i più grandi
    Campo de fiori


    A Roma in Campo de Fiori
    Ceste di olive e limoni,
    Selciato con spruzzi di vino
    E con schegge di fiori.
    Frutti rosati di mare
    Ammassati sui banchi,
    Bracciate d’uva nera
    Sulle pesche vellutate.
    Proprio su questa piazza
    Fu arso Giordano Bruno,
    Il boia accese il rogo
    Fra il popolino curioso.
    E appena il fuoco si spense,
    La folla tornò a bere,
    Ceste di olive e limoni
    Sulle teste dei venditori.
    Rammentai Campo de Fiori
    A Varsavia presso la giostra,
    Una chiara sera d’aprile,
    Al suono d’una gaia orchestra.
    La musica soffocava
    Gli spari dal ghetto,
    Volavano le coppie
    Alte nel cielo terso.
    A tratti il vento alle fiamme
    Strappava neri aquiloni,
    E la gente ridendo
    La fuliggine afferrava.
    Gonfiava le gonne alle ragazze
    Quel vento dalle case in fiamme,
    Scherzavano liete le folle
    Nella domenica festosa.
    Si dirà che la morale
    E’ che a Varsavia o a Roma
    La gente si diverte, ama
    Incurante dei martiri sul rogo.
    Oppure si vedrà la morale
    Nella fugacità delle cose
    Umane, nell’oblio che nasce
    Prima ancora che il fuoco cessi.
    Io invece pensavo allora
    A quelli che muoiono soli,
    Pensavo che quando Giordano
    Salì su quel patibolo,
    Non trovò nella lingua umana
    Nemmeno una parola
    Per dire addio all’umanità,
    L’umanità che restava.
    Già correvano a ubriacarsi,
    A smerciare bianche asterie,
    Ceste di olive e limoni
    Recavan nel gaio brusìo.
    E lui era già distante,
    quasi fossero secoli,
    La sua scomparsa nel fuoco
    Essi attesero appena.
    Di questi morenti, soli,
    Già obliati dal mondo,
    Anche la lingua ci è estranea,
    Come lingua d’antico pianeta.
    Finché tutto sarà leggenda
    E allora dopo tanti anni
    Nel nuovo Campo de Fiori
    Un poeta accenderà la rivolta.

    (1943, Varsavia)
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    Chameleon.
    Post: 4,807
    TdG
    00 9/22/2018 12:53 AM
    Frammento

    Sorella, dammi dell’acqua e perdona se ho peccato,
    La tua cornetta abbaglia come le Alpi all’alba,
    E sulle sue falde si stendono ombrose vallate,
    A destra la terra di Tur, a sinistra Ghilead.
    Tu hai occhi ebrei, io sono Slavo, la rabbia
    Del mondo caparbio ci ha colpito e sconfitto. Tendi
    E con la mia fronte incontra le tue mani lievi,
    Ancora dinanzi a me la musica si levi
    Dei cani di campagna, dei tintinnanti armenti.
    Chiudi la finestra, là fuori Giunoni germane
    Saltano nel mio fiume turbando del fondo la quiete,
    Ove prima era solo il pescatore e la sua rete
    Nel volteggiare intorno di rondoni e capineri.
    Neri, bellici carri le pasture hanno solcato,
    Volano i vessilli fiammanti e balena arrossato
    Il muro del letto, e vibran sul tavolo i bicchieri.
    Non andartene, resta con me. Poiché m’è parso
    Un giorno, che il cuore diventasse di sasso
    E che tra le lenzuola ormai un altro giacesse,
    Pur ferito gravemente, grande e bambinesco,
    E una suora di carità con lo sguardo socchiuso
    Filasse lunghi fili dalle nubi come da un fuso.

    (1935, Parigi)
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    Giandujotta.50
    Post: 33,050
    Moderatore
    00 9/22/2018 8:51 AM
    “..ceste di olive e limoni...”

    E poi il pugnale delle altre parole lacera la coscienza
    e mi sento meno certa di voler vivere tra l’unana miseria che mi assedia
    Chissà se sono davvero migliore di questi?
    Orrendo periodo storico
    Non ne posso più!

    [SM=g7556]


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    (SimonLeBon)
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    Location: PINEROLO
    Age: 50
    TdG
    00 9/22/2018 9:28 AM
    Re:
    Poesia in tempo di guerra, gentile e cruda allo stesso tempo.
    Molto realista quel

    "... nell’oblio che nasce
    Prima ancora che il fuoco cessi."

    perchè purtroppo è proprio cosi', nonostante la disperazione di chi grida "Se questo è un uomo".

    Simon
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    Chameleon.
    Post: 4,807
    TdG
    00 9/22/2018 3:58 PM
    Le porte dell'arsenale


    Teneri animali fedeli, tacendo, calmi
    spiavano le terre dei parchi, socchiudendo
    i loro occhi d’olivo. Le statue raccoglievano
    sul capo foglie di castagni e con il rotolo
    in pietra di leggi da tempo passate o i resti
    di una spada andavano, coperte dall’alloro
    di nuovi autunni, sull’acqua, là dove nuotava
    una barchetta di carta. Da sotto la terra
    cresceva una luce, un freddo bagliore traluceva
    dal mantello striato dei guardinghi animali
    giacenti, dalle cantine degli edifici
    chiazzati dalla schiuma del giorno, e si scorgevano
    le ali degli alberi volare nel fumo.

    Fiamma, o fiamma, immense musiche risuonano,
    un moto eterno turba i boschi, con le mani
    legate, a cavallo, su affusti, sotto un turbine
    immobile, soffiando in muti flauti, girano
    i viaggiatori, incrociandosi in cerchio, a vicenda
    mostrandosi le labbra saldate dal gelo,
    storte nel richiamo, o i sopraccigli sdruciti
    della saggezza, o le dita in cerca di cibo
    nel petto spogliato di nastri, ordini, cordoni.

    Un brusìo tempestoso, un fragor d’onda, un frusciare
    di pianoforti si leva dal baratro. Là forse
    gruppi di betulle suonano piccole nubi,
    o greggi di capre tuffano le bianche barbe
    nel dolce vaso di una verde forra, o gli argini
    rispondono ai ruscelli delle valli arate
    e avanzano i carri pieni con la sera a fianco,
    finiscono di ardere le stoppie insieme
    al riso della gente, al trapestìo dei passi?

    O giardini sonnambuli, regni di profondi
    sogni, benignamente accoglietela, viene
    dal mondo in cui cresce tutta la beltà che vive.
    Così, come non fosse cosa caduca, un pugno
    di cenere, per quanto breve dura
    il sole nel suo volo, voi prendetela,
    che mai non debba chiamare a sé l’amore.

    Avanza nei viali bluastri, lontananti, dentro
    il brillante corteo, non conoscendo il fondo
    dei nebbiosi giardini, una donna giovane
    facendosi schermo agli occhi con la mano.
    Gli animali distolgono i musi dal prato
    e il barbuto custode trotta su un cavallino
    storto, tendendo l’arco con la freccia d’oro.

    Stormisce una bufera sotto i piedi che avanzano
    nel falso silenzio e una nuvola di capelli
    castani spiove dalla fronte levata, piccolo
    pianeta. Argento stilla dalle labbra,
    la paura spegne il rossore, ansima inquieto
    il petto rappreso in due gocce di ghiaccio, un lampo
    scocca. Per la luce, tutto ciò che è vivo muore.

    Cadono le vesti incenerite, arde il cespo
    della peluria e nudo il ventre apparirà
    come un cerchio d’ottone, le agili cosce
    più non reggeranno i sogni, nude e pure
    fumeranno come rossicce Pompei.

    E se nascerà un bimbo da questo sangue slavo,
    occhi d’albugine, rotolerà dai gradini
    giù con la testa greve, a quattro zampe nell’aria
    dormirà giorno e notte come un cavallo morto
    sopra la corta erba dei pascoli bruciati.

    Riti e ghirlande su lei s’intrecceranno,
    la sera le porrà sulla fronte spine d’ombra
    e la mano che sparge semi agli angeli gobbi
    darà un riposo eterno a tutte le bufere.

    Facendo girare cerchi gialli e portando
    navi cariche d’un esercito di soldati
    di latta, venivano ragazzi dalle piazze,
    una pioggerella fresca cadeva e cantava
    un uccello, una piccola nuvola entrava
    lentamente nella luna divisa in due.
    Con occhi umidi cavalieri guardavano
    dritti nel tramonto. E c’erano rincorse
    di cani sulle aiole. Sopra scale dorate
    sedevano gli amanti. Sulla terra un silenzio,
    un’orchestra tuffata alle porte del crepuscolo
    ammutoliva nella lunga via e sulle siepi
    le mimose gelavano chinandosi alla notte.
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    Giandujotta.50
    Post: 33,050
    Moderatore
    00 9/22/2018 6:00 PM
    metafora triste della vita
    o forse sono io a percepirla così.
    davvero mi aggiunge tristezza

    [SM=g7556]
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    Chameleon.
    Post: 4,807
    TdG
    00 9/22/2018 7:29 PM
    La tristezza mette allegria, se non è tristezza di casa mia [SM=g27987]

    Stiamo parlando di un Premio Nobel, la sua scrittura è fantastica [SM=g28002]

    Tra l'altro


    Egli condivide tutti i principi del Cristianesimo: il peccato originale, la caduta, l' incarnazione e la crocifissione di Gesù (il solo gesto che salva Dio dal suo tremendo volto di necessità), la speranza che un giorno scenderanno tra noi un cielo nuovo e una terra nuova.



    ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/12/29/quel-dio-esausto-di-mil...

    [Edited by Chameleon. 9/22/2018 7:32 PM]
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    Chameleon.
    Post: 4,807
    TdG
    00 9/22/2018 7:31 PM
    Una confessione

    Mio Signore, ho amato la marmellata di fragole
    e l’oscura dolcezza del corpo di donna.
    Anche la vodka ghiacciata, le aringhe in olio d’oliva,
    i profumi, di cinnamomo, di garofano.
    Così che genere di profeta sono? Perché dovrebbe lo spirito
    avere visitato un uomo simile? Molti altri
    furono chiamati, e degni di fiducia.
    Ma chi avrebbe dovuto fidarsi di me? Perché mi han visto
    come vuoto bicchieri, mi butto sul cibo,
    e getto occhiate cupide al collo della cameriera.
    Incrinato, e consapevole di esserlo. Desiderando la grandezza,
    capace di riconoscere la grandezza dovunque sia,
    eppure non ancora del tutto chiaroveggente
    seppi cosa fu lasciato agli uomini più piccoli, come me:
    una festa di speranze brevi, una adunata di orgogliosi,
    un torneo di gobbi, la letteratura.