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Le correnti di pensiero improntate a demolire l’idea secondo cui l’omosessualità sarebbe congenita e non dipenderebbe da fattori ambientali sono tuttora molto diffuse. Ne è convinto ad esempio il noto psicologo italiano Willy Pasini, che solo pochi anni fa scriveva:


Ritengo che il crescente aumento del fenomeno dell’omosessualità maschile e femminile possa essere spiegata alla luce di alcune considerazioni di tipo socio-psicologiche. Innanzitutto, nelle famiglie di origine non c’è più il modello tradizionale, con un padre molto maschile e una madre molto femminile. Inoltre, l’ambiguità sessuale «piace», è diffusa e legalizzata, sia nella moda che nei personaggi più trendy del mondo dello spettacolo… Quindi la scelta omosessuale (sia maschile che femminile) è sempre più diffusa e tollerata. Non solo. Per alcune donne, scegliere una coppia omosessuale funziona da «rinforzo» dell’autostima, soprattutto per quelle che dipendevano dal desiderio maschile o che vivevano in un ambiente fortemente maschilista.…La mancanza di autostima e di fiducia in sé può portare alcuni uomini ad accarezzare la fantasia (che fa paura e rassicura al tempo stesso) di essere gay. Questo tipo di scelta, in realtà, serve ad evitare loro di trovarsi in situazioni perdenti con l’altro sesso. [NOTA 44]




Va detto però che la Società non ha ‘cavalcato’ più di tanto l’assenza di unanimità nel mondo scientifico sul tema dell’origine delle pulsioni omosessuali; anzi, si può onestamente affermare che non prenda al riguardo nemmeno una netta posizione. Nella letteratura recente non è mai incoraggiata l’idea secondo cui l’omosessualità sia una scelta consapevole, allo scopo di configurarla come una ‘colpa’ deliberata. Si considerino le seguenti dichiarazioni, che appaiono di tutt’altro tenore:


Le cause dell’omosessualità sono complesse […] in molti casi non si possono trovare spiegazioni semplici. Ad ogni modo, qualunque sia la causa che ha provocato un modo di pensare distorto, si può far molto per correggerlo. — Svegliatevi! del 22/03/95, pag. 22




Siamo vicini a chi lotta contro i propri impulsi sessuali. Come faceva notare l’articolo, le cause di questi problemi possono essere complesse. — Svegliatevi! del 22/07/04, pag. 30




Alcuni dicono che l’omosessualità è una questione genetica. Altri affermano che è un comportamento acquisito. Lo scopo di questo articolo non è di entrare nel merito del dibattito su quanto incidono i fattori ereditari e quanto quelli ambientali. In effetti, attribuire l’omosessualità a un’unica causa sarebbe una grossolana semplificazione. L’omosessualità, al pari di altri comportamenti, sembra essere qualcosa di molto più complesso. – Svegliatevi! 02/2007 pag. 29.




Anche la lettura ‘patologica’ dell’omosessualità, cioè come di una malattia mentale, non è mai stata perseguita; già negli anni ’80 venivano riportate citazioni di ricercatori (il cui punto di vista, per quei tempi, doveva apparire ‘pionieristico’ presso la pubblica opinione) orientati ad abbandonare tale veduta:


Gli omosessuali non sono malati” - Sotto questa intestazione, un articolo apparso su La Sicilia del 12 giugno 1979 dichiarava: “L’omosessualità non è una malattia o un disturbo psicofisico congenito” […] Lo affermano i due noti sessuologi americani William Masters e Virginia Johnson. — Svegliatevi! dell’8/3/80, pag. 29.




Un tempo gli esperti di igiene mentale consideravano l’omosessualità una malattia. Ma non aveva lo stesso Freud affermato che il comportamento omosessuale “non si può classificare tra le malattie”? Nel 1973 il consiglio di amministrazione dell’Ordine degli Psichiatri Americani dichiarò che “l’omosessualità . . . di per se stessa non costituisce necessariamente un disturbo mentale”. – Svegliatevi! del 22/03/84, pag. 5.




Neppure questa puntualizzazione dev’essere data per scontata: all’opposto, infatti, certi ecclesiastici della cristianità non si sono fatti scrupolo di sostenere questa tesi preconcetta, o quanto meno di qualificare la condizione omosessuale come una ‘tara’ di natura psicologica. Ad esempio mons. Paolo Rigon, Vicario Giudiziale della diocesi di Genova, ha parlato della necessità di una “cura” dell’omosessualità attraverso il ricorso alla psicoterapia, e anche in fretta, poiché l’omosessualità “incancrenita” non è superabile. [NOTA 45] Ha destato scalpore anche la nascita, specie negli USA, di certi gruppi, in seno sia al cattolicesimo che al protestantesimo, che propugnano la cosiddetta ‘pedagogia trasformazionale’: secondo quest’ultima si porrebbe ‘rimedio’ all’orientamento omosessuale obbligandosi a relazionarsi affettivamente con persone del sesso opposto e spingendosi a tal fine sino al matrimonio e alla procreazione. [NOTA 46]


Più ancora delle convinzioni ‘dotte’, diseguali e incostanti nel tempo, i testimoni di Geova sono interessati all’espresso parere della Parola di Dio, che in 1 Corinti 6:9, 10, citando il caso di alcuni cristiani con un passato omosessuale, dice fra l’altro: “Questo eravate alcuni di voi. Ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati dichiarati giusti nel nome del nostro Signore Gesù Cristo e con lo spirito del nostro Dio”. Fatto interessante, nelle pubblicazioni dei testimoni di Geova è possibile leggere svariate esperienze di omosessuali attivi e dichiarati che hanno impresso profondi mutamenti alla propria vita dopo aver conosciuto Geova, il suo amore, la sua volontà e i suoi propositi. Da notare che diversi degli intervistati sembrano attestare il fatto che la propria omosessualità non avesse avuto una connotazione genetica, ma affondasse le radici nel proprio retaggio familiare e culturale; tutti ad ogni modo affermano di essere riusciti col tempo a dominare (e non ovviamente a modificare) le proprie inclinazioni, e qualcuno addirittura di essersi sposato.