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Confutazione trasmissione radio Maria del GRIS di novembre 2018...

Ultimo Aggiornamento: 10/12/2018 12.35
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04/12/2018 17.11
 
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...ancora su croce o Palo?
Ultima Prova50 pt.16/12/2018 10.40 by I-gua
Augurare "salute" a chi starnuta39 pt.15/12/2018 20.21 by Amalia 52
Il Domi di GabboHonda Dominator37 pt.16/12/2018 11.44 by rpaul
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Dopo il preambolo di don Fiorino prendono la parola Beatrice prima e Rocco Politi poi. Circa l'attendilita' delle critiche dei fuoriusciti rimandiamo, come di consueto, al seguente articolo del nostro sito TdGOnline:

I FUORIUSCITI DEI TESTIMONI DI GEOVA: TRA FENOMENOLOGIA E STATISTICA – Cosa dicono gli esperti?
04/12/2018 17.38
 
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Il succesivo e ultimo intervento è a cura di don Battista Cadei che affronta il tema:

Il valore della Croce: oggetto di avversione o di gloria? dicendo.



Nel mio intervento di un mese fa ho mostrato che i tdG cercano di provare che Gesù non è morto su una croce ma su un palo ricorrendo a citazioni mutilate, cioè incomplete. Soprattutto essi non sono in grado di citare anche solo un autore cristiano che faccia riferimento alla religione pagana. Essi dicono che i cristiani parlarono di croce solo tardivamente, al tempo dell'imperatore Costantino (IV secolo). Siamo invece in grado di citare la Lettera di Barnaba, che gli studiosi collocano tra la fine del 1° secolo e l'inizio del 2°.

1) Secondo la Lettera di Barnaba, Mosè che durante la battaglia contro gli amaleciti allarga le mani in preghiera (Es 17,11) e Isaia che stende le braccia verso il popolo, sono simbolo di Gesù in croce:

«Lo Spirito parla al cuore di Mosè di rappresentare la figura della croce... Postosi più in alto di tutti distese le braccia, e così vinceva nuovamente... Ancora dice in un altro profeta (Is 65,2): Per tutto il giorno ho steso le mie braccia verso un popolo disubbidiente...»

2) Barnaba fa un riferimento alla croce a forma di T, quando interpreta simbolicamete il numero dei 318 servi di Abramo (Gen 14,14). Questo numero in greco si scriveva: TIH (T=300 + I=10 + H=8). Secondo lui T è simbolo della CROCE, e le lettere IH sono (in greco) le iniziali di IHCOYC (Iesùs=Gesù). Il simbolismo di Barnaba è discutibile, ma resta il fatto che un autore della generazione subapostolica era convinto che le braccia allargate e la T indicavano la croce di Gesù.

Per noi non ha importanza la forma del legno a cui fu inchiodato Gesù, e la Chiesa Cattolica non è mai intervenuta sui modi con cui gli artisti l'hanno raffigurata, anche perché, se fu crocifisso secondo l'uso romano, Gesù non portò la croce intera, ma solo il palo orizzontale. È invece importante il valore della croce: proprio il contrario delle idee dei tdG. Siccome pensano che la Chiesa Cattolica è satanica, devono trovare ad ogni costo significati pagani nella croce, e dire che Gesù morì su un palo, uno "strumento di tortura" comunque da non onorare:

«Cosa provereste se un vostro carissimo amico fosse messo a morte dietro false accuse? Vi fareste una copia dello strumento con cui è stato ucciso? Lo considerereste un oggetto caro o lo aborrireste?» (Ragioniamo facendo uso delle Scritture, p. 88). Contro il ragionamento umano dei tdG, il NT ripetutamente vede la croce non nei termini (umani) dei tdG (è oggetto di repulsione), ma in termini positivi, di esaltazione, glorificazione e vanto, in quanto mezzo di salvezza, il segno più grande dell'amore di Dio per gli uomini. Anzitutto ci sono le parole di Gesù:

Gv 3,14-15: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna». [Si noti che in greco il verbo tradotto innalzare in Gv significa anche esaltare]

Gv 12,32-33: «Io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire».

Gv 21,18-19 [Gesù a Pietro:] «In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio».

«Questa è la testimonianza scritta più antica a convalida delle tradizione del martirio di Pietro mediante crocifissione, un evento ben noto ai cristiani per i quali fu scritto questo Vangelo» (Grande Commentario Queriniana).

Gv 19,37 «E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

– Ci fossero ancora dei dubbi, ecco le affermazioni dell'Apostolo Paolo contro coloro che consideravano la croce come segno di follia, stoltezza e scandalo:

Galati 6,14: «Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo»

Galati 5,11: «Quanto a me, fratelli, se predico ancora la circoncisione, perché sono tuttora perseguitato? Infatti, sarebbe annullato lo scandalo della Croce».

1 Corinti 1,22-25: «Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini».



Lascio la parola a chi desidera replicare...
[Modificato da viceadmintdg1 04/12/2018 22.03]
06/12/2018 18.10
 
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viceadmintdg1, 04/12/2018 17.38:



Essi dicono che i cristiani parlarono di croce solo tardivamente, al tempo dell'imperatore Costantino (IV secolo). Siamo invece in grado di citare la Lettera di Barnaba, che gli studiosi collocano tra la fine del 1° secolo e l'inizio del 2°.

1) Secondo la Lettera di Barnaba, Mosè che durante la battaglia contro gli amaleciti allarga le mani in preghiera (Es 17,11) e Isaia che stende le braccia verso il popolo, sono simbolo di Gesù in croce:

«Lo Spirito parla al cuore di Mosè di rappresentare la figura della croce... Postosi più in alto di tutti distese le braccia, e così vinceva nuovamente... Ancora dice in un altro profeta (Is 65,2): Per tutto il giorno ho steso le mie braccia verso un popolo disubbidiente...»

2) Barnaba fa un riferimento alla croce a forma di T, quando interpreta simbolicamete il numero dei 318 servi di Abramo (Gen 14,14). Questo numero in greco si scriveva: TIH (T=300 + I=10 + H=8). Secondo lui T è simbolo della CROCE, e le lettere IH sono (in greco) le iniziali di IHCOYC (Iesùs=Gesù). Il simbolismo di Barnaba è discutibile, ma resta il fatto che un autore della generazione subapostolica era convinto che le braccia allargate e la T indicavano la croce di Gesù.





Chi era l’ autore della lettera di Barnaba?
L’ attribuzione a Barnaba apostolo (Atti 14:14) è piuttosto dibattuta tra gli studiosi e a me risulta che la lettera di Barnaba sia considerata un apocrifo del N.T..

Interessante quello che si legge - a tal proposito - nel libro “LA BIBBIA PRIMA DEL DOGMA”, di Arduini e Pizzorni, Aracne editrice (pagg. 251-254):



Nonostante il nome, la Lettera di Barnaba è generalmente attribuita ad un autore ignoto, di gran lunga posteriore al Barnaba biblico.
Riguardo alla Lettera di Barnaba 9,8, per ciò che concerne l’ episodio di Genesi 14:14, il senso del ragionamento dell’ autore della lettera si basa su un’ interpretazione allegorica del testo biblico, dove il numero 18 equivarrebbe, in greco (la lingua in cui è scritta la lettera) a “JE”, porzione iniziale del Nome “Jesous”.
L’ interpretazione data parte dal presupposto errato che Abraamo abbia scritto, o almeno conosciuto, i caratteri greci, cosa ovviamente impossibile!
Il Rahner, in Miti greci nell’ interpretazione cristiana (Il Mulino, Bologna, 1971, pagina 78), osserva:
“La lettera di Barnaba, con un’ esegesi pressocchè artificiosa, raccoglie in uno speciale capitolo tutte le prefigurazioni veterotestamentarie della Croce. Forse oggi ci vien da ridere su puerili interpretazioni scritturali del genere, in cui si colgono i primi accenni e le prime tracce di quella che sarà l’ arte interpretativa degli alessandrini “.

Non essendo stato testimone oculare della crocifissione del Cristo, l’ autore della lettera sta inventando una similitudine allegorica di propria iniziativa e quindi non può essere preso alla lettera come fosse una fonte storica.
La lettera accenna allo stauros anche in altri passi, come 8,1; 11,1 ; 11,8 e 12,1-2 ugualmente in modo simbolico, accostando lo stauros all’ albero o bastone (xylon nel testo)







(SEGUE, A PRESTO…..)





[Modificato da Aquila-58 06/12/2018 18.17]
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"Perciò, siccome abbiamo questo ministero secondo la misericordia che ci è stata mostrata, non veniamo meno; 2 ma abbiamo rinunciato alle cose subdole di cui c’è da vergognarsi, non camminando con astuzia, né adulterando la parola di Dio, ma rendendo la verità manifesta, raccomandandoci ad ogni coscienza umana dinanzi a Dio" (2 Cor. 4:1-2)

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07/12/2018 18.37
 
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viceadmintdg1, 04/12/2018 17.38:



il NT ripetutamente vede la croce in termini positivi, di esaltazione, glorificazione e vanto, in quanto mezzo di salvezza, il segno più grande dell'amore di Dio per gli uomini. Anzitutto ci sono le parole di Gesù:

Gv 3,14-15: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna». [Si noti che in greco il verbo tradotto innalzare in Gv significa anche esaltare]




Scusi, ma cosa c’ entrano le parole di Gesù con l’ esaltazione dello stauros (ovviamente, rigorosamente a forma di T), mi perdoni!

Il verbo greco hypsoo presente nel passo giovanneo significa sia innalzare che esaltare, ma l’ esaltazione non consiste nello strumento in se, altresì nel fatto che Dio abbia tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio Unigenito:

Le Scritture sono chiarissime al riguardo:

"16 Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. " (Gv. 3:16 CEI)

"9 In questo si è manifestato l'amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui. 10 In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. " (1 Gv. 4:9-10 CEI).

L' aver dato il Suo Figlio Unigenito per la salvezza dell' umanità è stato, quindi, l' atto di amore sublime di Dio.

Il mezzo di salvezza non è lo strumento, ma il Cristo stesso con il suo sacrificio di riscatto:

Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui “ (Gv. 3:17 CEI)



viceadmintdg1, 04/12/2018 17.38:



Gv 12,32-33: «Io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire».




Idem come sopra!



Giovanni 21:18-19 indica la "crocifissione" di Pietro?





(a presto per la risposta…..)





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"Perciò, siccome abbiamo questo ministero secondo la misericordia che ci è stata mostrata, non veniamo meno; 2 ma abbiamo rinunciato alle cose subdole di cui c’è da vergognarsi, non camminando con astuzia, né adulterando la parola di Dio, ma rendendo la verità manifesta, raccomandandoci ad ogni coscienza umana dinanzi a Dio" (2 Cor. 4:1-2)

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viceadmintdg1, 04/12/2018 17.38:



Gv 21,18-19 [Gesù a Pietro:] «In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio».

«Questa è la testimonianza scritta più antica a convalida delle tradizione del martirio di Pietro mediante crocifissione, un evento ben noto ai cristiani per i quali fu scritto questo Vangelo» (Grande Commentario Queriniana).



Stiamo scherzando?

In Giovanni 21:18 troviamo il verbo greco ekteino.

Il testo greco di Giovanni 21:18 dice, alla lettera:

Amen amen dico a te: quando eri più giovane cingevi te stesso e camminavi dove volevi, ma quando invecchierai, tenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti porterà dove non vuoi”.

Questo testo accenna sicuramente alla morte di Pietro (Giovanni 21:19), ma non parla del modus della morte medesima, nè tanto meno su una crux commissa o una crux immissa.

L' autorevole Dizionario Esegetico del Nuovo Testamento di Balz e Schneider (volume I, pagina 1123), che da del verbo ekteino il significato di “stendere”, aggiunge in nota, in riferimento a Giovanni 21:18, quanto segue:

Lo stendere le mani (plurale!) può essere un gesto che esprime bisogno di aiuto: “ma quando sarai vecchio, tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà e condurrà...”.

Non si parla di nessuna “crocifissione” di Pietro” !



viceadmintdg1, 04/12/2018 17.38:




Gv 19,37 «E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».





E’ una citazione di Zaccaria 12:10, che c’ entra l’ "esaltazione, glorificazione e vanto, in quanto mezzo di salvezza" (parole sue...)?
Nulla, sulla base del contesto immediato di Giovanni 19:33-37.
Quello che ci salva è il sacrificio di Cristo e l'esercitare fede in Lui (Giovanni 3:16-17):


"Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, il Figlio suo, ci purifica da ogni peccato. " (1 Giovanni 1:7 CEI)

E' il sacrificio di Gesù, il suo sangue, che ci purifica dal peccato, non lo strumento della sua morte




(segue, a presto.....)






[Modificato da Aquila-58 08/12/2018 18.15]
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"Perciò, siccome abbiamo questo ministero secondo la misericordia che ci è stata mostrata, non veniamo meno; 2 ma abbiamo rinunciato alle cose subdole di cui c’è da vergognarsi, non camminando con astuzia, né adulterando la parola di Dio, ma rendendo la verità manifesta, raccomandandoci ad ogni coscienza umana dinanzi a Dio" (2 Cor. 4:1-2)

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09/12/2018 13.04
 
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1 Corinti 1,22-25: «Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini».




La chiave per capire il ragionamento paolino si trova in 1 Corinti 1:17 (CEI)

Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.

Ecco il punto!

La parola sapiente avrebbe annullato ciò che per i giudei era causa di inciampo

(il Messia messo in croce, non la croce in se nè l' “esaltazione, glorificazione e vanto della croce, in quanto mezzo di salvezza”)

e per i greci stoltezza

(l’ essere seguaci di un uomo esposto al pubblico ludibrio in croce, non la croce in se ne l' “esaltazione, glorificazione e vanto della croce, in quanto mezzo di salvezza”).

Il messaggio di un uomo messo a morte in quella maniera ignominiosa non attirava a se né il Giudeo, per cui era impensabile che chi fosse messo in croce potesse essere il Re Messianico, né il Greco e la sapienza greca!

Per la maggioranza delle persone era assurdo che qualcuno si identificasse come seguace di un uomo che era stato messo a morte in quel modo, di qui lo "scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani" (1 Corinti 1:23 CEI)....

In 1 Corinti 1:23-25, Paolo dice "Noi annunciamo Cristo crocifisso (CEI)",
ma confrontiamo Romani 3:25:

"25 È lui che Dio ha stabilito apertamente come strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue, a manifestazione della sua giustizia per la remissione dei peccati passati. 26 mediante la clemenza di Dio, al fine di manifestare la sua giustizia nel tempo presente, così da risultare lui giusto e rendere giusto colui che si basa sulla fede in Gesù. " (Romani 3:25-26 CEI).

Non si ripone fede in un oggetto (o nell’ "esaltazione, glorificazione e vanto nella croce, in quanto mezzo di salvezza") oppure nel sangue in se stessi (infatti, si confronti il versetto 26), così come non si predica un oggetto o il sangue di Cristo:

queste espressioni indicano che ciò che si predica è il sacrificio salvifico di Cristo e che in Cristo e nel suo sacrificio di riscatto dobbiamo riporre fede.

Questo significa "annunciare Cristo crocifisso (CEI)": la morte su una croce costituiva la più terribile delle umiliazioni, un totale disonore.

Dal momento che Cristo era morto in questo modo, tutti coloro che nel I secolo volevano essere cristiani erano esposti al pubblico
ludibrio.

E questo ci riporterà a Galati 6:14, da lei citata e che vedremo nella conclusione della risposta...



(segue, la conclusione. A presto…..)



[Modificato da Aquila-58 09/12/2018 13.06]
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"Perciò, siccome abbiamo questo ministero secondo la misericordia che ci è stata mostrata, non veniamo meno; 2 ma abbiamo rinunciato alle cose subdole di cui c’è da vergognarsi, non camminando con astuzia, né adulterando la parola di Dio, ma rendendo la verità manifesta, raccomandandoci ad ogni coscienza umana dinanzi a Dio" (2 Cor. 4:1-2)

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– Ci fossero ancora dei dubbi, ecco le affermazioni dell'Apostolo Paolo contro coloro che consideravano la croce come segno di follia, stoltezza e scandalo:

Galati 5,11: «Quanto a me, fratelli, se predico ancora la circoncisione, perché sono tuttora perseguitato? Infatti, sarebbe annullato lo scandalo della Croce».

Galati 6,14: «Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo»




I dubbi non ci sono più quando, come fanno gli amici di Radio Maria, si estrapola un versetto dal contesto e gli si fa dire quello che non dice…


La lettera ai Galati contiene in se una severa reprimenda paolina contro i “giudaizzanti” che volevano imporre ai pagani convertiti la circoncisione della carne.

Il non essere circoncisi così come l’ esercitare fede per la salvezza in un uomo morto nel modo più disonorevole possibile (su uno stauros, "croce o palo" che dir si voglia), era per i cristiani causa di persecuzione da parte dei Giudei.

Infatti Paolo dice:

O stolti Gàlati, chi vi ha incantati? Proprio voi, agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù Cristo crocifisso! 2 Questo solo vorrei sapere da voi: è per le opere della Legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver ascoltato la parola della fede? 3 Siete così privi d'intelligenza che, dopo aver cominciato nel segno dello Spirito, ora volete finire nel segno della carne? 4 Avete tanto sofferto invano? Se almeno fosse invano! “ (Galati 3:1-4 CEI)

Con questo in mente, il significato di Galati 6:14 è chiaro.

Vediamo l’ immediato contesto (perchè così si "legge" un passo scritturale, non estrapolandolo):

12 Quelli che vogliono fare bella figura nella carne, vi costringono a farvi circoncidere, solo per non essere perseguitati a causa della croce di Cristo. 13 Infatti neanche gli stessi circoncisi osservano la Legge, ma vogliono la vostra circoncisione per trarre vanto dalla vostra carne. 14 Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. “ (Galati 6:12-14 CEI)


I “giudaizzanti” volevano costringere i cristiani della Galazia a circoncidersi solo per non essere perseguitati a causa della croce di Cristo che, come abbiamo visto, per i Giudei era pietra di scandalo, in quanto nessun Giudeo poteva neppure concepire che il Re Messianico Figlio di Davide, tanto atteso, potesse essere messo a morte in quel totale disonore!

La circoncisione (come la parola sapiente di 1 Corinti 1:17) avrebbe “annullato lo scandalo della croce” (Galati 5:11)

Al contrario, per Paolo l’ unico vanto era nella croce di Cristo, ma perché?
Per l' “esaltazione, glorificazione e vanto della croce, in quanto mezzo di salvezza”, secondo le sue parole?
No.


"Annunciare Cristo crocifisso” (1 Corinti 1:23) significava annunciare la morte di un uomo avvenuta nella più terribile delle umiliazioni e nel totale disonore e, per giunta, predicare la necessità di esercitare fede in Lui come unico mezzo di salvezza posto da Dio (Giovanni 3:17)

Dal momento che Cristo era morto in questo modo, ogni cristiano era esposto al biasimo del Cristo e al pubblico ludibrio, agli occhi del mondo.

Ma Paolo fu perseguitato dagli ebrei proprio perché predicava “il Cristo crocifisso”, cioè il sacrificio salvifico di Cristo e la necessità – per la salvezza, la giustificazione e la riconciliazione con Dio – di riporre fede in Cristo e nel suo sacrificio di riscatto.

In conseguenza di tale dichiarazione il mondo era per l’apostolo come qualcosa di messo allo stauros, in “croce” o al "palo" che dir si voglia, condannato, morto, mentre il mondo considerava Lui con odio, come un criminale messo allo stauros, in “croce” o al "palo" e i suoi seguaci allo stesso modo.

Il "vanto" paolino consisteva non nello stauros in se come "segno dell' amore di Dio", "croce" o "palo" che dir si voglia, ma perchè per mezzo del sacrificio di Cristo il mondo precedente era stato "messo in croce o al palo", cioè non esisteva più!



Non ci siamo proprio, amici di Radio Maria…




Alla prossima trasmissione, quella di Dicembre 2018






[Modificato da Aquila-58 10/12/2018 12.41]
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"Perciò, siccome abbiamo questo ministero secondo la misericordia che ci è stata mostrata, non veniamo meno; 2 ma abbiamo rinunciato alle cose subdole di cui c’è da vergognarsi, non camminando con astuzia, né adulterando la parola di Dio, ma rendendo la verità manifesta, raccomandandoci ad ogni coscienza umana dinanzi a Dio" (2 Cor. 4:1-2)

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